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Se la crisi climatica entra nel piatto e in testa

Tre libri per Natale e per tutto il 2026. «Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai», «La tempesta perfetta», «Il cibo che ci salverà».

Che la crisi climatico-ambientale coinvolga, nella sua immane complessità, molte discipline e settori, quali economia, politica, finanza, geografia, trasporti, migrazioni, urbanistica, architettura, agricoltura, ecc., è ovvio per (quasi) tutti. Ma che investa anche le neuroscienze, la biologia, la chimica, la natura del nostro cervello, è assai meno scontato.

La percezione della crisi

Il ponte fra i due ambiti lo getta Matteo Motterlini, nel suo recente: «Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai (Solferino, pp. 260, euro 18,50). La tesi di fondo, semplificando, è che «l’ostacolo più grande nella lotta al cambiamento climatico» sia proprio la nostra mente. Che, a sua volta, subisce in prima persona i danni degli inquinamenti antropici. Uno studio pubblicato su «Nature Medicine» nel 2025 rileva la presenza, nei nostri cervelli, dell’equivalente di circa cinque tappi di bottigliette di plastica. Nei cervelli dei pazienti affetti da qualche forma di demenza, la quantità è risultata «cinque volte superiore alla media». La quantità di plastica presente tra le nostre sinapsi è «raddoppiata negli ultimi otto anni».

Al di là di questi aspetti fisiologici, però, le questioni al cuore del libro sono altre. Il nostro cervello è allenato a reagire prontamente a pericoli immediati e tangibili, ma assai meno rapido ed efficace nel contrastare rischi che si materializzano nel corso di decenni. «Fatichiamo», biologicamente, neurologicamente, a «riconoscere l’urgenza di interventi necessari oggi per proteggere il nostro domani». Anche a livello sensoriale, stentiamo a riconoscere mutamenti graduali e progressivi.

Il cambiamento climatico non sta avvenendo abbastanza velocemente e impressivamente per allertare le nostre menti. Visto di più che, come ammoniva Leopardi, «il genere umano crede sempre non il vero, ma quello che è, o pare sia, più a proposito suo», si votano politici che negano le cause antropiche del riscaldamento climatico, o lo definiscono «a hoax» (un imbroglio), fanno prevalere interessi nazionali a fronte di problemi planetari, sacrificano piani a lungo termine per vantaggi e politiche schiacciate sull’oggi.

Tempeste estreme

Tutt’altro che banale/scontata anche la stretta intersezione tra Fisica e crisi climatica proposta da Marcello Petitta ne «La tempesta perfetta» (Topic, 2025, pp. 250, euro 25), che stempera i rigori della scienza con una scrittura gradevolmente narrativa.

Con le leggi della fisica e meteorologia, così, si spiegano fenomeni quali le tempeste estreme, la fisica del caos e le sue incidenze sul modo con cui guardiamo al clima, il fatto che la California si stia trasformando in un laboratorio a cielo aperto sulla fisica degli incendi, o la scoperta del buco nell’ozono. Rilevanti, anche, le interferenze con la gastronomia.

Il clima nel piatto

In attesa di cenoni e abbuffate natalizie, panettoni e champagne, cotechini e lenticchie, Eliana Liotta, in «Il cibo che ci salverà» (La nave di Teseo, pp. 256, euro 18), spiega come si debba modificare il sistema alimentare (da cui dipende un terzo delle emissioni di gas serra) per contribuire alla salvezza del pianeta, proponendo cinque diete ad hoc. Una coincidenza quanto mai significativa: i cibi proposti sono gli stessi che giovano a salute e longevità. Tout se tient. A tutti buon Natale e buona lettura

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