Le Accademie del G7 ai governi, impegno contro le armi atomiche

Un appello ai governi contro l’uso delle armi atomiche, in un momento storico nel quale “esiste il rischio di un'inversione di tendenza”: a lanciarlo sono le Accademie scientifiche dei Paesi del G7 a conclusione dell’incontro di due giorni ospitato a Roma, dall’Accademia dei Lincei. Il documento è uno dei sei messi a punto dagli accademici.

Accanto al disarmo nucleare, gli accademici si sono pronunciati in merito all’Intelligenza artificiale e alle sfide tecnologiche ed etiche che pone alla società, sulla tutela della salute in un momento di crisi dei servizi nazionali e di rischio di nuove pandemie, su una nuova agricoltura rispettosa delle risorse ambientali e basta sulla tecnologia. Per la prima volta inoltre la riunione delle Accademie del G7, definita Science7 o S7, ha considerato due temi che si discostano da quelli scientifici, come quello delle disuguaglianze sociali e la povertà e la Scienza e la comunicazione del patrimonio culturale.

Avviata nel 2005 dalla britannica Royal Society, la riunione delle Accademie ha lo scopo di elaborare documenti congiunti su grandi temi di interesse globale da sottoporre ai capi di Stato e di governo del G7. All’incontro di Roma hanno partecipato i vertici di Royal Society of Canada, della francese Academie des Science, la tedesca Leopoldina, lo Science Council of Japan, per la Gran Bretagna British Academy e Royal Society, la National Academy of Sciences degli Stati Uniti. All’indomani dell’incontro con il presidente della Repubblica Segio Mattarella, gli accademici hanno consegnato i documenti all’ambasciatrice Elisabetta Belloni, capo sherpa italiano del G7/G20 della presidenza del Consiglio.

Nel documento si rileva che "gli ultimi decenni hanno visto la cancellazione di diversi trattati sul controllo delle armi nucleari e, allo stesso tempo, l'acuirsi delle tensioni internazionali" e che "l'aumento delle crisi geopolitiche e le nuove guerre che coinvolgono Paesi dotati di armamenti nucleari sono una minaccia alla stabilità regionale e globale. Nuove minacce di ricorrere all'uso di armi nucleari tattiche sono state avanzate, armi progettate per essere impiegate sul terreno contro obiettivi militari. In aggiunta al loro grande potere distruttivo, l'uso di tali armi è associato agli effetti gravi e diffusi determinati dalla pioggia radioattiva. E il pericolo ancor più grande è che l'impiego di tali armi è suscettibile di innescare una escalation verso l'uso di armi nucleari strategiche".

Gli accademici osservano che "la storia ci insegna che il modo migliore per passare dall'incremento alla riduzione delle armi nucleari, per ridurre i rischi di uso del nucleare e per ridurre la proliferazione delle armi nucleari, è mediante accordi internazionali che limitino il numero e i tipi di armi, stabiliscano sistemi di monitoraggio e di verifica, definiscano i mezzi di comunicazione e risoluzione dei conflitti, e limitino in modo verificabile gli usi dei materiali e delle tecnologie nucleari, e fare tutto ciò per rinnovare gli impegni contro l'uso delle armi nucleari". Un compito, questo, al quale la scienza può contribuire continuando "a sviluppare e diffondere le prove scientifiche che dimostrano gli effetti catastrofici di una guerra nucleare sulle popolazioni umane e sulle altre specie con cui condividiamo il nostro pianeta, nonché sviluppare strumenti per monitorare, rilevare e verificare l'aderenza agli accordi e sostenere i governi nel loro impegno a rispettare gli impegni".

Sistemi di Intelligenza artificiale sicuri, trasparenti e rispettosi della privacy: è quanto si legge nel documento redatto su questa tema alla conclusione dell'incontro di due giorni dei rappresentanti delle Accademie dei Paesi del G7.

Nel documento sull'IA si legge che "da un punto di vista tecnico, si chiede che i sistemi di Intelligenza Artificiale siano resi sicuri, trasparenti e affidabili, garantendo nel contempo la riservatezza dei dati degli utenti. Nelle interazioni con i sistemi di IA, è scritto ancora, "gli utenti hanno bisogno di indicazioni chiare sulla protezione dei loro dati e su come e per quanto tempo i loro dati saranno utilizzati, riutilizzati e archiviati".

Per questo "sarà necessario avere garanzie di sicurezza formali prima di poter procedere alla loro implementazione" ed "è essenziale aderire a standard rigorosi per la verifica dei requisiti, la convalida e il collaudo dei sistemi e il monitoraggio successivo una volta implementati, affidato preferibilmente ad organismi indipendenti responsabili anche del controllo di eventuali bias nascosti". E' inoltre "necessario promuovere leggi che impongano l'obbligo di fornire una documentazione adeguata affinché gli utenti possano comprendere le capacità, le limitazioni e gli ambiti appropriati delle applicazioni. La tracciabilità dei dati di base su cui sono costruiti i modelli di IA è fondamentale".

Seguono nel documento alcune considerazioni etiche. Fra queste, si chiede ai governi "di incentivare le applicazioni socialmente utili dell'Intelligenza Artificiale e di favorire la cooperazione fra i privati, che creano innovazione, e le istituzioni pubbliche che regolano lo sviluppo e promuovono la ricerca di base". I governi devono quindi "promuovere standard legalmente riconosciuti per regolamentare i contenuti generati dall'IA. Le strutture istituzionali che promuovono l'accuratezza e l'autenticità diventeranno sempre più importanti. Inoltre, l'alfabetizzazione informatica continua delle popolazioni onde consentirle di identificare e interagire con i contenuti generati dall'IA sarà un elemento chiave".

Un'attenzione particolare viene dedicata nel documento alla "comparsa di sistemi d'arma autonomi" legati all'intelligenza artificiale. Un fenomeno che "solleva pressanti preoccupazioni etiche e militari. La loro autonomia - si osserva nel documento - potrebbe facilitare i conflitti, stimolare una corsa agli armamenti e rischiare abusi da parte di regimi canaglia o di terroristi. Alcuni sostengono il divieto per tali armi, mentre altri invocano norme rigorose in linea con il diritto umanitario internazionale, sotto la sorveglianza dell'uomo".

Mentre i sistemi sanitari sono in crisi e c'è ancora molto da fare sulla prevenzione primaria, i cambiamenti climatici potrebbero portare nuove minacce per la salute che vanno contrastate con nuove tecnologie. E' quanto indica il documento sulle "Raccomandazioni per le politiche sulla salute" redatto dalle Accademie dei Paesi del G7 al termine del loro incontro di due giorni a Roma, presso l'Accademia dei Lincei.

Fra le priorità, il documento indica la lotta alle pandemie, rilevando che "vi sono forti evidenze, rafforzate dalla pandemia di Covid-19, che vi è un crescente squilibrio tra gli investimenti per la cura delle malattie e quelli per il mantenimento della salute". Per questo "è necessario mettere in atto e coordinare iniziative su scala mondiale per identificare potenziali nuovi agenti patogeni e gli ambienti naturali in cui essi crescono e proliferano".

Richiedono attenzione, inoltre, la lotta ai batteri resistenti agli antibiotici, con un impegno da parte delle aziende farmaceutiche a sviluppare nuovi antimicrobici, vaccini e test diagnostici per le malattie trasmissibili più gravi e gli agenti patogeni più pericolosi.

La stessa crisi dei sistemi di sanità pubblica implica una maggiore attenzione ai "determinanti sociali della salute, compresi i fattori di rischio comportamentali ed ambientali che sono presenti lungo tutto l'arco della vita". Servono inoltre "sistemi di monitoraggio a livello nazionale che rilevino in modo sistematico le disuguaglianze nell'accesso ai servizi sanitari".

Un impegno politico per una rivoluzione agraria basata sulla scienza e su nuove tecnologie in grado di garantire colture più sostenibili, nel rispetto delle risorse del suolo e dell'acqua e capaci di resistere ai cambiamenti climatici: lo chiedono ai governi le Accademie dei Paesi del G7, al termine dell'incontro di due giorni organizzato a Roma, presso l'Accademia dei Lincei.

Nel documento 'Sicurezza e salvaguardia della produzione agricola' le Accademie raccomandano di istituire "programmi internazionali volti a generare varietà di colture resistenti agli agenti atmosferici, ai parassiti e alle malattie, vaccini per gli animali e probiotici che rafforzino la salute". Esortano inoltre a "migliorare i sistemi di monitoraggio e sorveglianza e a predisporre infrastrutture e regole per rendere queste risorse facilmente disponibili per gli agricoltori", in particolare a quelli dei Paesi emergenti.

Le Accademie si dicono inoltre "favorevoli all'adozione di modelli di scienza aperta" e raccomandano "un maggior sostegno all'istruzione e alla formazione con il fine di migliorare la competenza tecnologica, l'utilizzo delle nuove tecnologie e la conoscenza e consapevolezza dei rischi che esse comportano per l'ambiente e la salute".

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