Castione, giù l'ex colonia Fiat
Spazio a 110 appartamenti

Lunghe file di pullman, frotte di bambini vestiti di rosso e di blu che per tre mesi animavano la vita del paese con la loro chiassosa allegria, solo velata, di tanto in tanto, da qualche lacrima di nostalgia per la casa e per i genitori. Era l’Italia delle vacanze in colonia, simbolo di un’epoca che se n’è andata, lasciando in eredità un patrimonio di ricordi e di strutture. E tante polemiche sul come queste ultime debbano essere utilizzate. È il caso di Castione della Presolana e delle sue frazioni Bratto e Dorga, un tempo terra d’elezione per le colonie, che oggi – spiega il sindaco Vittorio Vanzan – «sono aree già urbanizzate che però non vivono, e rischiano di deperire, di restare esposte ad atti vandalici e di trasformarsi in un rifugio per sbandati e senza dimora».

Necessario quindi un ampio progetto complessivo di riqualificazione.
Di stretta attualità è la vicenda dell’ex colonia Fiat. Il Pii è stato approvato in Consiglio comunale e ha già ottenuto il parere di compatibilità della Giunta provinciale. Il progetto prevede l’abbattimento delle attuali strutture per far posto ad appartamenti («da 106 a 110» ha detto il progettista in Consiglio Comunale, «circa 200» replicano gli oppositori. Condivisa è però la stima delle persone che vi abiteranno: 367), negozi e a una «casa-clima» considerata all’avanguardia per il risparmio energetico e la compatibilità ambientale. «E come contropartita – conclude Vanzan – avremo 13 mila metri quadrati di terreno (10 mila di parco pubblico e tremila di parcheggio) e 3 milioni di euro, dei quali quasi un milione da oneri di urbanizzazione che non sarebbe stato possibile incassare senza il cambio di destinazione tanto criticato dalle osservazioni al progetto».

Il progetto di ristrutturazione per l’ex colonia Fiat non piace però (oltre che all’opposizione) alla sezione di Bergamo di «Italia Nostra» e all’associazione «Amici della Presolana», che hanno presentato una serie articolata di rilievi concomitanti in diversi punti che vanno dall’aspetto strettamente pratico, a quello paesaggistico-ambientale, a quello tecnico-normativo.

Per l’ex colonia Dalmine, il suo destino sembrava quello di ospitare l’istituto alberghiero. Questo almeno era il disegno della Regione, finché nel dicembre 2007 la competenza relativa alla formazione professionale alberghiera è passata alle Province. Così il Pirellone ha preferito cedere il complesso e stanziare un contributo di 11 milioni di euro: 6 di finanziamento a fondo perduto per interventi di sviluppo del territorio all’Amministrazione comunale (che ne ha usati 3,5 per l’acquisto del complesso) e 5 alla Provincia per la formazione professionale «con l’impegno – dice Vanzan – che l’alberghiero fosse comunque realizzato a Clusone».

Il futuro della «Casa Cabrini», la Casa estiva del Seminario vescovile lodigiano, non è ancora definito. Pare sia in procinto di essere ceduta a privati, che dovrebbero farne un immobile a destinazione residenziale con annesso centro benessere. Come contropartita il Comune incasserà 2 milioni di euro (che serviranno in parte a potenziare la stazione sciistica del Monte Pora) e 5 mila metri quadrati di terreno che diventeranno parco pubblico.

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Eco di Bergamo Le colonie di Castione