Pasqua, processioni e riti antichi a Vertova, Leffe e Gandino

Si rinnovano in questi giorni a Vertova, Leffe e Gandino, le tradizioni che rievocano la Passione e la morte di Cristo. Venerdì Santo a Vertova è in programma la rievocazione, in forma drammatica, della Deposizione di Cristo, con figuranti in abiti d’epoca . A Leffe, sempre Venerdì Santo, ci sarà la processione col Cristo Morto. A Gandino, invece, si comincia la sera del Giovedì Santo con il rito antichissimo della «tola». Vertova - Alla sera del Venerdì Santo, verso le 20, è in programma la rievocazione della Deposizione di Cristo dalla croce. Figuranti in costume rappresenteranno i Giudei che staccano dalla croce la statua di Gesù in legno con le braccia snodabili, realizzata nel 1725 da Andrea e Gian Bettino Fantoni. Al rituale partecipano numerosi altri personaggi in costume: i Confratelli del Santissimo Sacramento, le «Torce», la «Lanterne», le «Picche» con le alabarde, il drappello di soldati romani, che partecipano anche alla processione per le vie del paese. Oltre al Cristo morto sulla lettiga portata a braccia dai Giudei, per le vie del paese sfilano anche un Cristo vivo, un anonimo fedele vestito di saio rosso, incappucciato e scalzo, con una pesante croce sulle spalle seguito da un disciplino in saio bianco, anch’esso incappucciato e scalzo, che impersona il Cireneo. Leffe - Dalle 20, la sera del Venerdì Santo si svolge una processione in cui la statua del Cristo morto, su una portantina coperta da un telo rosso, viene portata a braccia da 12 giovani celibi vestiti di tunica bianca e scalzi, che percorrono le vie del paese in una processione notturna illuminata dai ceri, mentre i lampioni del paese vengono spenti per creare un clima di grande suggestione. Al termine del percorso il corteo rientra nella chiesa parrocchiale, dalla quale aveva preso l’avvio, e dove il sacerdote impartisce la benedizione con la reliquia del legno della Croce. Gandino - Giovedì, Venerdì e Sabato Santo si rinnova un rito antichissimo: quello della «tola», una tavola in legno con maniglie in ferro che viene agitata da due addetti quando le campane tacciono, per scandire i momenti di preghiera (l’«Ave Maréa», il «Pater» e la «funziù»). Il rito si svolge sulla torre campanaria alta 73 metri, da dove il fracasso provocato dalla tabella suonata sui sei lati del campanile dagli addetti Celestino Caccia ed Emanuele Bertocchi, si propaga in tutta la vallata ed è udito anche nelle frazioni. La tradizione ricorda l’usanza in vigore al tempo del Comune medioevale di convocare l’arengo «ad tolam batutam». Il Venerdì Santo,a Gandino si usa poi mangiare «la Cruca» o «Crostone», una focaccia cotta nell’olio e composta di farina, zucchero, uva candita ed altre spezie; a Vertova, a Pasqua e in altre occasioni speciali, si usava consumare la «Schisciola», una specie di ciambella cotta alla brace in un’apposita pentola di ferro.(12/04/2006)

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