Dopo 28 anni Bagini lascia il rifugio Calvi, il Cai cerca un gestore

Carona, a fine anno l’addio. Claudio e Battistina si erano conosciuti qui. I ricordi di quando nevicò a Ferragosto e delle tormente di maggio. «Oggi la clientela è esigente».

Galeotto fu il rifugio. Correva l’anno 1995, e da alcuni mesi a gestire il rifugio «Fratelli Calvi» di Carona, c’era Claudio Bagini, allora trentenne, insieme al fratello Valentino. Ad aiutarli arrivò da Valtorta Battistina Busi. Dopo un anno i due si sposarono. E da allora sono stati i gestori e appassionati custodi di uno dei rifugi storici delle Orobie, aperto nel 1935. Ventotto anni di gestione con tanti ricordi, difficoltà, sacrifici, soddisfazioni. Anche perché il «Calvi», come tutti lo conoscono, è sicuramente uno dei più frequentati delle Orobie, punto di arrivo di un’escursione tranquilla di tre ore da Carona ma anche partenza verso classiche vette, come il pizzo del Diavolo o il Grabiasca. Battistina, oggi 62 anni, è prossima alla pensione, Claudio, 61 anni, non se la sente di proseguire da solo. I figli, di 24 e 25 anni, hanno preso altre strade.

«Forse non ce ne siamo ancora resi conto - dice Battistina - di quanto ci mancheranno le giornate al “nostro” rifugio. Ci abbiamo lasciato il cuore, letteralmente, visto che io e mio marito ci siamo conosciuti lì. Quanti ricordi, quante persone e quante avventure».

Soprattutto quando i due coniugi salivano in inverno, per il periodo natalizio o ad aprile, per Pasqua. «Ora sono quattro anni che, causa Covid e troppa neve, non aprivamo in inverno - dice Battistina - ma ricordo le volte che dovevamo affrontare metri di neve per salire, perché io non scio. O le tormente di un mese di maggio, di tanti anni fa. E ci è capitato anche di vedere nevicare a Ferragosto».

«Per il nostro rifugio rischiavamo anche - continua Claudio - in inverno, con la neve e i pericoli delle slavine, ma anche in estate, spesso salendo con la jeep». Il rifugio, dopo le vacanze di Natale, apriva per le festività pasquali e per lo storico trofeo Parravicini di scialpinismo.

Il contratto con il Cai di Bergamo, proprietario del rifugio, scadrà a fine anno.

«Sto salendo ancora in questi giorni per sistemare alcune cose, poi dovrò sicuramente dare indicazioni al nuovo gestore», prosegue Claudio.

«Il boom di ospiti si ebbe negli anni Novanta - continua - poi progressivamente la clientela è cambiata». «Una volta salivano soprattutto camminatori esperti, gente abituata alla montagna o della valle - prosegue Battistina -. Da alcuni anni, grazie anche al servizio navetta, alle e-bike, arrivano anche persone poco abituate alla montagna. Un bene, ma spesso sono esigenti. E in un rifugio non si possono soddisfare tutti i servizi o le comodità che ci sono in città».

Il Cai di Bergamo ora cerca un nuovo gestore. La durata del contratto andrà dal 1° marzo prossimo al 31 dicembre 2024, rinnovabile tacitamente (come è sempre stato finora) per tre anni. La struttura, che dispone di 22 camere, sarà oggetto di ristrutturazione la prossima primavera, in particolare sarà rinnovato l’impianto di riscaldamento.

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