Martedì 06 Ottobre 2009

«Ho sbagliato, ma il ritiro della patente
ha distrutto la mia vita da poliomelitico»

In redazione ci è giunta l'email di un uomo, poliomelitico, a cui è stato ritirata la patente per l'errore di una sera (tasso alcolemico di 1,2). Il problema è che senza l'auto la sua vita è stata totalmente sconvolta. Ecco le sua lettera.

«Scrivo questa lettera perché ho un disperato bisogno di aiuto. In una serata di metà agosto, dopo una cena con gli amici, mi è stata ritirata la patente perché, come leggo spesso e volentieri nelle cronache recenti sul vostro pregiatissimo quotidiano, sono stato «trovato alticcio al volante» e fin qui niente di eccezionale: l’atto è dovuto e giusto in quanto ho commesso un grave errore, anche se i valori non erano così alti da determinare un vero e proprio pericolo pubblico (1,2)».

«Il mio problema è che sono poliomielitico e per me l’uso della macchina è indispensabile: non riesco a camminare per più di centro metri, non riesco a usare né bicicletta, né motocicli, vivo in montagna e non riesco a prendere nemmeno quei pochi pullman di linea che passano perché hanno tutti gli scalini troppo alti; ho risolto il problema di andare al lavoro grazie alla gentilezza e al buon cuore di una collega che si prende la briga di venirmi a prendere sul cancello di casa e di riportarmi al pomeriggio (ore 13,30), ma poi quelle ore pomeridiane diventano interminabili».

«Mi sento agli "arresti domiciliari" pur non avendo commesso un reato così grave da meritarmeli. Ho fatto due ricorsi al Giudice di Pace e alla Prefettura ma senza risultati. Ho inoltre fatto presente la cosa al Giudice di Pace con una raccomandata sperando nella sua clemenza o quanto meno in una soluzione diversa, ma invece dall’avvocato mi è arrivata la "mazzata", non è stata tenuta in nessun conto la mia situazione e l’udienza è stata fissata per metà dicembre».

«Questo vuol dire ancora più di due mesi con la mia vettura, con la quale vivevo praticamente in simbiosi, chiusa in garage. Vuol dire interminabili ore ed ore col chiodo fisso alla mia patente depositata in qualche cassetto in attesa che un Giudice di Pace emetta una sentenza. Sentenza che non terrà conto degli oltre 30 anni di guida senza mai aver causato il benché minimo danno (basterebbe rivolgersi alla mia assicurazione che in tutti questi anni non ha mai dovuto sborsare nemmeno un cent per me); non terrà in nessun conto che si è trattato di un puro caso, difatti non è mia abitudine uscire di casa la sera e tantomeno bere a dismisura, ma questo è difficilmente dimostrabile, solo chi mi conosce bene lo può dire».

«Amici e parenti continuano a dirmi che il tempo passa veloce, che ci sono cose ben più gravi (terremoti, alluvioni, ecc...), è vero, ma io, in questo momento sono diventato pure egoista, sento solo il mio, nessuno riesce e riuscirà a capire cosa sto provando in questo momento. Mi si potrà dire che sto esagerando, ma vi posso assicurare che no, sto vivendo uno dei momenti più brutti della mia vita che certamente non è stata fin qui una passeggiata».

«Per i carcerati che hanno commesso anche gravi reati ci sono mille possibilità: permessi per buona condotta, servizi socialmente utili, chi più ne ha più ne metta, è mai possibile che per me non ci siano alternative se non lasciarmi agli "arresti domiciliari" con permesso di uscita solo per andare a lavorare? Sarò grato a tutti quelli che mi possono dare una "dritta" o una soluzione, non dico per evitare la pena ma per renderla quantomeno il più mite possibile. Grazie.
 Lettera firmata

m.sanfilippo

© riproduzione riservata

Tags