L’ecologia dello spazio non riguarda solo l’orbita terrestre. Anche la Luna è recentemente (ri)entrata nelle mire delle aziende del settore aerospaziale, che hanno avviato dei piani per la colonizzazione della sua superficie. La sostenibilità, però, è un nodo ancora da scogliere. Ne parla sempre Patrizia Caraveo.
Ecologia degli habitat lunari e marziani
Anche la Luna e Marte rientrano tra gli obiettivi delle aziende che lavorano nell’aerospaziale. Per questo bisogna per tempo normare la coabitazione di persone e progetti. Il trattato dell’Onu «Outer space treaty» è del 1967 e deve essere aggiornato.
Lei dice che la colonizzazione di altri corpi celesti deve essere sostenibile. Cosa significa?
«Significa innanzitutto progettare le esplorazioni spaziali pensando al loro impatto ambientale. Le missioni Apollo avevano altro a cui pensare, quindi hanno lasciato tutto ciò che non era essenziale sulla superficie della Luna. Oggi, di fronte all’ipotesi di una colonizzazione condotta da più privati e da più Paesi al contempo, sia sulla Luna che su Marte, occorre pensare a delle regole più rigide, che partono dall’allunaggio».
Quali sono i rischi degli allunaggi?
«Il più importante è il sollevamento della regolite, un insieme di polveri e sedimenti che si trovano sulla superficie della Luna. La regolite non è solo tossica - si tratta dei residui di micrometeoriti colpiti dalle radiazioni cosmiche - ma è anche graffiante e rischia di danneggiare le tute degli astronauti, gli habitat e i macchinari. Non possiamo pensare che in futuro ogni atterraggio sollevi enormi nubi di regolite».
Ha parlato di habitat extraterrestri: come saranno?
«Diversi da quelli dei film di fantascienza, probabilmente. Hollywood ci ha azzeccato quando ci ha convinti che uno dei grandi problemi della Luna è l’assenza di atmosfera, che sulla Terra blocca i raggi cosmici e le radiazioni. Però non ha capito che la soluzione non sono dei futuristici insediamenti di superficie, bensì degli habitat costruiti nei tunnel scavati dalla lava dei vulcani. Il problema resta trovarli e dividerseli, questi tunnel. Le particelle ionizzanti saranno un problema di salute pubblica per le missioni spaziali, e una soluzione potrebbe essere vivere sottoterra, almeno per un po’».
Come si fa ad assicurare il “buon vicinato” tra colonizzatori sulla Luna e su Marte? Ci sono delle leggi?
«C’è l’ “Outer space treaty” dell’Onu, che risale al 1967. Ma ormai è anacronistico. Sicuramente parte da una buona idea, cioè che lo spazio e i corpi celesti non sono proprietà di nessuno, ma sono un bene comune. Però è stato redatto nel pieno della corsa spaziale tra Stati Uniti e Unione Sovietica: serviva a evitare che le due superpotenze si pestassero i piedi a vicenda, ma ora le cose sono cambiate. Se non riusciamo a firmare neppure un “codice della strada” per i satelliti, però, come possiamo pensare di creare una legge per i coloni spaziali?».
SpaceX mira alla colonizzazione della Luna
L’arretramento delle agenzie governative - la Nasa e la Cnsa (agenzia spaziale cinese) ormai lavorano con i privati, mentre la Roscosmos (agenzia governativa spaziale russa) ha perso terreno a causa della geopolitica russa - ha lasciato spazio alle imprese, in gran parte americane, che stanno pianificando l’assalto al nostro satellite. Lo scorso febbraio, Musk ha annunciato che SpaceX avrebbe ridotto gli sforzi per la colonizzazione di Marte per focalizzarsi sulla costruzione di una metropoli sulla Luna che potrebbe essere pronta entro dieci anni. L’anno scorso, però, Musk aveva definito l’esplorazione lunare «una distrazione». Il piano sarebbe quello di lanciare la prima navicella già nel 2027. Similmente, Blue Origin, l’azienda aerospaziale di Jeff Bezos, ha intensificato il progetto «Blue Moon», un “lander” per la movimentazione di materiali dalla Terra alla Luna adattabile al trasporto delle persone. Blue Origin e SpaceX collaborano con la Nasa al progetto «Artemis», che prevede una fase di esplorazione lunare e l’applicazione delle tecniche sperimentate sulla Luna anche su Marte. Per concentrarsi su questo obiettivo, Bezos ha messo in pausa il suo business di turismo spaziale per super-ricchi, che forse riprenderà quando i primi astronauti avranno (ri)messo piede sulla Luna.
Arriveremo su Marte forse tra dieci anni
Mentre la colonizzazione della Luna procede, quella di Marte appare sempre più lontana. Persino Elon Musk, storicamente uno strenuo sostenitore delle esplorazioni marziane, ha fatto un passo indietro: la comunità scientifica e le aziende, ora, credono che la Luna sia un apripista fondamentale per chi voglia raggiungere Marte. «Viaggiare verso Marte è possibile solo quando i pianeti si allineano, cioè ogni 26 mesi, e richiede un viaggio di sei mesi. Invece, possiamo lanciare un vettore lunare ogni dieci giorni, e il viaggio dura due giorni», ha spiegato Musk su X. «SpaceX continuerà la sua ricerca sugli insediamenti marziani: contiamo di iniziare a gettare le fondamenta della nostra prima città tra cinque-sette anni. Ma la nostra priorità è assicurare il futuro della civiltà, e per farlo l’opzione più veloce è la Luna», ha aggiunto Musk. Il riallineamento delle priorità di SpaceX ha modificato anche il programma Artemis, che ora punta al primo allunaggio da parte di astronauti umani tra il 2027 e il 2028, insieme alla costruzione del «Lunar Gateway» - una stazione spaziale che orbiterà attorno alla Luna, sviluppata insieme all’Esa e all’agenzia spaziale giapponese - entro il 2030. Una volta in funzione, verranno condotti test sulle tecnologie necessarie per l’esplorazione dello spazio profondo per atterrare su Marte entro la fine della prossima decade.
© RIPRODUZIONE RISERVATA