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Dentro a un termovalorizzatore la manutenzione non si ferma mai

L’impianto di Rea Dalmine trasforma i rifiuti in energia e calore per migliaia di famiglie. Funziona ininterrottamente ed è presidiato da team di tecnici specializzati capaci e orgogliosi di monitorarne il lavoro.

Come ogni bergamasco sa bene, una caldaia funziona solo se la si cura. Una manutenzione mancata, una guarnizione usurata, un controllo saltato: basta poco perché il calore di casa si spenga. Lo stesso principio vale, su scala molto più grande, per uno degli impianti di termovalorizzazione più innovativi d’Europa. Anche Rea Dalmine, che trasforma rifiuti in energia e calore per migliaia di famiglie, ha bisogno di attenzioni continue. Una manutenzione che permette all’impianto di funzionare 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. «Il nostro reparto di manutenzione – spiega Marco Sperandio, presidente di Rea Dalmine – lavora principalmente in orario diurno, ma svolge un ruolo altrettanto determinante di notte: senza un controllo attento, sistematico e rapido, il rischio è fermare un impianto che non può permettersi soste». Per questo la squadra è strutturata in modo da rispondere a qualsiasi esigenza: un responsabile di magazzino, addetti che assicurano la disponibilità immediata di ricambi — «non possiamo fermarci perché manca una vite», ribadisce Sperandio —, elettricisti, strumentisti e meccanici. «Gli elettricisti garantiscono la continuità di un impianto dove l’energia è vitale; gli strumentisti si occupano dei parametri che regolano ogni fase del processo e i meccanici intervengono sulla parte più fisica, che richiede esperienza e precisione. È un insieme di competenze che si incastra perfettamente».

Il team di specialisti: meccanici, elettricisti e strumentisti

A guidare questa macchina complessa è Matteo Brembilla, 34 anni, perito meccanico

originario dell’Isola bergamasca. «Il mio compito è fare in modo che l’impianto funzioni come deve, senza intoppi e senza imprevisti. E quando gli imprevisti arrivano serve trovare una soluzione veloce e sicura». A Matteo risponde un gruppo formato da due meccanici interni, tre elettro-strumentisti e un coordinatore d’officina. Con loro gestisce una manutenzione che unisce pratica, normative stringenti e un bagaglio di conoscenze costruito in venticinque anni di attività dell’impianto. «La manutenzione predittiva è frutto dell’esperienza: i controlli e la frequenza con cui li facciamo derivano da ciò che abbiamo imparato in questi anni, da ciò che ci hanno trasmesso i colleghi che c’erano prima di noi e da ciò che ognuno di noi porta con sé». Nel caso di Matteo, quel bagaglio arriva da lontano. «Mio padre è manutentore meccanico. Io sono cresciuto in officina, d’estate ero sempre con lui. Avevo familiarità con gli attrezzi e con il modo in cui “parla” una macchina quando qualcosa non va». Dopo il diploma inizia come disegnatore, ma il suo datore di lavoro comprende che la sua inclinazione è più pratica che progettuale. Così passa presto a seguire cantieri e manutenzioni meccaniche, fino ad affrontare da solo — a soli 21 anni — un cantiere di tre anni all’Ilva di Taranto. «È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tantissimo, perché ero giovane ma con grandi responsabilità». In Rea Dalmine, racconta, ha trovato un ambiente giovane, dinamico, in cui sentire riconosciute le proprie competenze. «Mi sono trovato bene con i colleghi e con le figure di coordinamento, tutte giovani. Vedere un’azienda investire sulle persone è una garanzia per il futuro. Se dovessi definire il mio lavoro in una parola direi “dinamico”: ogni giorno affrontiamo situazioni diverse, che richiedono flessibilità e capacità di adattamento. In futuro mi piacerebbe occuparmi sempre di più di programmazione, gestione e amministrazione della manutenzione».

Accanto a lui c’è Simone Bonzi, 29 anni, coordinatore dell’officina, in Rea dal 2018. È lui a occuparsi dell’organizzazione del lavoro quotidiano. «È un ambiente in cui mi trovo molto bene: il lavoro è vario, ogni giorno c’è una situazione diversa da affrontare. Passiamo dall’elettronica alla meccanica, da strumenti di monitoraggio avanzati a interventi più tradizionali. Questo obbliga a rimanere aggiornati, a non fermarsi mai». Simone arriva in Rea dopo un’esperienza come Product manager. Cercava un posto fisso, una realtà solida e un ruolo che gli permettesse di crescere. «Ho fatto un colloquio e sono stato assunto. Ho lavorato due anni affiancato dal vecchio capo officina, che è andato in pensione nel 2020: da lì ho iniziato il mio percorso da solo». La manutenzione è stata coinvolta anche nella grande sfida del teleriscaldamento, che ha portato alla realizzazione della nuova sezione cogenerativa entrata in funzione nel 2024. «È stato un passaggio importante: nuove tecnologie e nuovi sistemi. È stato stimolante e ci ha dato la possibilità di crescere». E qui, più che altrove, emerge l’orgoglio di far parte di qualcosa che va oltre il singolo impianto. «Ogni giorno affrontiamo tecnologie nuove e applicazioni avanzate», conclude Simone Bonzi. «Dobbiamo aggiornarci, imparare e adattarci, per poter intervenire e risolvere i problemi in modo efficace. È questo che permette all’impianto di funzionare senza interruzioni e di portare un beneficio concreto alla comunità bergamasca».

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