Quando il calcio è una cura Il gol dei pazienti psichiatrici

Quando il calcio è una cura
Il gol dei pazienti psichiatrici

Mentre il mondo si ammala di calcio, possibile che ci sia qualcuno che di calcio guarisce? Mentre il mondo ammattisce di calcio, qualche matto che, con il calcio, contiene/allevia/combatte alcuni effetti della malattia? È la storia raccontata in «Crazy for football», di Francesco Trento e Volfango De Biasi (Longanesi, pagine 258, euro 14,90).

Scrittore e sceneggiatore il primo («Venti sigarette a Nassirya»). Regista e sceneggiatore il secondo (suoi i cinepanettoni «Un Natale stupefacente», «Natale col boss»; «Natale a Londra»). Il libro si ispira al documentario omonimo (2017, stessi sceneggiatori, regista De Biase), David di Donatello come «miglior documentario». Alla base di tutto, un «manipolo di medici innovatori» che, tentando di dare fattiva applicazione alla legge Basaglia, usa il calcio come strumento riabilitativo dei pazienti psichiatrici. Tra loro, lo psichiatra Santo Rullo: «Il calcio non guarisce la psicosi. Ma permette ai ragazzi di risocializzare, dà loro un obiettivo, delle ore buone, da passare con gli altri. Combatte gli effetti metabolici degli psicofarmaci». Prima una squadretta, poi tante, un campionato nazionale. Nel 2004, il documentario «Matti per il calcio», sceneggiatori la stessa coppia Trento-De Biase, regista il secondo. Grandi media internazionali (Newsweek, France Football, El Pais, Le Monde, Bbc) si accorgono di questa avventura tutta italiana. «Shangai News» le dedica due pagine intere. Nel 2008 una sociologa giapponese viene a conoscere Rullo e il collega Raffaeli. Oggi, è lei a invitare l’Armata Brancaleone italiana al primo mondiale di calcio per «matti». Il libro racconta questa avventura-mission impossible: in 37 giorni trovare soldi, produzione, troupe, allenatore, e portare in Giappone una nazionale che ancora non esiste. Aldilà della grande avventura, narrata forse con qualche enfasi «romanzesca», restano, soprattutto, forza e serietà delle parole di Rullo, precipitato di un grande impegno professionale; e, d’altro canto, le battute dell’allenatore Zanchini: «Ruggè, stai a passeggià per il campo! Vuoi che te damo un cane col guinzaglio»; «A Ruggè, alza ’sta capoccia, ahò! Che guardi a fare pe terra? Te so’ cascati gli spicci?». Uno dei matti un po’ «venezia», che si incaponisce a dribblare, al compagno di squadra che gli ha urlato mille volte di passare la palla: «A Mario, io già sento le voci, se te ce metti pure te….». 

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