A chi non è capitato, dopo una settimana ad accumulare tensioni e cortisolo, di sentirsi subito meglio, più sereno e in pace col mondo, se si concede una passeggiata nella natura? Può essere casuale che diversi psicoterapeuti consiglino una più stretta relazione con il verde, per contrastare ansia e depressione?
Una fitta serie di fondamenti scientifici a quelle che possono parere impressioni empiriche offre Kathy Wills, paleoecologa, direttrice fondatrice del Biodiversity institute dell’università di Oxford, membro della Camera dei Lords, nel suo ultimo libro: «La natura che cura» (Aboca Edizioni, 2025, pp. 288 + inserto fotografico, euro 28), dal sottotitolo eloquente: «Perché vedere, annusare, toccare e ascoltare le piante ci rende più sani, felici e longevi».
Panorami e profumi
Ove la serie di attività sensoriali ben corrisponde alla struttura della trattazione, che ci spiega, per esempio, quanto e perché è importante il panorama che vediamo dalla finestra, o in cui ci immergiamo nelle pause dal lavoro; quanto il profumo di fiori e piante sia benefico e «protettivo»; quanto bene ci faccia la «chirurgia sonora, dal canto degli uccelli al fruscio delle foglie», e quanto ci possa aiutare «abbracciare gli alberi». Limitandosi alla vista, tra i moltissimi esempi, la Willis divulga risultati di ricerche davvero impressionanti: «i pazienti in convalescenza da operazioni alla cistifellea che potevano vedere alberi dalle finestre della loro stanza si riprendevano più in fretta di quelli che vedevano solo muri di mattoni», mostravano «più elevato benessere mentale post-operatorio e richiedevano meno dosi di analgesici forti».
Rapporto tra verde e salute
C’è, dunque, un legame stretto, scientificamente dimostrabile, tra la percezione del verde e la nostra salute. Scienziati giapponesi hanno dimostrato sperimentalmente che camminare anche solo un quarto d’ora nei boschi, invece che in città, comporta una riduzione del 16% dell’ormone dello stress nella saliva, e un calo nella frequenza cardiaca e pressione arteriosa.
Forest bath
I «bagni di foresta» di lunga tradizione giapponese, diffusisi anche in altre parti del pianeta (tra cui anche a Bergamo), si sono ovunque rivelati fattore di miglioramento per il sistema immunitario, cardiovascolare e respiratorio, senza dire degli influssi postivi su «depressione, ansia e stress». L’incidenza dei disturbi mentali, anzi, cala «quanto più è verde l’ambiente in cui le persone vivono».
Disagio psichico
Contro diverse specie di sofferenza psichica, insomma, secondo la Willis, «la prescrizione è la Natura». Altro dato impressionante: la morte di milioni di alberi negli Usa, a causa di un coleottero invasivo, il minatore smeraldino del frassino, avrebbe causato oltre 21.000 morti in più tra gli abitanti, per cause cardiovascolari o respiratorie.
Scuola e apprendimento
Importanti, ancora, tra il molto altro, le ricadute sulla scuola: un test su 94 studenti di tre istituti superiori, divisi in tre aule diverse, una affacciata su verde e alberi, una su una parete «anonima», una senza finestre, ha rivelato che i ragazzi che godevano della vista sul verde mostravano risultati «molto migliori» e si riprendevano «molto più in fretta» dallo stress causato dalla prova. La natura che cura, appunto, ma che migliora, anche, la nostra formazione e prestazioni intellettuali.