La Carovana Antimafie a Bergamo Giovedì incontro con Gori e Rossi

La Carovana Antimafie a Bergamo
Giovedì incontro con Gori e Rossi

Come ormai accade da anni, torna a fare tappa a Bergamo la Carovana Antimafie, l’iniziativa nata nel 1994 in Sicilia che per l’edizione 2015 sta percorrendo tutta l’Italia, ma anche Belgio, Spagna, Malta, Romania, Germania e Francia.

Il lungo viaggio è cominciato lo scorso giugno e si concluderà a novembre: l’appuntamento a Bergamo è per giovedì 8 ottobre, quando è previsto l’incontro con il presidente della Provincia Matteo Rossi e con il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ma anche con i sindaci di molti altri Comuni (ore 14.30, sede della Provincia in via Tasso).

Saranno presenti, fra gli altri, il professor Dario Guerini per il Git di Banca Etica, Davide Salluzzo di Libera Lombardia, un rappresentante del Coordinamento di Libera Bergamo, Luciana Fratus per la Cgil, Gabriella Tancredi per la Cisl, Maurizio Regazzoni per la Uil di Bergamo, Roberto Mazzetti e Massimo Cortesi rispettivamente presidente di Arci Bergamo e Arci Lombardia.

L’edizione 2015 della Carovana è ancora una volta l’occasione per condividere idee, informazioni, approfondimenti, passi in avanti della lunga lotta contro ogni mafia. Il tema attorno a cui quest’anno gira l’attività della Carovana è quello delle periferie: «Luoghi che per definizione sono “esterni a qualcosa”, “marginali”, lontani dal centro» spiegano gli organizzatori.

La Carovana Antimafie nasce da un’idea dell’Arci Sicilia: iniziò con dieci giorni di viaggio da Capaci a Licata, attraversando il territorio con un percorso a tappe che, a un anno e mezzo dalle stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992, si proponeva di portare solidarietà a coloro che in prima fila operavano per portare legalità democratica, giustizia e opportunità di crescita sociale nel proprio territorio. Sin dal primo anno si è potuto cogliere come la Carovana fosse uno straordinario strumento per animare il territorio e porre l’accento su questioni come la democrazia, la partecipazione, la lotta alle mafie.

La Carovana, dal 1996 co-promossa insieme all’Arci da Libera e Avviso Pubblico e divenuta nazionale e internazionale, è ancora oggi un viaggio per sperimentare nuove forme di partecipazione, per favorire dinamiche di coesione sociale e di produzione di beni relazionali.

«I luoghi periferici sono il tessuto più vulnerabile all’infiltrazione mafiosa, alla sua violenza e sopraffazione» scrivono i promotori. «Le mafie sono un agente di marginalità. Sguazzano nel degrado e nei quartieri disagiati ma di questo degrado sono le principali responsabili: il loro illecito arricchimento ha come conseguenza l’impoverimento di tutti. L’azione delle mafie, nella ricerca del profitto illecito, ha come conseguenza il rendere le persone sempre più marginali rispetto alla solidarietà, al bene comune, allo sviluppo sostenibile, ai diritti».

«La Carovana nel suo percorso intende scrivere e spedire delle cartoline, come si faceva una volta durante un viaggio, per raccontare cosa accade nei quartieri, in quelli ‘invisibili’ e in quelli divenuti ‘fin troppo visibili’, ma non per questo meno periferici. Abbiamo già attraversato negli anni precedenti città, paesi, piccoli borghi, d’Italia e d’Europa, con la voglia di capire, di denunciare ma soprattutto supportare tutti coloro che di fronte alla forte pressione della criminalità necessitino di condivisione nell’azione di resistenza».

«Le periferie del nostro Paese rappresentano quei fili attraverso i quali riannodare la società “spezzata”. In tanti luoghi periferici esistono amministratori locali esposti, che subiscono intimidazioni a causa del loro operare a favore della legalità contro mafie e corruzione, ci sono associazioni, sindacati, singoli cittadini, scuole e comunità attive foriere di buone pratiche, di azioni quotidiane di valorizzazione dell’altro, chiunque esso sia».

«Carovana Antimafie, fedele alla suo storia, intende cercare e animare gli anticorpi alle mafie nei territori. Per farlo sarà necessario conoscere i codici di ciascuna periferia, perché non basta lambirla, ma bisogna attraversarla lasciandosi contaminare e introducendo segnali forti e chiari di lotta e di resistenza».


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