Il cambio dell’armadio ripresenta ciclicamente il problema dello smaltimento di capi di abbigliamento che da troppo tempo sono inusati. Per vecchiaia, per usura, o semplicemente per un cambio di stile. Ogni cittadino europeo getta in media ogni anno 12 kg tra abiti e calzature secondo i dati della Commissione europea che hanno dato impulso alla Direttiva emanata dal Parlamento europeo nel settembre 2025 che prevede la responsabilità dei produttori a coprire i costi di raccolta, cernita e riciclo dei rifiuti tessili.
La seconda vita degli abiti tra acquisto e vendita
Indicazioni per la gestione responsabile di capi di abbigliamento di seconda mano. Ogni anno ci liberiamo di almeno 12 kg di abiti che non usiamo più. Possiamo rimetterli in circolo con benefici per noi e l’ambiente.
Su un totale di 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti, meno dell’1% a livello mondiale viene riciclato in nuovi prodotti. Problematica, che coinvolge diversi attori: dal privato, che non solo acquista e consuma ma rivende gli indumenti, che non utilizza più; alle aziende produttrici che immettono sul mercato una crescente quantità di capi di abbigliamento; fino alle istituzioni e ai consorzi che corrono ai ripari imponendo normative più stringenti anche nel settore tessile per provare ad alleggerire gli effetti ambientali del settore.
La seconda vita degli abiti
Tuttavia i cittadini possono fare la loro parte. Ci sono diverse possibilità per prolungare la vita dei tessuti. Secondo i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente (Aea), oltre l’86% dei rifiuti tessili europei finisce nelle discariche o viene incenerito. Una buona abitudine è domandarsi, di fronte a capi che non usiamo più, se possono avere una seconda vita. Se ancora in buono stato, ad esempio, si possono donare ad associazioni che recuperano abiti usati, vendere online oppure scambiarli durante uno swap party. che sono eventi sociali in cui le persone si scambiano oggetti usati, come vestiti, accessori e libri, senza denaro, promuovendo l’economia circolare e il riuso. Chi partecipa porta articoli in buone condizioni e può prendere altri articoli che gli servono, dando una nuova vita a ciò che non usa più. Questi eventi sono un modo per fare shopping a costo zero, divertirsi e incontrare nuove persone, contribuendo al contempo alla sostenibilità. Quando gli abiti non sono più in buone condizioni si può optare per laboratori del riuso e sartorie specializzate, capaci di trasformare gli scampi di tessuto ricavati in nuovi pezzi unici.
Di seguito vi suggeriamo alcune proposte sul riciclo degli abiti usati e anche dei consigli da tenere a mente quando acquistate capi second-hand
Cassonetti gialli che ridanno valore
«Non sono tutti uguali» è lo slogan di quelli contraddistinti dalla scritta «Dona Valore», parte del circuito virtuoso della Rete di cooperative R.i.u.s.e che gestisce per conto di Caritas la raccolta di indumenti usati, il loro stoccaggio e la vendita all’ingrosso per finanziare progetti sociali ed etici. A Bergamo ci sono tre cooperative che fanno capo alla rete: quella di Padre Daniele Badiali, la Cooperativa Ruah e la Cooperativa Berakah, che in totale gestiscono oltre 500 cassonetti gialli.
C’è inoltre l’associazione Triciclo, parte della Cooperativa Ruah, che ritira abiti usati in buono stato, nell’impianto di via Cavalieri di Vittorio Veneto, a Bergamo, occupandosi dalla loro redistribuzione sul territorio. Così come la ditta Aprica Spa, che ha allestito in via Goltara il Laboratorio del Riuso per conferire abiti e oggetti usati al fine di finanziare dei progetti sociali. Un’altra soluzione è fornita da Humana people to people che oltre ad offrire il servizio di raccolta tramite cassonetti dispone di quello in negozi convenzionati.
Dove si può vendere e comprare sul web
Per gli appassionati di usato e capi di seconda mano ci sono alcune piattaforme che stanno spopolando. Tutte offrono la possibilità di mettere in vendita, ma anche di acquistare. Si va dai colossi come Ebay e Subito, per un pubblico più generalista, fino ai siti specializzati sull’abbigliamento come Depop, Micolet, Zalando Second Hand e Vinted. Ognuno ha le sue regole di utilizzo e fornisce indicazioni per ottimizzare l’esperienza di acquisto e vendita. Vinted per esempio offre una tabella che aiuta i venditori a stabilire il giusto prezzo di vendita: un articolo nuovo o come nuovo dovrebbe essere messo in vendita all’80%-60% del prezzo al dettaglio, se in ottime condizioni al 60%-40% e se in buone o discrete condizioni tra il 40% e il 20%, sempre tenendo conto della stagionalità che potrebbe influire sulla possibilità di applicare uno sconto.
Se invece si opta per l’acquisto di capi vintage, si può fare riferimento a portali specializzati e rivolti a precisi segmenti di mercato. Con oltre 12.000 marchi in vendita e 5 milioni di annunci attivi, Vestiaire Collective rivende moda firmata di seconda mano, precedentemente validata da un gruppo di esperti certificati. Rivintage Kilo vende all’ingrosso abbigliamento vintage manualmente selezionato e smistato in box con peso e prezzo crescenti: si va dai 5 kg di indumenti di seconda mano fino a superare il peso di 1.000 kg totali.
Anche l’imballo ha le sue regole
Quando si vendono abiti online, le indicazioni da rispettare sono la pulizia e il buono stato degli indumenti, i quali devono garantire condizioni di vestibilità buone, in modo da garantirne un effettivo riutilizzo. Vanno imballati in modo corretto e sicuro, evitando l’utilizzo di materiali usa e getta: sfruttando fantasia e creatività si possono, per esempio, riutilizzare le pagine di quotidiani ormai datati per proteggere gli articoli più fragili, oppure scatole di scarpe come contenitori. Se non si ha nulla in casa da riciclare sarebbe buona norma usare prodotti «eco-friendly», in grado di avere un basso impatto sull’ambiente, e di imballaggi ecologici (come il cartone di amido di mais, l’imballaggio a nido d’ape, ma anche l’erba e la carta kraft in quanto tendenzialmente realizzate con materiali riciclati, compostabili e biodegradabili). Infine, si consiglia di non effettuare spedizioni «express», che incidono maggiormente sulle emissioni del trasporto, costretto a rispettare consegne più veloci.
Più hub e mercatini
Allo stesso modo, l’acquisto di indumenti second hand è una scelta comoda, ma che va comunque ponderata. Il consiglio in generale è quello di limitare gli acquisiti online, puntando piuttosto su mercatini in loco e hub di recupero: l’associazione Triciclo ospita in via Cavalieri di Vittorio Veneto a Bergamo uno store di abiti, accessori, libri e oggetti di ogni tipo rimessi in circolo, così come la catena di negozi Humana Vintage rivende a prezzi convenienti i capi raccolti e selezionati a partire dai cassonetti. Si consiglia di preferire indumenti Made in Italy, da filiere corte, di qualità superiore – per questa stagione, ad esempio, prediligere materiali come la lana, il cashmere e le fibre naturali – evitando quindi capi di fast fashion a prezzi ulteriormente ribassati. Se si sceglie l’acquisto online, verificare se si è interessati a più capi dello stesso rivenditore, per effettuare un unico ordine, e scegliere un metodo di consegna con ritiro presso un punto di raccolta, al fine di attutire al massimo l’impatto delle emissioni per il trasporto. Nel caso di acquisto erroneo, se possibile, evitare di utilizzare i servizi di spedizione e piuttosto sfruttare una delle modalità di rimessa in circolo spiegate prima. Il consiglio è comunque quello di evitare di farsi mandare capi sapendo che sono semplicemente in prova e contando sul fatto che si possono spedire facilmente. L’impronta ecologica di ogni viaggio è sempre da mettere in conto.
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