Lunedì 16 Settembre 2013

Atalanta, il 5-3-1-1 funziona
Ma sugli esterni ci si adatta

Le note liete di Napoli portano l'Atalanta direttamente in una grande trappola tattica: rendono obbligatorio il 5-3-1-1 (o 5-3-2). Perché nell'evoluzione del 4-3-3 - modulo al momento improponibile in serie A - Colantuono ora ha aggiunto al punto di partenza (il centrocampo a tre) un nuovo punto fermo: la difesa con tre centrali. Cioè Stendardo, Yepes e Lucchini in questo momento sono indispensabili davanti a Consigli.

E a Napoli lo si è visto chiaramente. Ma questa scelta si aggiunge a quella - altrettanto dogmatica - d'inizio mercato: partiamo da Migliaccio, Cigarini e Carmona in mezzo al campo. Perché sono un pacchetto centrale di assoluta garanzia, in serie A.

La conseguenza - sul piano tattico - è che all'allenatore resta la possibilità di proporre un solo modulo: metti due giocatori sugli esterni, uno per fascia, e restano solo i due posti per gli attaccanti. Che poi li si disponga uno dietro l'altro (un trequartista a sostegno di Denis) oppure molto vicini e sulla stessa linea (Denis e Livaja), cambia poco. Così come cambia poco se sugli esterni si mettono dei terzini o, quando vuoi essere più incisivo, giocatori più offensivi. Siamo al 5-3-2 se in campo vanno Raimondi e Del Grosso. Può essere 3-5-2 se metti Giorgi a destra e Bonaventura a sinistra.

I benefici delle due scelte di partenza sono evidenti. Il centrocampo a tre è competitivo per i giocatori che lo compongono, e non solo. Ed è anche vero che l'Atalanta non ha in organico esterni di ruolo per giocare con la linea a quattro. Non li ha dalla cessione di Schelotto e non li ha cercati perché Colantuono voleva giocare con i tre centrocampisti. Di più: se Baselli è quello di Napoli merita spazio, ma sarebbe più difficile trovarglielo se ci fosse posto solo per due centrali e con altri tre giocatori (Migliaccio, Cigarini e Carmona) già in lizza a contenderseli.

Per l'Atalanta sono poi chiari anche i vantaggi che derivano dalla presenza dei tre difensori centrali. Giocare con Stendardo, Yepes e Lucchini permette di stringere gli spazi, di alzare i centimetri, di staccare Yepes un metro dietro in copertura e quando deve far ripartire l'azione. S'è visto a Napoli, quanto la squadra è più sicura e tranquilla. Tanto da trasmettere una sensazione di solidità fino alla gara precedente mai percepita. Eppure il Napoli è la squadra più forte tra quelle incontrate fino a questo punto della stagione.

Ma chi, in questa Atalanta, può giocare sugli esterni? Servono giocatori di gamba, in grado di fare entrambe le fasi di gioco, con qualità (o comunque con un buon piede) se si vuole essere incisivi davanti. Ma ci si deve adattare, il progetto iniziale non era quello di giocare a tre. E il mercato non è andato in questa direzione. Bisogna fare di necessità virtù. Per la destra ci sono Raimondi, Nica, Giorgi e Bellini. I giocatori offensivi (Brienza, Marilungo, De Luca) non possono coprire tutta la fascia. Per la sinistra si può scegliere tra Del Grosso, Brivio e Bellini.

Ovviamente dipende dagli avversari. Se vai a Napoli e hai di fronte due attaccanti esterni, Raimondi e Del Grosso ti danno copertura. Ma arrivi poco all'area di rigore avversaria. Se in casa col Sassuolo metti Brienza a destra e Bonaventura a sinistra (è un esempio, esageriamo) attacchi bene, ma hai poca copertura. Tutto per dire che chiunque giochi sugli esterni l'Atalanta lì avrà comunque dei giocatori adattati. Perché le due priorità - tre centrali in difesa e tre centrocampisti in mezzo - obbligano il tecnico a metterci una pezza. Per quanto possibile.

P. Ser.

m.sanfilippo

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