Il processo Waelz, utilizzato dalla Pontenossa Spa per recuperare metalli strategici da un rifiuto pericoloso, genera a sua volta un residuo, non più pericoloso, composto prevalentemente da ossido di ferro, calce e in minima parte cadmio e piombo, inodore e dalla consistenza sabbiosa, che si ossida a contatto con l’aria. Questo residuo viene depositato nel sito di stoccaggio all’interno della proprietà, la discarica Val Rogno, situato tra i comuni di Premolo e Gorno, in Val Seriana. «Il sito è stato costruito con tecniche ingegneristiche all’avanguardia che garantiscono la raccolta di tutte le acque di dilavamento - spiega il direttore operativo Fabrizio Panella - Queste vengono convogliate nello stabilimento, sottoposte ad un sofisticato sistema di abbattimento di metalli e cloruri e, tornate idonee, restituite ai corsi idrici. Questo processo si applica a tutte le acque che attraversano lo stabilimento, siano esse di dilavamento, meteoriche o utilizzate dal processo Waelz». Il sito di stoccaggio copre 115.000 m2 e garantirà, ai ritmi di produzione attuale, una capacità di abbancamento dei residui per oltre 15 anni. Qui, rigore tecnologico e benessere ecologico convivono in armonia: il materiale depositato da più anni è stato ricoperto di argilla e ghiaia e poi piantumato, restituendo al pendio un aspetto verde e rigoglioso.
Il sito di stoccaggio in Val Rogno ha come obiettivo minimizzare i rifiuti
Il progetto Caronte di Pontenossa punta a trasformare i residui del processo Waelz in materiali per cemento e asfalti, riducendo il ricorso al deposito
«Da un paio di anni abbiamo avviato il progetto Caronte in collaborazione con privati e università - aggiunge Claudia Palamini, project leader per la valorizzazione dei residui Waelz - Effettuando studi interni sul residuo Waelz abbiamo verificato che, dopo un’adeguata esposizione agli agenti atmosferici, presenta interessanti caratteristiche meccaniche che potrebbero renderlo adatto ad un utilizzo in applicazioni cementizie e bituminose, in alternativa ad aggregati naturali estratti quali sabbia e ghiaia. Stiamo effettuando test su piccola scala, ma puntiamo ad allargarne la portata al fine di ottenere le autorizzazioni necessarie e la certificazione di fine vita della scoria per collocarla direttamente sul mercato, in via teorica nella sua totalità». L’obiettivo è dunque quello di trovare, entro i prossimi pochi anni, una soluzione tecnica che consenta di trovare un mercato di riferimento per il residuo Waelz, riducendo significativamente o rendendo addirittura superfluo il suo stoccaggio.
Un traguardo ambizioso, ma che punta a chiudere il cerchio virtuoso dell’economia circolare: estrarre metalli strategici da rifiuti e riutilizzare i residui in alternativa a materiali naturali estratti. «Ci aspettiamo che le nuove normative relative ai Piani Cave, e all’utilizzo di aggregati industriali in sostituzione parziale di quelli naturali - conclude Panella - favoriscano, con il supporto dell’industria del cemento e del bitume, il processo di recupero totale dei residui del processo Waelz».
Val Rogno: il sito
Un presidio senza pause, sia dentro che fuori che è stato realizzato seguendo le più stringenti
norme costruttive, mettendo a frutto decenni di esperienza della Pontenossa nella progettazione, costruzione e gestione di discariche in ambiente montano. «Il fondo del sito è costituito da uno spesso mantello di cemento armato, ricoperto da due strati di telo in Hdpe alternati a strati drenanti che convogliano i liquidi verso una rete di captazione collegata a camere di raccolta ispezionabili e raggiungibili attraverso una galleria interna di 320 metri- spiega Mirko Ferruggia, direttore della discarica - Al suo interno, il percolato che attraversa il corpo del sito di discarica viene analizzato e poi convogliato al sito produttivo, dov’è trattato e depurato. Le acque pulite invece, provenienti dall’esterno del sito, vengono ricondotte all’alveo del Riso seguendo un percorso ben distinto. Lo stato superficiale è continuamente monitorato attraverso una fitta rete di piezometri, mentre sofisticati inclinometri, estensimetri ed un sistema Gps di ultima generazione sono in grado di rilevare e segnalare potenziali movimenti del sito stesso. A questo monitoraggio continuo si affiancano voli mensili effettuati con droni dotati di sistema RTK di precisa misurazione, che consente di misurare cambiamenti volumetrici attraverso una modellazione tridimensionale del sito». Ma i controlli non sono lasciati solo alla Pontenossa, enti esterni effettuano verifiche indipendenti sul rigoroso rispetto dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) concessa.
In Pontenossa si studia la convivenza tra territorio e attività produttive
Recenti indagini integrative, richieste e concordate con gli enti competenti (Ispra, Regione, Provincia, Arpa), volte ad approfondire l’eventuale rischio di inquinamento delle acque superficiali attraverso le acque sotterranee connesso alla presenza della discarica, hanno previsto l’utilizzo di traccianti e di punti di controllo all’interno del sistema di monitoraggio esistente, alla confluenza tra i torrenti Rogno e Riso e tra Riso e Serio. La relazione, condotta da Giovanni Crosta dell’Università di Milano Bicocca – Dipartimento di Scienza dell’Ambiente e della Terra, ha concluso che: «Gli esiti della prova con tracciante consentono da un lato di escludere con certezza ogni possibile contaminazione dei corpi idrici superficiali dovuta alle acque sotterranee provenienti dalla discarica di Val Rogno e, dall’altro, confermano l’adeguatezza del sistema di trattamento delle acque industriali della Pontenossa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA