Prosperi e no

Sono quasi certo che nei momenti di sconforto tutti, ma proprio tutti, siamo andati con la mente a un Paese-rifugio, una Nazione magari un po’ idealizzata che, per caratteristiche climatiche, paesaggistiche, economiche e sociali, pensiamo potrebbe rivelarsi il nido ideale qualora ci decidessimo ad abbandonare la nave; pardon, l’Italia.

Se per caso decideste di fare sul serio e non, come al solito, scrollarvi di dosso la tentazione pochi istanti dopo averla manifestata, sappiate che dovreste regolare il navigatore gps sul Nord fisso. Ma come? Niente spiagge tropicali? Niente tramonti equatoriali? Niente Maldive, Seychelles, Thaiti o Hawaii? No: a Honolulu dovreste preferire Dublino, a Malé anteporre Oslo. Lo dice la classifica dal “Legatum Institute”, organizzazione che si occupa ogni anno di stendere la classifica delle nazioni “più prospere”. Va detto che il concetto di “prosperità” si apre a diverse interpretazioni. Secondo Legatum, la prosperità si può definire con un indice calcolato su base economica (il grado di imprenditorialità, le opportunità create nel mondo del lavoro), politica (la cosiddetta “governance”) e sociale (la salute, la sicurezza, la libertà individuale). Tutto ciò, conclude Legatum, sta più a Nord che a Sud.

Ecco infatti la classifica aggiornata dei 10 Paesi più prosperi: Norvegia, Svizzera, Danimarca, Nuova Zelanda, Svezia, Canada, Australia, Olanda, Finlandia e Irlanda. Con la significativa eccezione dell’Oceania e del Canada, la prosperità ancora abita in Europa ma piuttosto a Nord, comunque oltre il vallo alpino. E l’Italia? La troviamo alla posizione numero 37, preceduta dal Kuwait e seguita da Israele. Naturalmente ci sono posti peggior in cui vivere, specie quelli tormentati dalla guerra: la Siria per esempio occupa il posto numero 136. Credeteci o no, c’è di peggio: la Repubblica Centrafricana, al gradino 142, è il simbolo, possiamo ben dirlo, di un continente cardinale e vergognosamente dimenticato.

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