Sabato 23 Luglio 2011

Olmi ha compiuto 80 anni
E prepara lo sbarco a Venezia

Domenica 24 luglio il regista bergamasco Ermanno Olmi ha spento le ottanta candeline. Tempo di anniversari: sono passati 50 anni da quando il suo primo lungometraggio «Il posto» arrivò alla Mostra di Venezia. E nel prossimo settembre potrebbe sbarcare in laguna, fuori concorso, il suo ultimo film, «Il villaggio di cartone».

Di Olmi, nato a Treviglio il 24 luglio 1931, il cinema italiano è fiero da molto tempo: regista autodidatta, pioniere nel campo del documentario (prima di esordire nella regia aveva realizzato più di 40 documentari), ha creato un linguaggio cinematografico personale e fuori da ogni schema.

Anche Sky ha ricordato gli 80 anni del grande maestro, vincitore della Palma d'Oro a Cannes con «L'albero degli zoccoli» nel 1977. In prima serata domenica 24 è andato infatti in onda su Sky Cinema il tanto discusso quanto acclamato da pubblico e critica «Centochiodi», presentato fuori concorso al 60° Festival di Cannes nel 2007 e vincitore di un David di Donatello.

LA CARRIERA
Olmi si trasferisce presto a Milano, dove si iscrive all'Accademia di Arte Drammatica per seguire i corsi di recitazione. Tra il 1953 ed il 1961 dirige decine di documentari, tra i quali «La diga sul ghiacciaio» (1953), «Tre fili fino a Milano» (1958), «Un metro è lungo cinque» (1961).

Nel frattempo debutta nel lungometraggio con «Il tempo si è fermato» (1959), una storia imperniata sull'amicizia fra uno studente e un guardiano di diga. Due anni dopo Olmi conquista i favori della critica con «Il posto», sulle aspirazioni di due giovani alle prese con il loro primo impiego. La pellicola ottiene il premio Ocic e il premio della critica alla Mostra di Venezia.

Seguono «I fidanzati» (1963), «...E venne un uomo» (1965), «Un certo giorno» (1968), «I recuperanti» (1969), «Durante l'estate» (1971), «La circostanza» (1974). Il regista ritrova l'ispirazione dei giorni migliori nella coralità de «L'albero degli zoccoli» (1977), Palma d'oro al Festival di Cannes.

Nel 1982, Olmi porta a Cannes «Camminacammina», fantasiosa trasposizione del viaggio dei Re Magi verso Betlemme. Nello stesso periodo fonda la sua scuola di cinema «Ipotesi Cinema». Olmi torna a dirigere con «Lunga vita alla signora» (1987) e vince il Leone d'Oro l'anno successivo con «La leggenda del santo bevitore» (1988), adattamento dal racconto di Joseph Roth. La pellicola è ambientata in una Parigi senza tempo e interpretata da Rutger Hauer.

Nel 1993, Olmi chiama Paolo Villaggio per «Il segreto del Bosco Vecchio», tratta da un romanzo di Dino Buzzati. Con «Il mestiere delle armi» (2001), Olmi ricostruisce gli ultimi giorni di vita del condottiero Giovanni dalle Bande Nere. Il successivo «Cantando dietro i paraventi» (2003)è una favola piratesca ambientata in Cina.

Nel 2005, insieme ad Abbas Kiarostami e a Ken Loach, Olmi dirige il film a episodi «Tickets». Del 2007 è «Centochiodi» (2007) con un inedito Raz Degan nel ruolo di un prete in crisi di identità. Nel 2008, Olmi riceve il Leone d'Oro alla carriera al Festival di Venezia.

m.sanfilippo

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