Sabato 02 Novembre 2013

«Bergamo vista da quassù
sembra già la capitale 2019»

Non ci sono nuvole in questa mattina d'autunno. Solo una foschia leggera che avvolge la città, l'accarezza col suo velo tenue e a tratti si scioglie svelandone frammenti di bellezza. Pochi e opachi squarci che compongono, però, un'immagine emblematica di Bergamo.

Quella Bergamo che, sostengono molti, in sé ha già tutto ciò che le servirebbe per brillare di una luce ancora più intensa, ma che a volte lo lascia solo intuire, quasi avesse pudore nel crederci sul serio. E forse per rendersene conto fino in fondo bisogna salire quassù sui 1.146 metri del Canto Alto per osservare la città avvolta nella sua delicata cornice di bruma.

Perché quando ti alzi - diceva il grande Bonatti - «vedi lontano e più lontano vedi, più a lungo sogni». Ecco, il sogno. Ce n'è uno che accomuna un po' tutti in questa mattina d'autunno senza nuvole: è quello di Bergamo Capitale europea della Cultura 2019. Non è dietro l'angolo, ma ci credono in tanti.

Di sicuro ci credono questi trenta escursionisti arrivati fin qui, all'ombra della grande croce nel giorno di Ognissanti, per sostenere la candidatura stessa e unirsi idealmente alle altre sei cordate che, grazie all'Unione bergamasca Cai e al Comitato Bergamo 2019, sono salite contemporaneamente su altrettante cime delle Orobie: Coca, Presolana, Resegone, Formico, Camino e Diavolo.

A un certo punto improvvisano pure una ola davanti alla macchina fotografica che è lì per immortalarli come un qualsiasi gruppo di gitanti sullo sfondo diafano dei monti. Un gesto simbolico, quasi propiziatorio. Su forza! - sembrano dire -, cos'ha Bergamo in meno di Ravenna? E perché non potrebbe competere con Urbino, Palermo o Mantova?

Leggi le due pagine dedicate all'argomento su L'Eco di sabato 2 novembre

m.sanfilippo

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