Sabato 06 Ottobre 2012

BergamoScienza in alto con Volo
Il non scrittore parla dei pronomi

Al Teatro Sociale non sarebbe riuscito a entrare più neppure uno spillo: la conferenza inaugurale di BergamoScienza è stata un grande successo e un tutto esaurito. Il tema al centro del dibattito erano «I pronomi messi a fuoco, ovvero umano solo umano», ma più che per l'interesse alle questioni linguistiche, in molti fra il pubblico sono venuti per la curiosità di conoscere Fabio Volo.

Quarantenne, bergamasco di nascita e bresciano di elezione, si è definito un «non scrittore» ma nonostante questo i suoi sei libri hanno venduto centinaia di migliaia di copie ciascuno. Nella sua carriera è stato un cantante di musica dance, un presentatore, un attore, uno sceneggiatore, un protagonista televisivo e radiofonico.

Ora a Bergamo è arrivato anche nei panni del «linguista», sempre con quella leggerezza e simpatia che lo fanno entrare subito in sintonia con il pubblico. Con lui sul palco lo scrittore e poeta Davide Rondoni e Andrea Moro dell'Istituto universitario di studi superiori di Pavia, parte del comitato scientifico BergamoScienza.

La domanda al centro del dibattito è: riusciremmo a pensare senza i pronomi? Cosa sarebbe l'uomo se non potesse dire «io», «tu» e «noi»? Questi «pidocchi del pensiero», come li chiamava Carlo Emilio Gadda, sembrano in realtà nascondere alcuni tra i tratti fondamentali degli esseri umani, alla confluenza tra biologia, psicologia e cultura.

«È un esperimento in diretta di amicizia e non sappiamo come andrà a finire, ma noi di BergamoScienza siamo convinti che gli incontri siano alla base della scienza» ha esordito Andrea Moro. Nel corso del dibattito i tre pronomi sono diventati i protagonisti nelle riflessioni dei tre protagonisti, che si sono suddivisi il compito: di «io» ha parlato Andrea Moro, di «tu» Davide Rondoni e di «noi» Fabio Volo. 

Che si chiede con ironia il perché della sua presenza a BergamoScienza, ma pur scherzando non rinuncia a qualche riflessione molto seria. «Il “noi”, per come sono fatto io, è una delle cose più difficili nella vita. Solo vedendo la meraviglia dentro di sé ci può essere spazio per l'altro, ma due solitudini non fanno un noi e due infelicità non fanno una felicità».

Leggi le due pagine dedicate a BergamoScienza su L'Eco di sabato 6 ottobre

m.sanfilippo

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