Giovedì 24 Luglio 2014

Livaja: con Colantuono una rissa

«Contro di me insulti razzisti»

Atalanta-Verona, la sostituzione di Livaja
(Foto by Magni Paolo Foto)

«Non sono scappato. Si sono dette e scritte tante bugie, storie montate». La Gazzetta dello Sport ha intervistato Livaja, che giovedì 24 luglio, si ripresenta con il Rubin Kazan in amichevole contro il Torino. In campo dopo l’addio con l’Atalanta.

Marko Livaja, attaccante croato, 21 anni tra un mese, era considerato un ragazzo prodigio. Bergamo, cartellino in comproprietà, avrebbe dovuto valorizzarlo e lanciarlo nel calcio che conta. Ma non è proprio andata così e tre mesi fa è finita nel peggiore dei modi con insulti e minacce. Livaja messo fuori rosa, gli ultrà a caccia del giocatore per un gesto rivolto all’ uscita dal campo in Atalanta-Verona, giocatore e allenatore a muso duro.

«Le regole si rispettano, a me l’ anarchia dà fastidio. Ha delle qualità, ma deve dimostrarle» aveva detto Colantuono sul giocatore. «Non sono io che non ho rispettato le regole ma altri, che hanno usato i tifosi», risponde Marko. «Arrivavo dall’Inter, mi hanno preso di mira, c’era invidia tra i compagni. E Colantuono non mi ha aiutato, anzi. In un allenamento ci siamo presi, se non ci dividevano i compagni non so come sarebbe finita. È iniziato tutto a gennaio, sono rientrato dalla Croazia con un virus, non mi sono allenato, dopo 4 giorni è passato. Erano venuti a trovarmi i miei genitori, mi hanno visto a pranzo con loro al ristorante e sui giornali mi hanno massacrato: “Non si allena e va al ristorante”. Immaginate i tifosi. Insulti su facebook, alla mia famiglia anche dopo Atalanta-Verona. L’ allenatore mi aveva sostituito dopo 6’ nel secondo tempo, ero arrabbiato, dietro la panchina i tifosi mi hanno dato dello zingaro, insulti razzisti, minacce alla famiglia: ho detto basta». «Sì, ho scritto “italiani bastardi” - conclude ancora nell’intervista de La Gazzetta -, ma ce l’ avevo solo con quei quattro tifosi, io la faccia la metto sempre».

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