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Siad ottiene la certificazione sulla parità
di genere

L’azienda ottiene la certificazione Uni/pdr 125:2022. Decisive sono la formazione e la governance che rinforzano equità e inclusione tra i dipendenti. Il «gender pay gap» in linea con i limiti Ue.

Siad Spa, insieme a Medigas Italia Srl e Magaldi life Srl, ha ottenuto la certificazione per la parità di genere. L’azienda leader mondiale nel comparto dei gas tecnici accetta la sfida del cambiamento in un settore dove storicamente prevale il genere maschile. A raccontare il tragitto verso l’ottenimento della certificazione Uni/pdr 125:2022 sono due dei quatto membri del comitato guida sulla parità di genere, Marina Gargantini, i and development specialist e Ruggero Ronch i, Sustainability manager, che si occupano di monitorare e analizzare i progressi per i circa 1.000 dipendenti delle realtà certificate.

«Il percorso verso la parità di genere è un lavoro iniziato diversi anni fa e fondato su un approccio orientato al cambiamento culturale - spiega Gargantini -: è stato accompagnato da un progressivo rafforzamento delle competenze interne sulle tematiche di diversità, equità e inclusione». Nello specifico, nel 2025, «il percorso è stato esteso alle società italiane del Gruppo Siad coinvolgendo 1.428 persone per un totale di 1.617 ore di formazione erogate – prosegue Gargantini –. Quest’anno abbiamo coinvolto i responsabili delle risorse in un percorso formativo dedicato ai principali processi di gestione delle risorse umane, dalla formazione, selezione, alla gestione della performance e alla policy retributiva, per un totale di 89 ore di formazione». La certificazione non è un’istantanea di una situazione aziendale, ma un processo che si costruisce passo dopo passo e funziona bene se monitorato e aggiornato negli anni. Da qui l’importanza della governance che, nel caso della certificazione, è in capo ad un comitato guida, composto da due uomini e due donne: direttore generale e responsabile dei processi gestionali insieme alle responsabili di formazione e comunicazione istituzionale.

Parità salariale

Degli indicatori che la Uni/pdr 125:2022 richiede di soddisfare uno chiave è quello del gender pay gap: «La normativa indica come riferimento una differenza massima del 10% a parità di ruolo e di livello. Nel nostro caso le differenze sono per lo più inferiori al 5%, che è anche il target previsto dalla futura direttiva europea, in diversi casi il gap è a vantaggio delle donne, – riferisce Ronchi –. Pertanto non è stato necessario fare interventi correttivi perché, quando abbiamo misurato la differenza di stipendio tra uomini e donne secondo i criteri della norma, i risultati erano già in linea con i target».

Dalla survey ai dati

Come si è arrivati però alla certificazione e soprattutto da cosa si è partiti. Come primo esercizio, «abbiamo studiato i requisiti richiesti dalla normativa e li abbiamo messi a confronto con le azioni già implementate, per capire quali spazi restavano da colmare», spiega Ronchi. «Il punto di partenza è stata una survey (indagine, ndr) anonima alle lavoratrici e ai lavoratori del Gruppo Siad che chiedeva quanto l’azienda rispettasse i principi della parità di genere già espressi nel codice etico». Sulla base delle informazioni raccolte, sono stati attivati focus group: «Dalle survey è emersa la richiesta di migliorare la comunicazione interna. È stato un segnale positivo», riporta Gargantini. «La norma prevede anche una comunicazione proattiva verso i dipendenti - aggiunge Ronchi -. Non bisogna limitarsi a raccogliere lamentele, ma chiedere cosa migliorare. Noi l’abbiamo fatto prima di progettare il sistema di gestione per la parità di genere, perché ci serviva come input. La ripeteremo tra un anno per valutare cosa ha funzionato e cosa no».

Le aree di intervento

Dal well-being alla tutela delle genitorialità, dalla formazione mirata allo sviluppo professionale, fino alla sensibilizzazione durante i processi di selezione: questi sono i principali ambiti in cui si è lavorato. Su 2.461 dipendenti del gruppo il 24% sono donne (nelle società italiane sono il 19%). Un risultato che ha margine di miglioramento, ma come spiega Gargantini il comparto chimico e dei gas tecnici pone dei limiti: «Lavoriamo in un contesto molto operativo dove la componente operaia è prevalentemente maschile. Siad lavora molto sulle selezioni per favorire candidature diversificate e la crescita di personale femminile in ruoli di responsabilità», riferisce la Hr. «Per noi è stato un passo concreto per dimostrare che i valori dell’azienda non stanno solo sulla carta, ma sono messi in pratica e validati da un soggetto terzo – aggiunge il sustainability manager –. Ogni aspetto dei processi di gestione delle risorse umane può essere oggetto di piccoli miglioramenti per favorire la parità di genere». «Mi ha colpito la quantità di dati per arrivare alla certificazione: analizzano la situazione attuale, ma sono anche uno strumento per i programmi futuri che già sono previsti», conclude Gargantini.

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