«2984» riempie il Donizetti:
ecco i video dello spettacolo

Teatro Donizetti praticamente esaurito per lo spettacolo «2984» andato in scena nell'ambito della rassegna «Altri percorsi». Originariamente programmato al Sociale, già da un mese era stato spostato proprio per la grande richiesta di biglietti.

Teatro Donizetti praticamente esaurito per lo spettacolo «2984» andato in scena nell'ambito della rassegna «Altri percorsi». Originariamente programmato al Teatro Sociale, già da un mese era stato spostato al Donizetti per la grande richiesta di biglietti.

La letteratura funziona come la coscienza, con rimozioni e inaspettati ritorni. Si prenda 1984, ad esempio: negli anni '80-'90 il crollo del comunismo sovietico aveva fatto relegare in soffitta il romanzo di George Orwell, reliquia di una stagione storica chiusa. Intanto, la tecnologia avanzava e rendeva possibile una società sotto controllo costante in stile Grande Fratello, mentre un «format» di questo nome apriva le porte ai «reality»: «Per questo – ci ha spiegato Emanuele Conte, regista di 2984 – mi è sembrato che fosse il momento giusto per ricordare Orwell».

Lo stimolo a produrre 2984, per Conte e il suo genovese Teatro della Tosse, sta proprio in questo paradosso: «Orwell scrisse un romanzo distopico, un'utopia negativa, per mettere in guardia dal totalitarismo stalinista. Non era interessato a un romanzo d'anticipazione: scriveva per scongiurare un certo tipo di futuro, non per indovinarne i contorni. E invece...».

Invece ha azzeccato il possibile esito del capitalismo reale: «Oggi non c'è un Big Brother, in compenso c'è tutto il resto: il controllo generalizzato, reso possibile dalla tecnologia digitale, la manipolazione dell'informazione, la rinuncia alla libertà individuale in cambio di un momento di notorietà».

Tutto questo confluisce in 2984, l'adattamento teatrale del romanzo curato da Enrico Remmert e Luca Ragagnin. Lo spettacolo riscrive il romanzo accentuandone alcuni aspetti ed elementi di fondo, in una scena che sfuma la differenza tra attori e spettatori, piena di webcam e monitor.

Spiega Conte: «A Genova, nel nostro teatro, allestimmo lo spettacolo modificando l'assetto e lo spazio della sala. Quest'anno abbiamo curato una versione apposta per la tournée, cercando di salvaguardarne gli aspetti di fondo. Uno tra questi, è la diretta chiamata in causa del pubblico».

La replica al Teatro Donizetti è stata la prima fuori Genova, l'inizio del tour. Che nasce sotto ottimi auspici, visto che lo spettacolo ha ricevuto così tante richieste da costringere la direzione del teatro a spostare 2984 dal Teatro Sociale, dov'era previsto, al più grande Donizetti: «È un onore, che mi fa pensare che davvero fosse giunto il tempo di affrontare di nuovo Orwell. Segnali ci sono stati anche a Genova. Per molti giovani è stato una scoperta».

E magari un'inquietudine: «Rileggendo il romanzo, rimasi colpito da quanto Orwell mi apparisse più vivo che mai oggi. Questo vorrebbe essere lo spettacolo: uno stimolo a farsi delle domande, una riflessione».
Lo spettacolo, come si vede, rappresenta anche un grande sforzo produttivo, per la compagnia che fu di Tonino Conte e Luzzati: «Continuare dopo di loro significa per noi cercare una strada autonoma, aperta ad apporti diversi. Saremmo dei matti, ed io per primo, a voler ripetere le orme di mio padre o di Luzzati. Per questo a produzioni come queste si affiancano i progetti di personalità diverse e nuove, come Massimiliano Civica nelle scorse stagioni o Fabrizio Arcuri degli Artefatti ora. La Tosse deve essere un luogo di scambio e dibattito».

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