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Geotermia sull’Amiata, la società di Treviolo dirige i lavori per il teleriscaldamento

Ing Srl partecipa al progetto nel cuore della Toscana, ad Arcidosso. Un investimento da 30milioni di euro porterà calore a tredicimila edifici sfruttando il vapore naturale, riducendo le emissioni e i costi energetici

La Toscana non è solo una delle regioni con i panorami più caratteristici al mondo, ma anche una delle aree più affascinanti per via dei fenomeni che contraddistinguono il sottosuolo. Sotto i cipressi, che si prendono la scena nelle istantanee dell’entroterra senese, che fra le colline che richiamano centinaia di turisti tutti gli anni ci sono delle infrastrutture che consentono all’uomo di sfruttare le emissioni di vapore per produrre energia elettrica e conferire energia agli impianti di riscaldamento.

L’impianto di teleriscaldamento ad Arcidosso

Una delle aree più note per questo fenomeno è il Monte Amiata dove Gabriele Ghilardi, proprietario di Ing Srl (società di Treviolo che si occupa di efficientamento energetico per aziende, privati e pubblica amministrazione), dirige i lavori per la realizzazione di un impianto di teleriscaldamento nel comune di Arcidosso. Una struttura innovativa che fornirà calore alle abitazioni sfruttando il recupero termico della produzione elettrica della centrale di Bagnore. «Si tratta di un progetto che avevamo già portato avanti nel programma elettorale nel 2019 e, grazie all’arrivo del Pnrr, siamo riusciti a avviare - spiega Jacopo Marini, sindaco di Arcidosso -. Si tratta infatti di un investimento di trenta milioni di euro di cui quindici arrivano dal fondo Next Generation Eu, mentre gli altri sono frutto di un contributo della Regione Toscana e di un prestito attivato presso cassa depositi e prestiti. L’area dei monti Amiata è caratterizzata da fenomeni geotermici, per cui realizzeremo una rete che riscaldi prime e seconde case oltre agli edifici pubblici con il calore che proviene dalla terra, mentre il restante verrà impiegato per produrre energia attraverso l’impianto di Enel green power».

Ispirata a Larderello

Il progetto segue una lunga tradizione che contraddistingue l’area e che ha già visto attivo nell’Ottocento Francesco Giacomo Larderel, un commerciante di origine francese che diede origine al primo impianto in grado di sfruttare le acque geotermiche per la produzione dell’acido borico presso il borgo di Montecerboli, in provincia di Pisa. Quello fu un tentativo da cui presero spunto una serie di innovazioni in giro per il mondo, fra cui l’alimentazione di una dinamo per accendere cinque lampadine attraverso il calore della Terra, esperimento promosso dal principe Piero Ginori Conti nel 1904. Nel giro di pochi anni, nel 1913, venne attivata la prima centrale geotermoelettrica a Larderello a cui si ispira proprio quella di Bagnore e a cui si collegherà il progetto redatto dalla società Ram Srl e ottimizzato da Ing Srl.

«Dopo Larderello sono stati realizzati una serie di pozzi in corrispondenza dei quali è stata costruita una centrale per sfruttare il vapore e produrre energia elettrica. In genere infatti si raccoglie il vapore che sale da cinquemila metri di profondità per poi farlo passare in una turbina e produrre energia. Il vapore viene condensato e confluisce nelle viscere della Terra in forma liquida e successivamente il calore di condensazione viene trasferito tramite scambiatori alla rete di teleriscaldamento – aggiunge Gabriele Ghilardi, titolare di Ing Srl -. Ovviamente si tratta di un circuito chiuso per cui il vapore risale da solo per via della pressione, una volta passato in turbina viene condensato con acqua fredda e il tutto confluisce in una torre evaporativa dove il calore prodotto viene dissipato o, come in questi casi, alimenta una rete di riscaldamento».

Tredici mila edifici riscaldati

Grazie a questo progetto ad Arcidosso si potranno risparmiare 3.846 tonnellate equivalenti di petrolio (Tep) e ridurre le emissioni di 13.028 tonnellate l’anno di CO2 contribuendo a un grosso aiuto per l’ambiente. Il tutto avrà anche dei vantaggi da un punto di vista economico con un guadagno di 0,106 euro al kWh rispetto al gasolio e 0,49 euro per il metano. «La prima fase di realizzazione della rete e di estrazione verrà realizzata entro quest’anno, mentre l’allaccio alle utenze sarà graduale. Più o meno siamo a metà della realizzazione del progetto e, una volta completato, contiamo di poter riscaldare all’incirca tremila edifici in tutto il comune», conclude Ghilardi.

La rete sfrutterà il vapore proveniente da sottoterra per produrre in prima battuta energia elettrica, per circa 57,3 GWh/anno, passando attraverso una turbina destinata a trasformare il movimento in elettricità. Il vapore all’uscita dalla turbina sarà condensato raffreddandolo con una torre evaporativa oppure con l’acqua della rete di teleriscaldamento che alimenterà il paese recuperando calore per 40,9 GWh/anno.

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