La transizione energetica e la decarbonizzazione sono leva di competitività per le imprese del nostro paese. L’efficienza energetica e la digitalizzazione possono portare fino al 85% della riduzione delle emissioni e t empi di rientro degli investimenti compresi tra 18 mesi e 3 anni. Questi sono alcuni dei risultati emersi dalla prima raccolta di 35 buone pratiche di sviluppo digitale e sostenibile promossa dal Gruppo di lavoro Efficienza energetica e trasformazione digitale di Kyoto Club, un’organizzazione no-profit con sede a Roma, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra.
Elettrificazione e gestione digitale dell’energia sono leve di competitività del Made in Italy
Presentata a Roma la raccolta di 35 “best practice” promossa dal Kyoto Club: investimenti ripagati in meno di tre anni e riduzione delle emissioni fino all’85%. Tra i casi presentati anche Schneider Electric e l’Università di Bergamo.
Durante il convegno “Digitalizzazione, sostenibilità, efficienza energetica: leve di sviluppo del Made in Italy”, tenutosi il 26 febbraio nella capitale italiana, sono stati analizzati alcuni dei casi che riguardano interventi nell’ambito dell’industria, del residenziale e del terziario. Tra i vantaggi che si sono misurati in termini di efficienza energetica il 45% ha un tempo di ritorno dell’investimento tra i 18 e i 36 mesi, oltre l’80% delle esperienze ha prodotto benefici in termini di i nnovazione tecnologica ed efficienza operativa, mentre nel 51% dei casi si è registrato un impatto positivo sul valore del brand. Il dato più entusiasmante è anche che il 100% delle soluzioni realizzate è replicabile.
Buone pratiche anche dalla provincia bergamasca
«I casi raccontano che è possibile dare voce a chi innova - si legge nell’introduzione del documento - Queste storie mettono in luce le filiere italiane che investono in elettrificazione ed efficienza energetica, perché sanno farlo bene e conviene davvero. Le esperienze raccolte mostrano che la demoltiplicazione è alla portata, con tecnologie e processi pronti a renderlo possibile».
Tra i protagonisti del rapporto troviamo elencati, sul fronte industriale, i casi di partnership con la multinazionale francese, Schneider Electric, con una forte presenza in Italia, a Stezzano, che è leader mondiale nella trasformazione della gestione dell’energia e dell’automazione presente in diversi casi studio sia dal punto industriale che da quello residenziale.
«Non investire preventivamente in sostenibilità significa scontrarsi con il fatto che le risorse del nostro pianeta sono finite» ha esordito durante il convegno (che si può rivedere sul canale YouTube) Geoffrey Richard , Professore onorario di economia circolare e sostenibilità a Le Mines (Parigi) e ora Vp Strategy in Schneider Electric di Stezzano. Schneider sta investendo molto nei processi di elettrificazione, automatizzazione e digitalizzazione. «Tutto questo consente di ridurre la nostra impronta di carbonio - ha aggiunto il professor Richard -: prestando attenzione alla regola delle “quattro C”». Il clima te, dove tutti gli stati sono impegnati a ridurre la propria impronta carbonica per raggiungere il target del 1.5C° fissato dall’Accordo di Parigi. Il secondo tema è quello della “compliance“, che richiede l’adeguamento agli stati nazionali alle normative sulle impronte di carbonio; poi ci sono i “custom” (clienti), per rispondere alle loro esigenze e a quelle della catena del valore; e infine “cost”, gestire l’impatto dei costi energetici e delle materie prime.
Di fronte a queste sfide Schneider Electric ha articolato tre pilastri operativi: «“replace”, quindi il passaggio dal fossile all’elettrificazione - ha proseguito Richard sottolineando che l’Italia è ancora fortemente dipendente dal fossile, con un 22% di tasso di elettrificazione -:“reduce”, con tecnologie che ci permettono di ridurre il consumo energetico, con risparmi già misurati del 16%, e infine il “riuse” che ci permette di riutilizzare materie prime di seconda generazione riducendo la dipendenza dalle materie prime vergini».
In campo anche l’università di Bergamo
I casi citati coprono l’intera filiera del sistema produttivo italiano, dall’industria al terziario e residenziale. Hanno inoltre coinvolto realtà del mondo accademico italiano e della consulenza e finanza agevolata. In particolare, l’Università degli studi di Bergamo, che viene citata nel paragrafo dedicato all’ambito residenziale per “l’integrazione degli impatti ambientali e sociali nella progettazione a basse emissioni di carbonio” e in un secondo caso nell’ambito della formazione, dell’informazione e della didattica, per il progetto di “formazione sulla gestione sostenibile della supply chain”.
Ha chiuso la mattinata l’intervento di Davide Zardo: «I nuovi scenari energetici e geopolitici sono incerti, ma la rotta di navigazione da seguire è chiara: bisogna innovare, puntando in modo deciso sulla transizione energetica, sull’elettrificazione e sulla digitalizzazione - ha dichiatato il presidente e amministratore delegato di Schneider Electric Italia -. Solo in questo modo le imprese italiane ed europee possono coniugare l’esigenza di stabilità con una crescita sostenibile e profittevole. Non è un caso che sostenibilità faccia rima con competitività».
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