Mercoledì 03 Marzo 2010

Tassa rifiuti, sparisce l'Iva:
per i rimborsi tutto da decidere

Niente più Iva sulla tassa di igiene ambientale (Tia) nelle bollette emesse da Bas Omniservizi. La conferma si avrà con l'arrivo dei bollettini, previsto tra fine aprile e inizio maggio, riguardanti i pagamenti del primo trimestre 2010. Una prima bella notizia per le circa 55 mila famiglie e le oltre 10 mila società bergamasche coinvolte dalla vicenda legata alla sentenza n° 238 del 14 luglio 2009, con la quale la Corte costituzionale ha stabilito che la Tia, per le sue caratteristiche, non può essere inquadrata tra le entrate non tributarie, essendo di fatto una variante della tassa sui rifiuti urbani solidi (Tarsu). Conseguentemente, visto che non è possibile applicare una tassa su un'altra tassa, la Tia non è soggetta all'applicazione dell'Iva.

Tra i primi a festeggiare c'è Federconsumatori, scesa subito in campo dopo la decisione della Corte. Nell'ultima bolletta inviata nei giorni scorsi, Bas scrive nero su bianco che continuerà a riscuotere la Tia, incrementata dell'Iva, ma sino alla chiusura della fatturazione di competenza 2009.

«Deciso che non si applicherà più l'Iva alla Tia – spiega Pietro Bonaldi, responsabile Tariffa igiene ambientale di Aprica, gruppo A2A – rimane da chiarire se per il futuro saranno recapitati a casa dei clienti, come avviene oggi, quattro bollettini trimestrali, oppure un unico bollettino contenente le scadenze, che resteranno comunque sempre trimestrali».

Risolta la matassa relativa all'applicazione dell'Iva, rimane da sbrogliare l'intricata matassa dei suoi rimborsi. Le cifre in gioco sono decisamente elevate. Solo per il territorio bergamasco si parla di circa 10,5 milioni di euro di rimborsi Iva (quanto percepito tra il 2003 e il 2009), che diventano oltre un miliardo e mezzo in tutta Italia.

«Per i rimborsi sono necessarie disposizioni che coinvolgano l'Amministrazione finanziaria italiana – osserva Bonaldi –. Applicando l'Iva alla Tia, noi abbiamo agito da sostituti d'imposta, “girando” il controvalore alle casse dell'Erario». Una delle ipotesi sembra quella del conguaglio nel 730 della dichiarazione dei redditi.


Leggi di più su L'Eco di Bergamo del 3 marzo

r.clemente

© riproduzione riservata