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Dal Lussana alla space economy con Revolv space che alimenta i satelliti

La startup Revolv Space sviluppa sistemi intelligenti che orientano i pannelli solari dei satelliti per massimizzare l’energia in orbita. Nel team c’è il bergamasco Filippo Oggionni

C’è un fil rouge che collega i banchi del liceo Lussana di Bergamo ai laboratori del Politecnico di Milano fino ai canali dell’Olanda, prima di tornare in Italia per trasformarsi in una delle promettenti realtà della space economy.

Sono le tappe della storia di Filippo Oggionni, 28 anni, ingegnere aerospaziale, Bergamasco (di Redona), e di Revolv Space, la startup che sta insegnando ai satelliti come catturare in maniera intelligente l’energia solare per ricaricarsi e operare a lungo nello spazio.

L’inizio nei Paesi Bassi

Nata nel 2022 nei Paesi Bassi dall’incontro tra due italiani e due polacchi. «Nessuno aveva l’ambizione di fare l’imprenditore – racconta lo startupper – però ci piaceva il settore e là abbiamo trovato un contesto molto fertile, per certi versi simile a quello statunitense, che ci ha fornito il supporto nel muovere i primi passi, sia dal punto di vista economico che di sviluppo nell’innovazione. L’Italia invece ci sta dando una mano a scalare l’azienda».

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La tecnologia

La scelta del team, oggi composto da una trentina di persone, con età media sotto i trent’anni, di trasferire la sede a Torino arriva dopo aver raccolto investimenti da fondi italiani e la decisione di puntare sulla strutturata filiera aerospaziale torinese.

Il cuore del business di Revolv Space sono sistemi per generare energia in orbita: attuatori per pannelli solari, meccanismi sofisticati che permettono ai moduli fotovoltaici di orientarsi autonomamente e costantemente verso il sole. Il prodotto di punta si chiama Mara.

«In un ambiente dove la temperatura oscilla tra -40°C e +60°C nel giro di appena un’ora e mezza e dove la manutenzione è impossibile, l’affidabilità è tutto – prosegue Oggionni –. Testiamo i nostri prodotti e li ottimizziamo per avere una vita che va da cinque a sette anni».

La catena di fornitura

Una peculiarità di Revolv Space che li distingue dai competitor sta nella scelta della catena di fornitura. Invece di utilizzare esclusivamente componenti “già testati”, costosi e lenti da reperire, la startup ha scelto di basarsi anche su componenti terrestri o industriali.

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«Utilizziamo ruote dentate o cuscinetti nati per l’automotive – spiega Oggionni –. È una sfida rischiosa: li sottoponiamo a cicli di qualifica lunghi e rigorosi. Se superano i test, otteniamo un vantaggio competitivo enorme: costi abbattuti e una filiera di fornitori molto più vasta». Una volta validata, la tecnologia viene blindata da brevetti proprietari o da segreti industriali.

Il consolidamento

Se il 2025 è stato l’anno del consolidamento e dei primi lanci (con Sara, il primo prodotto sviluppato, che ha già volato in orbita nel 2025), il futuro prossimo parla di espansione.

Revolv Space sta lavorando per scalare la produzione e per arrivare a questo obiettivo la startup sta considerando anche un nuovo aumento di capitali. È un intento ambizioso: non vendere più solo i singoli “attuatori”, ma fornire “un prodotto chiavi in mano”, diventando un integratore di sistemi energetici per costellazioni satellitari commerciali, istituzionali e (in futuro) anche per la difesa.

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