Quando via Moroni non era via Moroni Storia di diligenze, filobus e... traffico

Quando via Moroni non era via Moroni
Storia di diligenze, filobus e... traffico

Una foto scattata negli anni 60 in via Moroni ci offre lo spunto per raccontare come è cambiata questa strada che collega il centro della città alle arterie che portano a Milano. Con un punto fermo: la vocazione commerciale della via.

Tanti i cambiamenti, a partire dal nome, modificato diverse volte. Prima di essere dedicata all’artista Gian Battista Moroni, infatti, la strada si chiamava prima corso Porta Osio e via Osio poi, nome che deriva dal paese a cui faceva capo. All’epoca via Moroni terminava infatti a Porta Osio o Porta del Dazio, che si trovava all’incrocio con via Previtali e via Palma il Vecchio, proprio nel punto in cui è stata scattata questa fotografia tratta dall’Archivio Wells e pubblicata su Storylab. Da qui, due volte la settimana, partivano le diligenze che portavano a Milano.

All’inizio dell’Ottocento, invece, si chiamava «Strada Napoleonica», nome cancellato dopo il 1814 in seguito ai disastri del Bonaparte. Successivamente anche la Porta, detta appunto Napoleonica, riprese il suo nome originario di Porta Osio.

Via Moroni

Nomi a parte, negli anni la città è cresciuta e via Moroni si è «allungata» sempre più verso sud, oltre la ferrovia, passando per il Villaggio degli Sposi fino a raggiungere Grumello del Piano. E sono cambiati anche i modi di percorrerla, le vecchie diligenze hanno lasciato spazio ai filobus – nella foto si vedono bene i cavi i della linea 4 inaugurata nel 1953 – e poi, con lo smantellamento della rete, agli autobus che vediamo passare oggi. Mezzi pubblici ai quali si sono aggiunte nei decenni sempre più auto private, con i problemi di traffico e inquinamento che ben conosciamo.

E proprio a proposito di traffico «L’Eco di Bergamo» nel 1967 raccontò una piccola «rivoluzione» che interessò via Moroni ed è arrivata anche oggi: l’introduzione del senso unico lungo questa strada e nella vicina via San Bernardino. «Via Moroni è una strada vecchia, ma non dà l’impressione di esserlo... - si leggeva sulle pagine del quotidiano - . In realtà è ancora un’arteria palpitante, vitale, percorsa da un traffico intenso a tutte le ore, passaggio quasi obbligato per chi dal centro vuole imboccare la provinciale per Milano. La via continua a essere molto frequentata, nonostante la relativamente recente apertura di via dei Caniana, un allacciamento indovinato tra largo Tironi e la provinciale che consente oltretutto di superare, senza rischi di soste interminabili, quell’antico “catenaccio stradale” costituito dal passaggio a livello di via Moroni (certe cose non cambiano proprio mai: quel passaggio è ancora lì, funziona, e fa ancora da «tappo» n.d.r.) oltre l’intersezione di via Cerasoli».

«Il traffico intenso – continua l’articolo dell’epoca – che veniva negli ultimi anni incanalandosi nella via è stato proprio una delle ragioni fondamentali che hanno indotto l’Amministrazione comunale a correre ai ripari, con la istituzione del senso unico centrifugo, che fa “pendant” con quello della centripeta via San Bernardino. Dai primi mesi dello scorso anno con via Moroni si esce dalla città, con via San Bernardino si entra».

Tanti cambiamenti, dunque, ma via Moroni ha mantenuto nel tempo la sua vocazione commerciale, tra botteghe, parrucchieri e negozi, con qualche innesto «etnico» dovuto ai flussi migratori degli ultimi decenni.


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