Martedì 22 Luglio 2014

Bellini, bandiera dell’Atalanta

Contratto per un altro anno

Il saluto ai tifosi allo Stadio Comunale di Bergamo, prima della partenza per il ritiro di Rovetta
(Foto by Magni Paolo Foto)

«Giocare con questa maglia per me è un grande onore e una responsabilità che voglio portare avanti nel migliore dei modi». Gian Paolo Bellini si appresta a iniziare la sua sedicesima stagione di fila all’Atalanta, società in cui è cresciuto.

Bergamasco doc (è nato a Sarnico 34 anni fa), è per tutti la bandiera nerazzurra: dopo il ritiro di Zanetti, forse l’unica rimasta in serie A insieme a Totti. «Non paragonatemi a loro - si schernisce -, li ho sempre considerati di un’altra categoria». Per l’Atalanta è comunque un punto di riferimento irrinunciabile, non per niente il presidente Antonio Percassi gli ha appena prolungato di un anno il contratto scaduto a giugno. Un segno di stima e riconoscenza che lui non fa mistero di aver gradito. «Ho capito che la mia voglia di continuare a giocare si sposava con le intenzioni della società».

Negli ultimi anni Bellini è stato frenato da qualche infortunio di troppo, ma la sfortuna non ha spento il suo entusiasmo. «Ho accettato le condizioni del presidente perché voglio rimettermi in gioco e capire se posso continuare anche negli anni a venire. Quanto agli infortuni, spero mi abbiano allungato la carriera, visto che ho potuto riposarmi più degli altri...».

Bellini è il prototipo del giocatore «fatto in casa», arrivato in prima squadra dopo la trafila nelle giovanili. Sulla presunta penuria di talenti nei vivai nostrani ha un’idea precisa: «Credo che i nostri club debbano valorizzare di più i ragazzi del territorio. In questo modo si limiterebbe il numero di stranieri e avremmo giocatori più pronti quando si tratta di debuttare in prima squadra. Poi le dinamiche sono tante e diverse: forse a qualcuno conviene comprare stranieri già maturi piuttosto che allevare calciatori in casa».

Ai giovani Bellini regala un consiglio: «Non mollate mai. E’ vero che pochissimi arrivano, ma è sempre stato così. Forse per le ultime generazioni è ancora più difficile, ma penso che se uno ha le qualità, soprattutto mentali, alla fine emerge sempre». E l’Atalanta di quest’anno saprà farsi notare come nelle ultime stagioni? «L’obiettivo è consolidarsi, poi magari puntare a qualcosa di più. C’è un mix interessante di giovani e di elementi più esperti. Siamo un buon gruppo, vedremo cosa succederà».

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