Sanremo, festival ai nastri di partenza
L’unica stella polare è la musica

Lui la definisce «una missione piccola, anche temeraria» e, per sfidare quell’aura d’indeterminatezza vissuta come una gravissima minaccia pure da artisti abituati a sfidare il popolo degli stadi, ha coniato lo slogan «Sanremo, non ti temo».

Lui è Claudio Baglioni e da questa sera ha in mano la cloche di una 68a edizione chiamata a confrontarsi con gli ascolti spaziali del triennio Conti. Da stazione intergalattica pure la scenografia di un Teatro Ariston che rinuncia a 12 file di poltrone (con gran scoramento di assessori, funzionari e soliti vip) per catapultare il Festival nell’iperspazio. Stasera si comincia con qualche patema per Laura Pausini che ha un accenno di laringite ma stringerà i denti per portare fino in fondo un’esibizione degna di lei con tanto di bagno di folla, salvo cambiamenti dell’ultim’ora, con «La solitudine» duettata assieme a Baglioni tra il pubblico all’addiaccio fuori dai cancelli dell’Ariston. Con Pezzali, Nek e Renga, invece, duetterà, «Strada facendo». Già perché il direttore-dittatore, come l’hanno chiamato i meno teneri, intende lasciare un’impronta forte sulla manifestazione, con momenti legati alla sua carriera quasi cinquantennale e sorprese svelate in parte ieri. Il premio alla carriera per Milva, che venerdì ritirerà la figlia Martina Corgnati, o il ritorno (virtuale) di Mina all’Ariston tramite ologramma nella giornata di sabato.

La grande canzone italiana verrà evocata con duetti che il cantore della maglietta fina terrà omaggiando Sergio Endrigo con Il Volo, De André con Paoli e Danilo Rea, Battisti con Piero Pelù e Ivano Fossati con Fiorella Mannoia. E, ancora, tributi a Bacalov, a Tenco e a Gaber perché «la stella polare di questo Sanremo 68 è la canzone italiana» spiega Baglioni. «Quest’anno non avremo astronauti, sportivi, ma tantissima musica. Il dato spettacolare delle esecuzioni sarà elevatissimo. La canzone è fatta da parole e di musica, due materiali diversi da assemblare, lingua bella da parlare, ma difficile da musicare. Una cosa seria e un grande gioco allo stesso tempo». James Taylor duetterà con Giorgia, ma altre sorprese sono in arrivo pure sul versante degli artisti internazionali, a cominciare dalla coppia Sting-Shaggy in scena domani sera.

La sigla sarà un patchwork sanremese, con tutti gli artisti in gara che cantano un frammento della canzone scritta appositamente da Baglioni per questo «suo» Festival delle novità in cui il fiato sospeso per il meccanismo dell’eliminazione è sostituito dalla comparsa sullo schermo a fine serata di un orientamento, con gli artisti in gara divisi per fascia alta, media o bassa in base ai voti ricevuti. Non si tratterà dei voti totali, ma di una classifica disaggregata: la prima sera quella della Demoscopica, a seguire quella dei giornalisti e quella del televoto.

Ieri le prove finali di tutte e venti le canzoni. Usando lo stesso criterio delle fasce, in base a quanto sentito, andrebbero probabilmente in alta Diodato e Roy Paci, Giovanni Caccamo, Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico, Ron, Annalisa, Le Vibrazioni e The Kolors (letteralmente resuscitati rispetto agli ascolti di un mese fa, grazie alle abili arti produttive di Luca Chiaravalli). In fascia media, Enzo Avitabile e Beppe Servillo, Lo Stato Sociale, Ermal Meta e Fabrizio Moro, Luca Barbarossa, Max Gazzè, Robi Facchinetti e Riccardo Fogli, Mario Biondi. In bassa, Elio e le Storie Tese, Nina Zilli, Decibel, Noemi, Red Canzian, Renzo Rubino.

Michelle Hunziker, che non risponde alle domande sulla polemica anti-Baglioni innescata dal patron di «Striscia la notizia» Antonio Ricci, torna sul luogo del delitto undici anni dopo. «Avevo il “cuscino” di Baudo a proteggermi, c’era grande spontaneità, questa volta abbiamo provato tanto e questo ci dà forse un po’ più sicurezza. Con dei momenti di spettacolo veramente inattesi che sorprenderanno e divertiranno il pubblico». L’ultima battuta è, naturalmente, di Baglioni. «…Per voi il Festival continua».

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