Aula Picta, restaurati gli affreschi del Duecento: tornano i colori originali. Il Vescovo: cuore del Museo Bernareggi - Foto

L’INAUGURAZIONE. Dopo 18 mesi e 9 mila ore di lavoro, il ciclo pittorico del Museo Diocesano di Bergamo torna leggibile. In programma anche documentario, installazione immersiva e un volume di studi.

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Dopo 18 mesi di lavori, l’Aula Picta del Museo Diocesano Adriano Bernareggi torna a mostrarsi con una nuova leggibilità e colori più vicini a quelli originari. Il ciclo di affreschi duecentesco, tra i più completi della Lombardia, è stato inaugurato nella serata di giovedì 17 settembre, al termine di un intervento promosso dalla Diocesi di Bergamo e dalla Fondazione Adriano Bernareggi e interamente sostenuto dalla Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico.

Il cantiere, avviato nel gennaio 2025 e concluso nell’agosto 2026, ha impegnato una squadra di sette restauratori per circa 9 mila ore di lavoro, sotto la guida di Tiziano Villa. La scelta centrale è stata quella di rimuovere le ampie reintegrazioni pittoriche realizzate nei restauri novecenteschi, che avevano coperto parte delle tracce medievali, e di conservare invece quanto rimaneva della materia originale. Oggi si leggono meglio le scene della vita di Cristo, i richiami escatologici e alla giustizia, le decorazioni vegetali e le figure ispirate ai bestiari medievali.

Due mani diverse e nuovi dettagli emersi dal restauro

Il restauro conferma anche che agli affreschi lavorarono almeno due artisti, ancora anonimi e con stili differenti. «Il primo lavora con grande perizia pittorica, il secondo mostra invece una maggiore dimestichezza con il disegno», spiega Silvio Tomasini, storico dell’arte e conservatore del Museo Diocesano.

Il restauro ha inoltre reso più leggibili le pareti nord ed est. Sulla parete nord è emerso un affresco «doppio»: una scena del Battesimo fu modificata durante i lavori con una seconda immagine, forse Gesù tra i dottori del Tempio. I restauratori, d’intesa con la Soprintendenza, hanno scelto di lasciare visibili entrambe. Nell’Ultima Cena sono tornati invece a emergere dettagli della tovaglia e degli oggetti sulla mensa, mentre lungo le pareti si distinguono meglio cavalieri, figure antropomorfe e animali fantastici.

Per il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, «l’Aula Picta è il cuore del Museo Diocesano» e un luogo capace ancora oggi di suscitare «meraviglia» e interrogativi. Il presidente della Fondazione Adriano Bernareggi, Giuseppe Giovanelli, la definisce «una sorta di museo nel museo», sottolineando il legame medievale tra fede e governo della città.

Il soprintendente Giuseppe Stolfi evidenzia invece il cambio di metodo rispetto al passato: «L’intervento ha affrontato la materia pittorica con un approccio maggiormente critico», evitando nuove ricostruzioni arbitrarie. «Il restauro ha restituito i colori originari e una nuova leggibilità», aggiunge Armando Santus, presidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico.

Documentario, sala immersiva e un volume sulle nuove ricerche

Il restauro non si chiude con l’inaugurazione. Le ricerche storico-artistiche confluiranno in un volume di prossima pubblicazione, con contributi della Soprintendenza, dell’Università degli Studi di Milano e dei restauratori.

Il cantiere è stato inoltre documentato per un anno e mezzo dal regista bergamasco Jacopo Hurle: il film sarà proiettato per la prima volta al pubblico domenica 27 settembre nel Tempietto di Santa Croce, dalle 10 alle 18, in contemporanea con l’apertura gratuita dell’Aula Picta.

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Sabato 26 settembre, alle 19, è invece prevista l’anteprima della rielaborazione multimediale firmata dall’artista Cesare Cazzaniga: non una semplice riproduzione degli affreschi, ma una reinterpretazione visiva del ciclo, destinata alla sala immersiva all’ingresso del Museo Diocesano.

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