Un Codice senza Leonardo
Esoterismo in salsa massonica

Più di uno scrittore, una gallina dalle uova d'oro. Sei anni dopo Il Codice Da Vinci (82 milioni di copie vendute in tutto il mondo di cui 5 solo in Italia, traduzioni in 51 lingue), Dan Brown va sul sicuro. Il nuovo thriller dello scrittore statunitense è ambientato nell'America della massoneria e sembra essere stato scritto con precisione chirurgica per non deludere il popolo dei fan.

A giudicare dall'accoglienza, l'obiettivo è stato centrato. Quando è uscito in contemporanea in Usa, Canada e Gran Bretagna, il 15 settembre, ha venduto un milione di copie in un giorno solo, record assoluto per la narrativa per adulti (in altre parole: solo Harry Potter ha fatto meglio). Cinque settimane dopo l'uscita italiana, la berlusconiana Mondadori si lecca già i baffi, quota un milione è già superata. La prima parola del libro è «segreto», l'ultima è «speranza», in mezzo ci sono 604 pagine piene di luoghi veri e storie inventate, oscuri misteri, messaggi da decifrare, trappole insospettabili, giuramenti massonici e intrighi di potere, agenti della Cia, mani mozzate, infilzate e tatuate, teschi umani pieni di vino «rosso sangue».

È il racconto di un intrigo da risolvere in 12 ore, tanto è il tempo a disposizione del professor Robert Langdon, docente all'Università di Harvard, per ritrovare il suo collega e amico Peter Solomon, massone al vertice di una loggia americana. Il Male è incarnato da un misterioso personaggio – Mal'akh – che ha il corpo interamente, meravigliosamente e paurosamente ricoperto di tatuaggi. Chi è Mal'akh? Che cosa vuole dalla loggia massonica? E, soprattutto, che cosa lo lega a Peter Solomon, l'amico del professor Langdon, appena arrivato a Washington per incontrarlo? Se avete letto il Codice da Vinci, qui vi sentirete a casa fin dalle prime pagine. Dan Brown dà l'impressione di non voler uscire da un solco ben tracciato. Non proprio una variazione sul tema, ma qualcosa che gli assomiglia, almeno dal punto di vista della sapiente manipolazione della trama e dell'ordito di un'opera di genere (thriller) abilmente speziata con abbondanti dosi di esoterismo.

Lo scrittore ha sostituito Parigi con Washington, il Vaticano con la massoneria, ma si è ben guardato dal toccare il suo protagonista, Robert Langdon, specialista in Simbologia, che al cinema aveva il volto di Tom Hanks: solita giacca di Harris Tweed e, al polso, il solito orologio di Topolino. Nel Codice da Vinci aveva «indagato», o meglio, «ricamato» (con inaccettabile disinvoltura) sull'Opus Dei e i misteri della vita di Gesù, qui ficca il naso nelle logge massoniche. La Washington di Dan Brown è una città «architettonicamente» e «urbanisticamente» massonica. Per dire: se unite come i puntini della Settimana Enigmistica quattro suoi luoghi chiave (la Casa Bianca, il Campidoglio, il Lincoln Memorial e il Jefferson Memorial) otterrete un diamante, simbolo massonico... Del resto, è vero che i padri fondatori della democrazia americana (George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin) erano massoni, ed è vero anche che nel Campidoglio non mancano simboli massonici. Ottimo ingrediente per una fiction, ma nulla più.

Il problema di Dan Brown è la patina di scientificità con cui talvolta ammanta i suoi racconti. Nella prima edizione inglese del Codice da Vinci – mise in guardia lo storico Franco Cardini – il libro si autodefiniva nella prefazione come frutto di attenta ricerca, affermando che quel che c'era scritto corrispondeva alla verità storica: nota critica fatta prudentemente sparire dall'editore italiano. Affermare che Dan Brown non sia bravo a fare il suo mestiere è ridicolo: le sue pagine attirano il lettore come le sirene Ulisse. Ma possiamo aggiungere che non è uno sprovveduto? Guarda caso, dopo Angeli e demoni e Codice da Vinci, cioè dopo il Vaticano e l'Opus Dei, adesso vira con decisione verso territori rigorosamente laici.

Il filone si è esaurito? Detto che in Italia l'accoglienza del Codice da Vinci è stata forzatamente diversa rispetto a quella dei Paesi anglosassoni, aggiungiamo che a furia di presentare la Chiesa come un covo di intriganti, lo scrittore rischiava di inimicarsi una buona fetta del suo pubblico, cioè tutti quelli – e sono tanti – per cui la religione non è un optional. Dunque, perché una macchina che sforna best seller dovrebbe privarsi preventivamente di milioni di potenziali lettori? Quel che farà discutere, in questo Simbolo perduto, è la «noetica», la misteriosa scienza praticata da Katherine Solomon, affascinante ricercatrice che affianca Langdon nella sua inchiesta. Niente di straordinario, ci sembra, è soltanto il nome nuovo di una vecchia idea, cioè la convinzione che la mente umana, soltanto grazie alla forza del pensiero, possa influire sulla materia.


M. D. O.

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