Lunedì 01 Settembre 2014

Scompenso cardiaco, nuova molecola

Nello studio anche il Papa Giovanni

L’ospedale Papa Giovanni
(Foto by Bedolis)

In apertura del congresso europeo di cardiologia Esc in corso a Barcellona sono stati confermati i risultati molto positivi della nuova molecola LCZ696 di Novartis per il trattamento dello scompenso cardiaco cronico (in Italia riguarda oltre 1 milione di persone).

Mortalità ridotta del 20% e minor numero di ricoveri rispetto all’attuale terapia standard con Ace-inibitore enalapril. La nuova molecola apre la strada a un cambiamento radicale nel trattamento.

Coordinatore italiano dello studio è il prof. Michele Senni, direttore della Cardiologia I, Scompenso e Trapianti di Cuore, dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Lo studio è stato presentato al congresso Esc e pubblicato in contemporanea anche sul New England Journal of Medicine.

“Dimostrando una riduzione significativa della mortalità e un miglioramento della qualità di vita, LCZ696 – il nuovo farmaco per lo scompenso cardiaco – rappresenta uno dei più importanti passi avanti in cardiologia degli ultimi dieci anni”, ha dichiarato David Epstein, Division Head Novartis Pharmaceuticals. “Vogliamo ringraziare i più autorevoli cardiologi di tutto il mondo per la loro collaborazione e la loro determinazione nel contribuire allo sviluppo di questa nuova importante terapia salva-vita per i pazienti con scompenso cardiaco”.

In Italia lo studio ha coinvolto oltre 40 centri, arruolando più di 200 pazienti. “Il nostro ospedale ha preso parte allo Studio Paradigm-HF e i risultati sono incoraggianti – commenta Senni –. I dati presentati al congresso Esc dimostrano che LCZ696, rispetto all’Ace inibitore, il capostipite dei farmaci utilizzati fino ad oggi, è potenzialmente superiore in termini di sopravvivenza e di riduzione delle ri-ospedalizzazioni nei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico e con funzione ventricolare sinistra ridotta, cioè con un cuore che non riesce a pompare sangue a sufficienza nell’organismo. Questi dati aprono la strada a un potenziale cambiamento radicale nel trattamento dello scompenso cardiaco cronico, perché per la prima volta una nuova molecola ha mostrato risultati superiori all’attuale standard terapeutico. LCZ696 potrebbe quindi sostituire una delle molecole che attualmente rappresentano il cardine del trattamento, con una conseguente rivoluzione nella terapia dell’insufficienza cardiaca cronica”.

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