Fai e Confartigianto
«Il caos è fuori luogo»

Prendono le distanze dallo sciopero di ieri – organizzato dal solo Trasporto unito Fiap – le altre associazioni di categoria degli autotrasportatori che, seguendo quanto aveva deciso Unatras, avevano revocato il fermo dati gli impegni presi dal governo.

Prendono le distanze dallo sciopero di ieri – organizzato dal solo Trasporto unito Fiap – le altre associazioni di categoria degli autotrasportatori che, seguendo quanto aveva deciso Unatras, avevano revocato il fermo dati gli impegni presi dal governo.

Unanime, quindi, la condanna della mobilitazione, che come sottolinea Doriano Bendotti, segretario provinciale bergamasco della Fai – Federazione autotrasportatori italiani – penalizza tutti gli altri lavoratori: «La protesta è legittima, ma si poteva fare un volantinaggio, non è possibile bloccare tutto. Questa sigla sta solo strumentalizzando un malessere generale, forse per avere visibilità. Anche il nostro settore è in seria difficoltà, ma i problemi non vanno affrontati con simili rivoluzioni».

Bendotti sottolinea che l'impegno del governo è apprezzabile e ha dato già alcune importanti risposte: «Il governo sta rispettando quanto promesso, per esempio è intervenuto sul recupero delle accise col decreto di venerdì. Inoltre si è impegnato a non modificare la legge 83 bis, cosa per noi molto importante. Creare caos in un momento in cui stiamo avendo delle risposte è fuori luogo».

Critico nei confronti del blocco anche il presidente regionale Confartigianato trasporti, il bergamasco Dario Mongodi: «Rispettiamo la protesta, ma siamo contrari. Siamo solidali con loro perché sono autotrasportatori come noi, ma questa mobilitazione penalizza tutti quelli che non hanno aderito. Inoltre vorremmo capire perché questa sigla non ha sospeso il blocco, come abbiamo fatto noi, visto che l'Unatras lo aveva ufficialmente revocato».

A parere di Mongodi sono altre le vie da percorrere per far ascoltare le rivendicazioni degli autotrasportatori: «Il governo ha dato segnali d'apertura, ma poi la partita va chiusa, perché questa è una situazione che si sta trascinando da troppo tempo. Se non verranno rispettati gli impegni presi allora decideremo come agire, ma lo dovremo fare stando tutti uniti, solo così ci potranno ascoltare». Gravi disagi per tutti, insomma, ma a risentirne maggiormente sono le aziende che producono verdura di «quarta gamma», ovvero precofenzionata: «I nostri prodotti hanno una data di produzione e una di scadenza e non poterli consegnare nei tempi previsti è per noi un grave problema – sottolinea Giuseppina Pezzali, dell'azienda Il Tricolore di Telgate –: lo stop delle forniture, per noi, equivale a un danno di oltre 120 mila euro al giorno».

B. M.

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