Giovedì 28 Febbraio 2013

Benedetto XVI e l'ultima enciclica
Una riflessione di mons. Ginami

di mons. Luigi Ginami
Con gli occhi ancora intorpiditi dal sonno accendo l'Ipad nella mia stanza in Hotel. Mi trovo a Manhattan per la Fondazione Santina Zucchinelli ho in programma incontri con alcuni editori dei miei libri su mia madre, la visita ad alcune banche, la chiusura di un conto su Bank of America… In Vaticano oggi è festa in ricordo dei Patti Lateranensi ed è altresì la Festa della Madonna di Lourdes 11 Febbraio 2013.

Vado come ogni mattina sul sito della Sala Stampa ed un brivido mi percorre la schiena: Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005… inghiotto velocemente saliva per lo stupore, rimango a bocca aperta, e dico a me stesso: forse il fuso orario ti gioca un brutto scherzo, forse stai ancora sognando. Non è possibile il Papa si è dimesso?

Accendo la televisione e la bomba esplode nel mio cuore: tutte le televisioni americane, rilanciano la notizia forse più sconcertante di questo millennio, Papa Benedetto XVI ha dato le dimissioni. Rileggo il testo per ben 5 volte, cerco di scavarlo, di approfondire ogni frase e lo trovo essenziale e sobrio. Tutta la giornata ripercorrerò nel cervello quel testo. Faccio l'errore di accendere il cellulare e decine di telefonate dall'Italia di amici e curiosi chiedono a me cosa ne penso. Decido di spegnere il cellulare e di ripiombare lontano dall'Italia e da Roma oltre l'Oceano Atlantico.

Esco per strada e prendo un caffè bollente con un pezzo di torta, il messicano che serve al banco sta parlando concitatamente con il collega in spagnolo: “Ma come è possibile, il Papa si è dimesso?” Compero il giornale ad un chiosco mentre il freddo pungente mi fa chiudere nella giacca a vento… la stessa litania, una ragazza indiana parla delle dimissioni del Papa, attraverso la strada e giungo sulla Quinta Avenue, un poliziotto sta parlando con un uomo d'affari ancora del Pontefice, una signora coreana che vende Hot Dog fa la stessa cosa, due neri di Haiti che si stanno recando a pulire i vetri di grani grattacieli con le loro divise colorate parlano in francese delle dimissioni…

Sorseggio il bollente caffè che mi scalda le mani e giungo davanti alla Cattedrale di San Patrizio e… incredibile: troupe televisive avide di notizie interrogano i poveri fedeli che si recano a messa o a pregare. Nella mia testa sono forse più sbalordito per tutte queste persone che parlano del Papa più che della notizia stessa delle dimissioni del Pontefice…

Non sono nella cattolica Italia e nella cattolicissima Roma, no sono lontanissimo, più di nove ore di aereo, in una città che forse non si può più dire cristiana, ma proprio a New York, proprio in questa Metropoli tale notizia occupa i discorsi di tutti! Questa notizia ha dunque una forza ed un impeto straordinario, capace di catturare l'attenzione di tutti. Con calma mi interrogo su quale sia il segreto della forza di questa notizia così sorprendente.

Mi tornano in mente le parole del testo delle dimissioni di Papa Benedetto XVI. E' un Papa anziano, stanco provato nelle forze fisiche e spirituali che parla. E' dunque un uomo che proclama la Sua debolezza, la sua limitatezza. E fino qui nulla di strano, sono le sue parole, è nella logica delle cose che l'anziano sia debole e fragile… Ma ora viene il bello. Questo uomo anziano, debole e fragile è un uomo potente, detiene nella Chiesa un potere immenso, il Potere delle Chiavi di Pietro; addirittura in alcune circostanze ben precise e secondo regole certe tale Uomo può rivendicare alle sue parole il tono dell'Infallibilità.

Nessun uomo sulla terra può godere di un potere tale, un potere che porta la Parola autorevole del Sommo Pontefice al livello dogmatico, quando ad esempio nei tempi passati il Papa ha detto che Maria è Assunta in cielo, oppure che la Madonna è l'Immacolata Concezione. Un potere che mette i brividi, un potere che inebria e può ubriacare. La gente ti chiama Santo, ancora prima di morire: Santo Padre, Sua Santità. Per chi diventa Papa, penso che questo potere possa essere una forte tentazione demoniaca coperta da uno strato di sacralità.

Avere nelle mani un potere sterminato, quello di indirizzare masse enormi di cattolici, quello di decidere vescovi e cardinali senza dover ascoltare nessuno. Bene, siamo al cuore della notizia che ha sconvolto New York: Benedetto XVI, ma perché non usi questo potentissimo tuo potere, questa tua prerogativa incredibile per proteggere la tua debolezza, per affermare che comunque tu sei il Pontefice romano?

Ci sono delle motivazioni teologiche enormi che ti difendono e puntualmente i tuoi collaboratori te le hanno ricordate tutte nel tentativo di farti desistere dall'annuncio della notizia che avrebbe cambiato la loro vita e la vita della chiesa intera. Prima di loro, tu stesso conoscevi queste motivazioni… Mi metto in cammino verso Times Square dove devo incontrare i responsabili di una Casa editrice per discutere del libro di Santina

Quando sono debole è allora che sono forte. Ti immagino caro Papa Benedetto nella tua cappellina a colloquio con i tuoi predecessori: “Cosa ne pensi Papa Giovanni se io mi dimetto? E tu Paolo VI, cosa mi dici… Quale è il tuo pensiero Giovanni Paolo I? Ed infine tu Giovanni Paolo II? Forse avrai ricordato frammenti di dialogo con loro. Oppure anche il colloquio con grandi intellettuali a te vicini. anche se di diversa formazione: cosa ne pensi Cardinale Carlo Maria Martini?

Li hai ascoltati tutti con molta pacatezza e poi hai aperto il Vangelo ed è proprio lì che è stata concepita la tau decisione. A colloquio con Gesù e con San Pietro! Gesù non ha mai ceduto alla seduzione del potere, san Pietro non ha mai considerato il tuo ministero come un titolo di forza. A contatto vivo ed orante con la Parola di Dio, tu, Papa Benedetto, hai scoperto nella tua testa un altro meraviglioso titolo del Pontefice Servo dei Servi di Dio. E sono sicuro che questa definizione è quella che tu hai sempre preferito nel tuo cuore, dal momento stesso in cui ti sei presentato a noi come Umile servitore nella Vigna del Signore.

Quella parola ti è piaciuta molto: Servo dei Servi di Dio, in quella parola tu ti sei rifugiato e ti sei sentito a tuo agio, la paura è scomparsa… ed hai cominciato a scrivere davanti alla Bibbia aperta e in ginocchio davanti al tuo Dio quelle parole tenute scrupolosamente nascoste a tutti. Ti immagino scrivere con la tua grafia tanto minuta e piccola, facendo alcune correzioni. E poi, quando ti sei sentito pronto… l'hai letta a voce alta nella solitudine della tua chiesetta davanti a Cristo, davanti a San Pietro, davanti a San Benedetto, davanti ai tuoi predecessori e davanti a Maria… forse l'hai letta diverse volte e mentre la leggevi la pace entrava nel tuo stanco cuore e un collirio curava i tuoi occhi lucidi. Più rileggevi quel pezzo di carta stropicciato e più intuivi che quella sarebbe stata la decisione più forte di tutto il tuo Pontificato.

E più intuivi la forza della tua debolezza e più capivi che esattamente questa era la logica contenuta nel Vangelo e che animava Paolo nella sua predicazione missionaria. Al posto di sentirti vinto e sconfitto in questa tua decisione, più rileggevi il tuo scritto irrevocabile e più ti sentivi vincitore nella logica della Parola di Dio. Eri pronto, nessuno e nulla avrebbe cambiato la tua decisione ed il tuo testo, e così prima di lasciare il Pontificato la tua Parola caro Papa Benedetto diviene infallibile, non nel tentativo di definire un dogma, ma nell'adeguazione profonda e decisa della tua vita alla Vita di Cristo ed alla Sua croce.

Con questo tuo gesto di Santità sei riuscito ad insegnarci Vangelo più che con tutti i tuoi dotti scritti e tutte le tue omelie ed encicliche. Se con quei scritti tu ci insegnavi, con questa tuo scritto tu ci hai testimoniato che quando sono debole è allora che sono forte. Quello scritto diverrà la tua ultima enciclica… una Lettera Enciclica breve, forse tra gli scritti più brevi del tuo Pontificato, che potremmo intitolare Bene conscius (dalle prima parole della frase con cui indichi le dimissioni) ma è il testo che anche tra duemila anni al gente sicuramente conoscerà di te. Lo scritto di un Pontefice che con la sua debolezza è riuscito con questa decisione di dimettersi… a far dimettere una intera curia che forse non pensa esattamente come Benedetto XVI e che proprio per questo non avrebbe mai dato le dimissioni da ruoli di prestigio e forza.

Ecco come potrebbe descrivere la curia di Roma il noto scrittore Victor Hugo: Bisogna farsi strada: e l'apostolato non sdegna il canonicato. Come ci sono altrove grossi berretti, così ci sono nella Chiesa le grosse mitrie. Sono i vescovi opulenti, principeschi, abili, accettati nella gran società, che sanno pregare ma che sanno anche sollecitare, poco scrupolosi di far fare anticamera a tutta la loro diocesi nella loro persona, qualche cosa di mezzo tra la sagrestia e la diplomazia, più abati che preti, più prelati che vescovi. Felici coloro che li avvicinano!

Essendo essi in gran credito, fanno piovere attorno a loro, sui loro favoriti e su tutta quella gioventù che sa piacere, le grasse parrocchie, le prebende, gli arcidiaconati, gli uffici di elemosiniere, le funzioni cattedrali, in attesa delle dignità episcopali. Solo la debolezza di Benedetto XVI è riuscita a dimissionare tale curia. E la Gente, la Gente di New York, la semplice Gente della strada, non importa che sia cristiana, musulmana o atea ha intuito questo ed ha visto dietro questa decisione un Gigante che non agisce secondo le logiche del mondo, ma secondo una logica di preghiera che adegua la propria vita alla logica del Crocifisso e che proprio a partire da lì ha una forza di evangelizzazione incredibile. …

Giunto a Times Square una elegante signora mi accoglie per il nostro incontro di lavoro: “Buongiorno Monsignore, la stavo aspettando… mi racconti cosa ne dice della decisione del Papa di dimettersi?” La guardai profondamente negli occhi e risposi: Quando sono debole è allora che sono forte. Monsignore Lei non può rispondere alla mia domanda con il titolo del libro sul quale dobbiamo discutere… ma in questo caso ha proprio ragione!” La porta a vetri si chiuse ed iniziammo il nostro proficuo incontro in un alto grattacielo dal quale una vista mozzafiato avvolgeva le nostre trattative e mi ricordava la vista mozzafiato propria del pontificato di Benedetto XVI e del suo incredibile gesto…

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e.roncalli

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