I nuovi parapetti delle Mura? «Sono un pugno nell’occhio»

I nuovi parapetti delle Mura?
«Sono un pugno nell’occhio»

Interrogazione in Comune di Andrea Tremaglia: «Perché non un restauro conservativo?».

«L’intervento al parapetto delle Mura Venete? Un pugno in un occhio, per usare termini da profano» dichiara Andrea Tremaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia, rispetto alla ricostruzione di un tratto del parapetto delle Mura di Bergamo, tra San Giacomo e lo spalto di San Giovanni. «Ho depositato un’interrogazione per chiederne conto all’amministrazione, alcune scelte appaiono francamente discutibili. Ciò che lascia perplessi anche i professionisti che ho contattato è come mai si sia deciso di demolire e ricostruire integralmente un ampio tratto del parapetto piuttosto che puntare a interventi di restauro conservativo mirati e molto meno invasivi».

I vecchi parapetti

I vecchi parapetti

«Inoltre, anche l’intervento in sé appare condito da scelte discutibili: parrebbe essere utilizzata una quantità eccessiva di malta, a differenza del parapetto precedente che appariva praticamente a secco, e soprattutto si è scelto di utilizzare come copertura lastre che come materiale appaiono di cemento prefabbricato, e che comunque si differenziano molto da quelle presenti precedentemente e che avevano quel peculiare effetto di sfogliatura che tutti coloro che hanno percorso le mura conoscono e riconoscono molto bene», prosegue Tremaglia. «Cesare Brandi, tra i massimi esperti di teoria del restauro, stabilì tra i principi per questo tipo di interventi come gli stessi dovessero risultare visibili da vicino, ma non turbare, da lontano, l’unità: qua sembra purtroppo invece stravolgersi la tessitura muraria e l’impatto estetico»

«Il traguardo storico, fuori da ogni colore politico, della candidatura Unesco è un obiettivo importantissimo per il quale tifiamo e remiamo tutti assieme», conclude Tremaglia. «Vanno bene le iniziative pubblicitarie e gli abbracci, ma occorrerebbero almeno lo stesso impegno e attenzione per interventi come questo. Doveva essere fatto di più per coinvolgere la città, in particolar modo le associazioni che si occupano di tutela del patrimonio artistico e architettonico di Bergamo».


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