Lo scontro Chanel-Pellegrini
finisce con un pareggio

Si chiude con un pareggio, dopo quattro anni di battaglia legale, lo scontro tra il gigante dell’alta moda francese Chanel e l’imprenditrice di origini brembillesi Carmen Pellegrini. Una battaglia finita su tutti i media francesi e non solo, che dal 2005 a oggi hanno seguito la vicenda: «Davide contro Golia» scrisse il francese «Le Monde», «la Erin Brockovic dell’haute couture, la crociata di una sola donna per i deboli» la paragonò il quotidiano nazionale inglese «The Guardian».

Giornali e televisioni di mezzo mondo hanno raccontato la sua storia. Carmen, 61 anni, titolare di un piccola maglieria, la «World Tricot» di Lure, nell’Haute-Saone francese, aveva accusato Chanel di contraffazione, perché avrebbe copiato un lavoro all’uncinetto realizzato dalle sue dipendenti; quindi aveva ancora portato in tribunale la casa d’alta moda per non aver rispettato un contratto con la sua azienda.

Dopo cinque anni, la sentenza: il tribunale del commercio di Parigi ha deciso che non ci fu contraffazione e ha condannato la «World Tricot» a un risarcimento di 100 mila euro per danni all’immagine di Chanel. D’altro canto i giudici hanno condannato la casa d’alta moda a versare 400 mila euro (per danni e interessi) all’emigrante brembillese per non aver rispettato un contratto regolare che legava le due aziende.

Ma la battaglia tra l’emigrante brembillese, dal carattere combattivo, e il colosso Chanel, molto probabilmente non finirà qui. Carmen Pellegrini, infatti, come dichiara in un comunicato ufficiale, non accetta in particolare la condanna per «danni all’immagine» che l’«affaire» avrebbe portato a Chanel. E si dichiara pronta a presentare appello.

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