Lunedì 30 Settembre 2013

Agenti ai binari e sottopasso
La polizia regola il «fiume umano»

Alla fine di Centostazioni c'erano due persone. Il vero e duro lavoro lo hanno fatto gli agenti della Polfer e della polizia locale che, una quindicina in azione, hanno regolato il fiume di persone al sottopasso della stazione ferroviaria e sui binari. Un ottimo lavoro, ma con un quesito: ogni mattina il Comune e la Questura di Bergamo possono permettersi di avere impegnati così tanti agenti alla stazione? La situazione critica del sottopasso e dei lavori di restyling proseguirà per giorni e il rischio è che il sottopasso per via Gavezzeni venga chiuso, come suggerito nei giorni scorsi dal Questore Dino Finolli, resta nell'aria.

Dopo dieci giorni di completo caos con i pendolari intrappolati nel tunnel e altri ad azzardare pericolosi attraversamenti dei binari per evitare le lunghe code, lunedì mattina sette agenti della Polfer hanno creato una sorta di imbuto all'ingresso del sottopasso per regolare le entrate e le uscite. Di Centostazioni solo due persone mentre gli agenti della polizia locale hanno verificato le situazioni di flusso sui binari e controllato che nessuno attraversasse il sedime ferroviario.

Tra oggi e martedì la situazione verrà quindi monitorata con attenzione, e nel caso in cui ci saranno ancora problemi di ordine pubblico, se ne discuterà al tavolo coordinato dalla Prefettura, convocato l'ultima volta - alla presenza di tutti gli attori principali - lo scorso 10 settembre, quando il Questore Finolli, aveva suggerito «di chiudere il sottopasso negli orari di maggior afflusso». Un'ipotesi che fino a qualche giorno fa non era stata considerata dal Comune, ma nelle ultime ore, sembra che gli scenari possano cambiare, con la chiusura del sottopasso almeno negli orari di punta, un'«extrema ratio», diceva Ceci venerdì.

Ad aggravare una situazione già disastrosa, i lavori sulle scale che portano ai binari, un intervento che creerà ulteriori disagi nel cuore della stazione e che dovrebbe partire a giorni.

fa.tinaglia

© riproduzione riservata