L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha messo a dura prova le strutture ospedaliere e le cliniche, a causa del gran numero di pazienti che hanno occupato anche i reparti solitamente destinati ad altre patologie. Come evitare il contagio tra pazienti
affetti da Covid-19 e gli altri?
In questa situazione, è stato indispensabile mantenere salvaguardata la salute dei pazienti già ricoverati, per metterli al riparo dai rischi di contagio di Covid-19 durante la pandemia.
Le strutture Habilita hanno seguito i protocolli sanitari in modo stringente: qui di seguito ecco le testimonianze di due pazienti, uno ricoverato all’Habilita Ospedale Faccanoni di Sarnico, l’altro all’Istituto di Neuroriabilitazione ad Alta Complessità di Zingonia.
“Qui da tutti ricevo parole di incoraggiamento”
“Ho avuto un incidente alla fine del mese di gennaio e sono stata ricoverata all’Ospedale di Bergamo. Sono rimasta lì per circa un mese. Poi ho cercato una struttura per fare riabilitazione più vicina a casa e sono quindi arrivata qui in Habilita Ospedale Faccanoni di Sarnico”.
A parlare è Roberta, 44 anni, residente in provincia di Brescia: ha vissuto l’intera vicenda Coronavirus all’interno della struttura di Sarnico e ha voluto raccontare la sua esperienza.
“Già quando ero ricoverata a Bergamo erano state attivate le prime restrizioni per le visite da parte dei parenti. Quando poi sono stata trasferita è scoppiata l’epidemia: ovviamente le visite sono state interrotte del tutto. Ciononostante, posso dire che tutto il personale, dai medici agli infermieri, dagli Oss ai fisioterapisti fino alle signore che fanno le pulizie, mi ha saputo dare quel conforto di cui avevo proprio bisogno.
Posso dire di aver trovato una seconda famiglia qui dentro. In questo periodo è capitato di avere qualche momento di sconforto: a causa del mio incidente non mi posso muovere e ogni tanto la tristezza prende il sopravvento. Qui però da tutti ricevo parole di incoraggiamento. Trovo persone che sanno ascoltare, capiscono il mio momento e sanno come aiutarmi a superare i momenti difficili. Loro mi tranquillizzano”.
- Come ha vissuto l’esplosione della pandemia dall’interno di un ospedale?
All’inizio un po’ di timore, non lo nascondo, l’ho avuto. Quando sentivo che magari c’era un paziente che aveva un po’ di febbriciattola mi saliva l’ansia di essere contagiata. Però ho sempre visto la correttezza nelle manovre da effettuate per evitare i contagi da parte degli infermieri. Cambiarsi i guanti, igienizzare spesso le mani: io lavoro come assistente di poltrona in uno studio dentistico e certi piccoli dettagli li noto immediatamente. Qui hanno sempre seguito scrupolosamente tutti i protocolli previsti per evitare di diffondere il contagio.
- Come procede la riabilitazione?
La mia riabilitazione procede bene. Naturalmente sono stati presi degli accorgimenti per evitare di essere in tanti negli stessi spazi. Lavoriamo molto più distanziati, abbiamo tutti la mascherina e si percepisce un controllo costante della situazione”.
- La sua condizione è migliorata?
Sì, decisamente. Rispetto a quando sono entrata ora riesco a muovere molto di più le gambe: ho osservato miglioramenti fisici concreti. Ora riesco a stare anche in piedi: poche settimane fa era impensabile. Nonostante il Coronavirus l’attività è proseguita senza interruzioni in massima sicurezza e questi sono i risultati. La mia fisioterapista è una roccia e non si ferma mai. Ho lavorato anche nella giornata di Pasquetta e mi ha fatto sentire bene”.
- Riesce comunque a restare in contatto con i suoi famigliari?
Sì, ci sentiamo regolarmente: li tengo aggiornati sui miei progressi giornalieri.
“È stato bellissimo poter fare una videochiamata con mia moglie e mio figlio”
Il signor Ilario è ospite di Habilita Istituto di Neuroriabilitazione ad Alta Complessità di Zingonia da quasi due mesi. A causa di un problema neurologico, dopo il ricovero in ASST Papa Giovanni XXIII è stato indirizzato lì poco prima che esplodesse l’emergenza sanitaria sul territorio.
Ilario ha quindi vissuto dall’interno della nostra struttura tutto quello che accadeva al di fuori: “Qui devo dire che sono organizzatissimi. Per quanto posso dire io la direzione ha fatto un lavoro straordinario; nonostante l’emergenza Coronavirus ho potuto svolgere in sicurezza la mia attività di riabilitazione. Ho ricominciato a muovere le gambe e il braccio che prima era bloccato. Nemmeno io potevo immaginare che sarei riuscito a fare così tanti progressi: tra poco verrò dimesso, ma proseguirò a fare terapia con questi ragazzi. Voglio ringraziare tutti i medici, gli infermieri, gli Oss e i fisioterapisti per il lavoro che hanno fatto con me. Sono giovani, preparati e ben organizzati. Poi è stato bellissimo poter fare una videochiamata con mia moglie e mio figlio. Loro non se l’aspettavano nemmeno: gli abbiamo fatto una sorpresa. Quando hanno risposto al telefono e mi hanno visto in volto sono scoppiati a piangere dalla gioia e nemmeno io sono riuscito a trattenere le lacrime per l’emozione”.
Preoccupazione per i ricoverati non-Covid
L'ansia e l'angoscia di parenti che non hanno più notizie dei loro cari una volta che questi vengono ricoverati è purtroppo uno degli aspetti ricorrenti di queste ultime settimane. In Habilita Istituto di Neuroriabilitazione di Zingonia, per garantire la sicurezza e tutelare la salute degli ospiti presenti nei reparti di degenza e del personale presente in struttura, la Direzione Sanitaria ha da tempo bloccato gli accessi dei parenti.
Per ovviare a questo distacco fisico, però, è stato attivato un servizio mirato ad aggiornare costantemente le famiglie in merito allo stato di salute dei loro cari ospiti in Istituto, che permette di realizzare delle videochiamate.
Il Dr. Michelangelo Bartolo, responsabile dell'U.O. di Neuroriabilitazione dell'Istituto di Zingonia è stato il promotore dell'iniziativa: "Vista la situazione d'emergenza ci siamo attrezzati per attivare un servizio che permettesse un contatto visivo tra pazienti e parenti. Dati gli ottimi risultati ottenuti, l'obiettivo è ora quello di strutturare questa possibilità di videochiamate in modo permanente, una volta conclusa l'emergenza. Anche in situazioni normali non sempre i parenti possono visitare i loro cari per diverse ragioni: in questo modo riusciamo a stabilire un contatto che consente di tenere alto il morale dei pazienti ricoverati che stanno proseguendo nel loro percorso di riabilitazione. I benefici di questo servizio, oltre che nei parenti che possono vedere i propri cari in viso, sono evidenti anche negli ospiti dei nostri reparti, entusiasti di poter salutare i figli o i nipoti”.
La neuropsicologa Nicole Cossolini è incaricata di gestire questo servizio: “Inizialmente ho contattato i parenti dei nostri ospiti per chiedere la loro disponibilità a realizzare delle videochiamate via whatsapp. Ho avuto da parte di tutti un riscontro positivo, anzi direi entusiastico. Quindi ho cominciato a effettuare le videochiamate tra paziente e familiare. Un aspetto molto bello è che alcuni familiari con un po' più di dimestichezza con la tecnologia aggiungono alla videochiamata anche il figlio che magari vive da un’altra parte: per alcuni pazienti abbiamo fatto delle videochiamate multiple con moglie, figli, nipoti tutti insieme. In altri casi contatto famiglie che in casa hanno il nipotino che può così salutare direttamente il nonno. Per loro sono momenti davvero emozionanti”.
All'interno dell'Istituto sono presenti pazienti con patologie differenti: alcuni hanno un profilo cognitivo alto che gli consente di condurre una comunicazione senza alcun problema. Ci sono poi i casi di pazienti con gravi cerebrolesioni acquisite per i quali la telefonata ha anche un altro valore.
“In questi casi – prosegue la Dott.ssa Cossolini –, quando i pazienti non sono in grado di rispondere allo stimolo sonoro o non riescono a comunicare dal punto di vista linguistico, nella videochiamata con i familiari interagisco anche io per aiutare la comunicazione.
Le videochiamate sono effettuate con lo scopo di utilizzare l'immagine e la voce del parente come uno stimolo cognitivo: l’assenza di un famigliare o di un caregiver provocata dall'emergenza sanitaria viene sostituita dalla presenza in videochiamata.
L'importante è far arrivare al paziente il messaggio che lui non è stato abbandonato. Ad alcuni non è facile spiegare verbalmente il concetto, ma la voce e la visione di un proprio caro trasmette comunque un conforto”.
Attualmente in reparto vengono effettuate circa una trentina di videochiamate. Ci sono poi alcuni pazienti già muniti del proprio smartphone che effettuano le loro videochiamate in autonomia.
La Dott.ssa Cossolini sottolinea poi la novità della situazione in cui si trova: “Dai normali colloqui con i pazienti e i parenti all'interno della struttura a quelli in videochiamata c'è naturalmente una differenza sostanziale. In queste conversazioni noto come emerga soprattutto l'aspetto umano: nei familiari trovo tantissima comprensione. Certo, vogliono conoscere l'aspetto clinico del loro parente, ma l'attenzione è rivolta soprattutto nel poterlo vedere in volto. E poi i tantissimi ringraziamenti che riceviamo per averli contattati”.
Alberto Castelli, uno dei due referenti dei fisioterapisti della sede di Zingonia, spiega anche un altro utilizzo delle videochiamate che viene effettuato: “Abbiamo voluto sperimentare la videochiamata anche come forma di addestramento effettuato con la fisioterapista occupazionale. La nostra specialista ha infatti contattato il familiare del paziente e gli ha mostrato alcuni esercizi utili da fare, fornendo consigli e informazioni utili su come gestire la situazione una volta che il paziente sarà dimesso”.