Farooq a Vaprio, giovane dai due volti
«Era intercettato da oltre un anno»

Un giovane dai due volti, dalla doppia vita a quanto sembra da quanto scoperto dalle nostre forze dell’ordine. Un giovane, il cui nome e volto, ha fatto il giro dell’Italia e del mondo.

Studente universitario, magazziniere alla Decathlon, volontario in un’associazione per l’integrazione. Ma anche aspirante jihadista, fanatico religioso, marito autoritario. Sono i due volti di Aftab Farooq, il 26enne pakistano di Vaprio d’Adda espulso dall’italia per motivi di sicurezza nazionale, rimpatriato a Islamabad.

«Tu non potrai venire con me. Io parto per la Jihad». È il mese di maggio quando dice questa frase alla moglie, ventiduenne, anche lei di origine pakistana. Non sa che le sue conversazioni sono intercettate da oltre un anno dall’antiterrorismo. I carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale) di Milano, agli ordini del tenente colonnello Paolo Storoni, gli stanno col fiato sul collo: c’è un’inchiesta del procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, e del pm Piero Basilone. Farooq sta organizzando un viaggio in Bosnia.

Il sospetto è che stia cercando un campo di addestramento per mujaeddin. Parla di «vendicare i musulmani uccisi», «colpire i militari», «terrorizzare la gente». Ad alta voce proclama fedeltà allo Stato Islamico e «ad Al Baghdadi, voglio uccidere davanti a lui». Gli inquirenti cercano elementi sufficienti per poterlo arrestare. Ma dopo l’attentato di Nizza non si può più attendere: «La preoccupazione – rivela un inquirente – era che potesse mettere in atto i suoi propositi e compiere attentati, seppur con mezzi artigianali». Proprio come il folle che al volante di un Tir ha travolto la folla sulla Promenade des Anglais.

Le intercettazioni a carico del giovane sono costellate di deliri. Qualche volta gli era capitato di compiere gite dalle parti di Verona. Gli piaceva andare a Gardaland. In uno di questi viaggi in auto, passando sull’A4, tirò in ballo l’aeroporto di Orio: «Se si vuole attaccare un’aereo non è difficile – disse alla moglie seduta al suo fianco – guarda, c’è soltanto un filo...» alludendo alla recinzione del sedime aeroportuale. Per gli inquirenti lo scalo bergamasco non è mai stato in pericolo concreto e quelle parole le avrebbe dette anche passando davanti a una caserma dei carabinieri. Non aveva un piano terrorista contro l’aeroporto. Quel che conta, è che in Farooq cresceva l’odio per l’Occidente e le sue istituzioni.

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