Mancano poco più di due mesi all’apertura dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. Con un territorio di gara che si estende tra le Alpi e le aree urbane lombarde e venete, e con centinaia di migliaia di persone attese tra atleti, staff, volontari e spettatori, l’impatto dell’evento sul piano ambientale, logistico e infrastrutturale sarà molto ampio e complesso. La provincia di Bergamo sarà interessata indirettamente come nodo logistico, zona ricettiva, punto di arrivo per spettatori e persone in transito. Non esistono, però, oggi, dati disaggregati per i territori satellite legati ai Giochi. Sono disponibili i dati complessivi, come le emissioni totali dei Giochi, stimate dalla Fondazione Milano Cortina 2026: circa 1.005.000 tonnellate di CO2 equivalenti, dati dalle attività di pianificazione e gestione dei Giochi, dalla costruzione delle infrastrutture permanenti e da spostamenti, logistica e servizi correlati. Dati come questi incorporano dinamiche sfaccettate e complesse che saranno interamente chiare, forse, solo a evento concluso. Quello che si può fare ora è tracciare una direzione: nelle parole di Gloria Zavatta, direttore sustainability & legacy director di Fondazione Milano Cortina 2026, «nulla può essere definito in assoluto sostenibile. L’obiettivo è quello di rappresentare non l’evento più sostenibile del mondo, ma un modello di transizione verso il miglioramento continuo di questa tipologia di eventi».
Eredità, tra promesse e limiti dei prossimi giochi olimpici
Le olimpiadi si avvicinano e la loro impronta ambientale, dalla mobilità alle emissioni fino all’uso di acqua per la neve tecnica, solleva interrogativi: che cosa lasceranno ai territori, Bergamo inclusa?
Quale sarà, in concreto, la legacy di sostenibilità che Milano Cortina 2026 punta a lasciare alle comunità locali?
«Saremo i primi ad adottare per i Giochi invernali la certificazione per l’inventario CO₂ e per l’inventario dei consumi idrici. Inoltre, sono state scelte località sciistiche che già avevano una specializzazione nella gestione di eventi sportivi internazionali. Questo ha permesso di distribuire il peso di un evento di queste dimensioni tra più località. Usando le strutture locali (occuperemo spazi che per l’86% erano già esistenti), ci si appoggia anche sulle risorse umane che sanno gestire queste tipologie di eventi».
Se dovesse parlare ai cittadini che temono l’impatto dei Giochi sul loro territorio, che cosa direbbe loro?
«Un tema è quello della mobilità. Noi invitiamo i lavoratori, i volontari e gli spettatori ad avvicinarsi agli spazi con il trasporto pubblico o con il trasporto collettivo: per esempio, il treno arriva fino a Tirano e poi noi mettiamo a disposizione un sistema di trasporto collettivo. Oppure, altro esempio, gli spettatori non potranno parcheggiare di fianco alle piste di Bormio: dovranno parcheggiare nei parcheggi allestiti temporaneamente e poi usare il trasporto collettivo per raggiungere i luoghi delle competizioni. Ci auguriamo che sia una modalità vissuta replicabile».
In che modo le comunità locali, non solo quelle delle sedi di gara, vengono coinvolte?
«C’è un discorso di espansione degli effetti positivi, come sul turismo, che si è visto in tutti i grandi eventi. Ci sono anche ricadute in termini economici sulle comunità locali: le forniture di beni e servizi nelle Regioni dei Giochi nel 2024 sono state pari al 40% del valore totale acquistato, oltre il 12% nelle altre Regioni italiane. Questo è un win win, perché è una ricaduta sul territorio ma anche in termini di minori necessità di spostamento della workforce. Le ricadute saranno anche in termini di conoscenza del prodotto locale della ristorazione: è un’importante spinta per far conoscere questi territori e la loro ricchezza in termini di prodotti e di competenze».
Parliamo di emissioni: come intendete compensarle?
«Abbiamo un impegno di compensazione e lo faremo attraverso l’acquisto di crediti generati da progetti che vengono registrati sul mercato volontario internazionale e che potranno includere (anzi, c’è una sorta di premialità a riguardo) progetti realizzati sul territorio italiano. Ci sarà un report generale legato alla legacy a fine evento che seguirà la metodologia OCSE e CIO per le rendicontazioni delle ricadute di un grande evento a livello locale e nazionale».
In un mondo in cui le precipitazioni nevose sono sempre più scarse, come sarà misurato l’impatto idrico legato all’innevamento artificiale?
«Misureremo i consumi idrici sia della parte classica (ristorazione e consumi umani) legata all’ospitalità, dove però si tratta per lo più di consumi sostitutivi (per esempio: il visitatore canadese non si fa la doccia a casa sua ma la fa qui) e poco rilevanti in termini generali, sia quelli più significativi legati all’innevamento tecnico, ma non si tratta neanche qui di consumi specifici dei Giochi, perché ogni impianto sciistico prevede l’innevamento delle piste fin dall’inizio della stagione sciistica (sono stati stimati 948.000 metri cubi di acqua necessaria per produrre e mantenere la neve artificiale supplementare per le competizioni durante i Giochi, ndr)».
In tema di gestione sostenibile di questo grande evento, qual è l’errore che non volete commettere? E quale sarà, invece, il successo che vorreste ottenere?
«L’errore sarebbe quello di sottovalutare l’importanza degli aspetti di sostenibilità non solo ambientale ma anche sociale: parallelamente, il successo sarà quello di essere riusciti nella pervasività dei messaggi legati a questi aspetti. Per esempio, la Fondazione ha lanciato da tempo il Programma Italia dei Giochi, un programma che promuove e stimola gli enti locali e le organizzazioni di sport di base ad organizzare eventi sportivi per accompagnare il Paese sino all’inizio dei Giochi. Ci sono state oltre 500 candidature da tutta Italia, il che ha messo in luce l’importanza della collaborazione tra gli organizzatori, le realtà locali e i partner commerciali».
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