Colzate, il canile dove c’è tutto ciò che è necessario

IL PROGETTO. L’associazione nata nel 2024, il luogo ospita una trentina di cani. «Oggi arrivano non più randagi, ma chi ha avuto una famiglia e per vari motivi l’ha persa».

Ci sono storie come quelle di Lilli e il Vagabondo. E poi ci sono storie come quella di Poldo, un cane che stava talmente bene nel canile di Colzate che lo ha preferito a una casa vera perché - come canta il Bepi che gli ha addirittura dedicato una canzone - «tutto quello che gli serve ce l’ha lì: mangia, beva, dorme e abbaia minaccioso tutto il giorno a quelli della ciclabile là dietro».

L’associazione

A ricordare la sua storia (Poldo è scomparso nel 2019) è Natascia Recanati, presidente dell’associazione che porta il suo nome. Nata nel 2024 per gestire il canile nel comune seriano e di proprietà della Comunità montana, l’associazione ha ereditato l’impegno portato avanti per più di vent’anni con una realtà milanese: «Il gruppo di volontari c’era anche prima, capitanato dall’instancabile e appassionata Rita Abbadini, ma eravamo una specie di succursale di Diamoci la zampa di San Donato Milanese. Con il tempo è emersa l’esigenza di creare un’associazione autonoma e radicata localmente, dedicata agli animali», spiega Recanati che, con i suoi 32 anni e tanto entusiasmo, racconta: «Non dovevo esser io la presidente, ma si è presentata questa necessità. Visto che con il lavoro non avevo più molto tempo per recarmi in canile, ho pensato di mettermi a disposizione per il ruolo, contribuendo alla parte organizzativa e burocratica».

«Fra gli attuali ospiti, ce ne sono di arrivati da cuccioli che aspettano ancora una famiglia»

Oggi in canile arrivano «non più randagi, ma animali che hanno avuto una famiglia e che, per diversi motivi, l’hanno persa», rivela. Situazioni (anche) difficili, emergenze improvvise, recuperi complessi: ogni ingresso porta con sé una storia. Richiede tempo e attenzione.

Un luogo un po’ particolare

L’obiettivo è sempre quello «di recuperarlo e di trovargli una nuova casa». Non sempre però accade. Alcuni cani vengono adottati in pochi giorni, altri restano per anni: «Fra gli attuali ospiti (che sono una trentina, ndr), ce ne sono di arrivati da cuccioli che aspettano ancora una famiglia», spiega la presidente con un velo di tristezza, anche se - precisa subito - «il nostro canile è un po’ particolare, non è un luogo triste e desolato». Al contrario, è uno spazio aperto al territorio, accogliente con animali e persone. I cani sono per lo più divisi in quattro aree, dove possono socializzare e muoversi liberamente. E poi c’è una possibilità per tutti: portarli a passeggio sulla ciclabile, per qualche ora. Basta una telefonata per accedere al servizio e trascorrere del tempo con loro, anche senza adottarli: «È un gesto semplice che crea legami, permette agli animali di uscire dalla routine quotidiana. E anche chi non ha la possibilità di tenere un cane, può godere della sua compagnia».

Rete di circa trenta volontari

A sostenere il tutto è una rete di circa trenta volontari, di età diverse. C’è chi si occupa della gestione quotidiana del canile e chi delle attività di supporto: banchetti per raccolte fondi, vendita di bomboniere, colombe e panettoni, iniziative, adozioni effettive o a distanza per le quali i volontari fanno foto e video, e addirittura delle videochiamate. L’associazione guarda al futuro con un’attenzione particolare, pensando ad attività di sensibilizzazione ed educazione. Sono in fase di avvio percorsi nelle scuole, con l’obiettivo di promuovere una cultura diversa nel rapporto con gli animali: «C’è ancora una mentalità che li vede come qualcosa di utile, da usare e sfruttare - conclude Recanati -. Il nostro obiettivo è cambiarla. Sono a tutti gli effetti dei compagni di vita».

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