Polizia, adesione al 20%
per lo sciopero della mensa

Alla questura di via Noli adesione del 20% allo «sciopero della mensa» (i poliziotti non sono andati in mensa a mangiare) per solidarietà al segretario generale del sindacato autonomo di polizia Sap Gianni Tonelli ha deciso di avviare uno sciopero della fame da oltre un mese. Si tratta di una 50ina di poliziotti su 250 agenti di Questura e Polizia stradale.

Giubbotti antiproiettile ancora in uso ma già scaduti, Volanti con oltre 200 mila chilometri, divise logore, personale sempre più vecchio e con una media che rasenta i 50 anni, con l’organico fermo al 1989, nessuna pulizia degli uffici e lezioni di aggiornamento professionale non all’altezza dell’allarme internazionale sulla sicurezza. È l’elenco, molto dettagliato, dei problemi con i quali hanno a che fare tutti i giorni gli operatori della polizia di Stato che lavorano nella questura di via Noli.

Disagi non differenti da quelli dei loro colleghi praticamente di tutta Italia, tanto che il segretario generale del sindacato autonomo di polizia Sap (20 mila gli iscritti), Gianni Tonelli, ha deciso di inscenare uno sciopero della fame, arrivato al 37° giorno consecutivo. E, in sua «vicinanza, solidarietà e condivisione», in tutte le questure d’Italia, compresa Bergamo, è andata in scena una singolare forma di protesta che consiste nello «sciopero della mensa». In cosa consista è piuttosto evidente: i poliziotti non sono andati in mensa a mangiare. «I motivi alla base di questa estrema protesta – spiega Maurizio Cester, segretario provinciale del Sap di Bergamo – vanno ricercati nella volontà di mettere in luce quali siano le reali condizioni dell’apparato della sicurezza, ormai debilitato da anni di tagli. A seguito degli attacchi di Parigi sono venute alla luce con forza le pesanti lacune in cui versa l’apparato e le reali condizioni nelle quali i poliziotti italiani sono costretti a lavorare».

TRENTACINQUESIMO GIORNO di sciopero della fame

TRENTACINQUESIMO GIORNO di sciopero della fameMercoledì 24 febbraio 2016Fate sentire la vostra voce a RenziCommentate il seguente link:https://www.facebook.com/matteorenziufficiale/posts/10153606416999915o inviate una email all'indirizzo di posta elettronica:[email protected], condividete, condividete e fate condividere

Pubblicato da Gianni Tonelli su Mercoledì 24 febbraio 2016

Oltre che in solidarietà a Tonelli, i poliziotti si dicono vicini anche a un dirigente sindacale di Roma, padre di una bimba di 7 anni, che è stato sospeso dal servizio (riceve soltanto la metà dello stipendio) e sottoposto a un procedimento disciplinare per «aver detto la verità», ovvero aver mostrato dei caschi usati per le attività di ordine pubblico ma marci, oltre a giubbotti antiproiettile prossimi alla scadenza e armamenti vecchi di addirittura quarant’anni e, dunque, del tutto inadatti alla odierne esigenze di una forza di polizia moderna. Il Sap parla di palese «atteggiamento intimidatorio» che «mina la libertà di pensiero e dissenso».

E anche a Bergamo la situazione è del tutto analoga: «Ci sono giubbotti antiproiettile in uso già scaduti, autovetture di servizio logore con più di duecentomila chilometri – spiega ancora Cester –, vestiario insufficiente e inappropriato, personale sempre più vecchio con una media che rasenta i 50 anni, pulizie degli uffici e delle caserme pressoché inesistenti, personale fermo al 1989 e lezioni di aggiornamento professionale non all’altezza del periodo storico di allarme che stiamo vivendo. Si parla tanto di terrorismo, e poi mancano le munizioni per allenarsi al poligono».

Inoltre il sindacato lamenta il fatto che non vengano organizzate più di due volanti per turno e che il Dipartimento di pubblica sicurezza (l’ente che si occupa dell’organizzazione del personale delle forze dell’ordine) «continua a non inviare uomini, nonostante gli allarmi lanciati, e preferisce chiudere presidi quali il commissariato di polizia di Treviglio (che, stando alle ultime notizie dal ministero dell’Interno, dovrebbe invece restare aperto, ndr) e l’ufficio di polizia postale di Bergamo. Tutto ciò è inaccettabile – lamenta il segretario provinciale del Sap –: si continua a voler dare un’immagine di polizia moderna, al passo con i tempi, quando invece si sopperisce spesso alle mancanze con iniziative personali, poiché mancano i fondi anche per le necessità più banali».

Come forma di protesta sono state stampate anche delle cartoline al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con l’appello: «Presidente, abbiamo bisogno di lei». Dal canto suo, il questore Girolamo Fabiano non nega l’evidenza: «Il sindacato fa la sua parte ed è ovvio che tutti auspichiamo di avere degli uomini in più. Nel frattempo cerchiamo di fare e dare il meglio con le risorse che abbiamo e nonostante le difficoltà».

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