Luccisano critica il Pd: Non è così
che si chiede il consenso elettorale

Il sindaco di Arcene, Michele Luccisano, non parteciperà all'assemblea del Pd per la scelta del candidato per le elezioni del presidente della Provincia. Le sue motivazioni sono contenute nella lettera che pubblichiamo, fortemente critica  nei confronti dei vertici del Pd bergamasco.

Il sindaco di Arcene, Michele Luccisano, non parteciperà all'assemblea del Pd per la scelta del candidato per le elezioni del presidente della Provincia di Bergamo. Le sue motivazioni sono contenute nella lettera che pubblichiamo qui di seguito, fortemenmte critica  nei confronti dei vertici del Pd bergamasco: «Non ci sarò all'assemblea - scrive Luccisano - dio un partito che ha deciso di correre per perdere, e di tanto».

Ecco il testo completo della lettara di Luccisano:

«Un sindaco che non parteciperà all'assemblea del pd per la scelta del candidato per le elezioni del presidente della provincia Sono stato incerto per giorni. Prima di Pasqua, m’ero già organizzato per esserci; poi, tra domenica e lunedì ho cambiato idea: non andrò all’assemblea provinciale del pd fissata per domani sera, giovedì 16 aprile, e alla quale ero stato invitato perché sindaco di Arcene iscritto al partito. Mi appassionano ancora i dibattiti e i confronti sulla politica. Quelli a cui posso partecipare, non solo assistere. Ma l’assemblea provinciale del pd di domani già dal suo primo annuncio non mi era sembrata un’occasione da non mancare.

E, tuttavia, ero tentato di andarci. Era solo la seconda alla quale, come sindaco, ero stato invitato dalla nascita del partito. La prima volta s’era trattato di ascoltare la linea che il partito aveva accettato (bipartisan) per il progetto della gestione dell’acqua (Uniacque, insomma), con un invito a comportarsi coerentemente in assemblea dei sindaci. Non era stata certo una serata di passione politica e speravo che sarebbe stato diverso domani.

Anche se erano di più i motivi che mi inducevano ad altra opinione. Uno su tutti l’annunciata decisione sottoposta a ratifica: la scelta – già fatta – di un candidato presidente della provincia alle prossime elezioni. Una decisione presa dopo il fallimento della tentazione di un’improbabile alleanza con il candidato presidente di altri gruppi. E per la dichiarata presupposta ragione che il pd in provincia può contare su un potenziale elettorato di assoluta marginalità ed è, dunque, incapace di esprimere entusiasmi. E di suscitarne. Niente primarie allora.

Dapprima per la scelta di correre a favore di un candidato d’altri e poi forse anche perché, dopo le passate esperienze nazionali, sono in tanti a pensare che portano sfortuna. Costrette a farlo domani sera, la segretaria e la direzione del pd chiederanno a un’assemblea che io non immagino granché motivata, di candidare una persona per bene come Cornolti – che è stato sindaco ed è consigliere provinciale – facendo votare insieme quelli che ne fanno parte di diritto con anche i sindaci e gli amministratori locali del partito. Un tentativo, io leggo, di dare una tardiva parvenza di scelta democratica di base a una decisione della direzione maturata dopo il fallimento di un’alleanza tentata con un metodo che di riformista ha niente. Non è così che si chiede il consenso elettorale.

Un partito che meno di un anno fa orgogliosamente si dichiarava a vocazione maggioritaria, e che oggi si candida per essere una delle possibili minoranze, può semmai raccogliere i consensi dei romantici, che sono sempre di meno. O di quanti vanno alla ricerca di un posto dove comunque rannicchiarsi, in attesa di tempi migliori. Non è così che si coinvolgono i giovani che rischiano di subire più degli altri gli errori di una generazione adulta che non ha saputo guardare oltre le proprie aspettative di vita. Non si coinvolgono così quanti hanno pensato che il rinnovamento della politica e della società debba necessariamente accompagnarsi con l’irrompere di partiti nuovi capaci di imporre classi dirigenti nuove e diverse. E, soprattutto, scelte in base alla responsabilità e alla competenza, considerando la cooptazione come un peccato dal quale definitivamente rifuggire.

Non ci sarò all’assemblea di un partito che ha deciso di correre per perdere, e di tanto. E che del suo candidato fa la vittima sacrificale. Avendo dimenticato l’entusiasmo di cinque anni fa quando invece seppe rendersi protagonista di una bellissima campagna elettorale per l’elezione del presidente della provincia. Sarò a sentire le canzoni di Fiorella Mannoia, che giusto giovedì sera è protagonista a Bergamo con il suo concerto. Userò per me il biglietto che avevo da tempo prenotato e che meditavo di dare ad altri per partecipare all’assemblea del partito.

C’è una canzone nell’ultimo album di questa meravigliosa interprete che si addice a questo momento del pd. Si intitola “Io cosa sarò”, ne consiglio l’ascolto e la lettura del testo ai dirigenti e ai militanti del pd. Dice all’inizio: “Un albero sarà un tavolo in cucina, e l’uva sarà vino nella cantina, il marmo sarà statua su una tomba, l’ottone sarà il suono di una tromba . . . “. E ancora dopo “La plastica una busta per la spesa, il bronzo chiamerà la gente in chiesa, il grano sarà soldi e sarà pane, e l’acqua darà vita alle fontane . . .” Tante possibili certezze, insomma. Ma il pd, cosa conta di essere?»
Michele Luccisano, Sindaco di Arcene

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