Il saldo low cost fa anche primavera

Il saldo low cost
fa anche primavera

La Befana ha portato una buona notizia sull’Italia della crisi: i saldi. Sono andati meglio del previsto, alla faccia delle previsioni negative delle associazioni dei consumatori e del commercio. In molte città d’Italia hanno registrato aumenti del 5, anche 10% rispetto allo scorso anno.

Non è solo un’impressione, lo dicono gli studi basati sulle interviste all’uscita dei negozi e dei grandi magazzini effettuate in questi primi giorni. Il fenomeno emerge anche da un sondaggio di Confesercenti: avvio positivo in tutto il Paese, in particolare nei centri storici e nelle città d’arte. Un risultato favorito anche dal meteo, che ha portato un aumento del turismo italiano e straniero (e i turisti, in media, spendono un po’ di più). Un fenomeno già ampiamente descritto in passato, ma che sta dando i suoi frutti, è «l’importazione», nei giorni dello shopping al ribasso, di acquirenti provenienti dall’estero. In provincia di Venezia e nelle regioni non lontane dal confine, ad esempio, si registra un afflusso di consumatori «foresti» da Slovenia, Serbia e Croazia.

Ma l’avvio è andato molto bene anche a Milano, ormai divenuta terra di conquista per i borghesi russi, la metropoli dei saldi per eccellenza, dove l’afflusso è stato del 5% in più rispetto alla scorsa, deprimente stagione. Si sono riviste code all’apertura dei saldi. Benino anche a Torino, che ha registrato un pallido sole: più 2%. Naturalmente non è il caso di cantare vittoria e celebrare l’uscita dalla crisi e la fine della stagnazione dei consumi: gli acquisti restano inferiori al 2008 e soprattutto al 2011, quando la grande gelata dei consumi si è abbattuta su tutto il territorio nazionale. Non dobbiamo nemmeno dimenticare che il saldo delle attività commerciali, ogni anno, registra circa novemila negozi che chiudono a fronte di quattromila che aprono. Anche perché, se andiamo a vedere il comparto che tira nelle vendite di fine stagione, ci accorgiamo subito che è quello low cost.

Significa che in anni in cui i prezzi non aumentano o addirittura diminuiscono, in cui le occasioni non mancano anche lontano dalla stagione dei saldi, di sconto continuo, ormai si punta al prezzo stracciato, quasi sottocosto. In alcuni di questi centri commerciali l’aumento è stato addirittura del 35%, come a Caserta. Ressa anche nei megastore del Mugello e del Piemonte, in particolare in provincia di Alessandria.

I piccoli esercenti e i negozi del lusso, quelli che farebbero da traino alla ripresa della nostra economia, rimangono poco affollati e l’orientamento dei consumatori sembra per il momento orientato alla cautela. Si gira per le vie dello shopping, si guardano molto le vetrine, si entra e si esce a mani vuote, tranne che negli outlet e nei grandi centri commerciali.

Insomma, un saldo, come le rondini, non fa primavera, ma è certamente un segnale positivo che ci induce all’ottimismo, come ammette la stessa Confesercenti. Del resto nessuno è disposto a scommettere che il 2015 sarà un anno fecondo, capace, come in un incantesimo, di farci ritrovare la ricchezza perduta. Il Prodotto interno lordo viaggerà sempre nei dintorni dell’1%, ma almeno in territorio positivo. Ma sarà un anno di svolta, di transizione, di lenta ma finalmente importante ripreso.

La fiducia, propellente dell’economia, si fa strada tra le famiglie stremate. E anche questa pallida ripresa di saldi, dopo anni di mugugni e di pianti, significa che la rotta è stata invertita, che il lungo inverno sta finendo e che il disgelo è finalmente iniziato.


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