L’Europa solidale
vantaggio per tutti

Sono quattro i Paesi più grandi d’Europa: Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia. Di questi tre sono in difficoltà e solo uno gode di ottima salute. Il problema che si pone è perché a molti debba andare male, ad alcuni in modo discreto, mentre ad uno ed uno solo va bene. Se il malessere è generale dovrebbe colpire più o meno tutti. Da qui la sensazione della diversità della Germania. Le economie le fanno gli uomini e quindi creano gerarchie. La Svizzera è fatta di montagne e di un territorio avaro di opportunità per l’opera dell’uomo eppure oggi la Confederazione è ai vertici della produttività e della competitività.

Prendiamo il Sud d’Italia dove la natura è stata prodiga e la storia ricca di contributi culturali, eppure lo sviluppo economico ma soprattutto quello civico e civile tardano e pesano sulle spalle di un Paese già gravato dalla mancata crescita. Lo Stato italiano paga, tra l’altro, più di 100 mila euro al giorno di multe per aver inquinato l’ambiente per il mancato trattamento dei rifiuti a Napoli e in Campania. Quindi il problema europeo è l’eccessiva forza della Germania. Un impatto che impone agli altri la constatazione di essere inferiori.

È questo il vero pericolo che sta dietro il disagio di un continente in crisi di identità. C’è il rischio che si addivenga ad un’alleanza dei normodotati per rovesciare il gigante. La diversità tedesca è sempre stata la molla dei conflitti europei. Il livellamento è certamente il percorso dell’Unione ed il suo fine ultimo. Non vuol dire che tutti debbano diventare uguali ma meno diversi sì. Si dice per esempio che le turbolenze sociali in Francia si sarebbero forse potute evitare se ci fosse stato un fondo comune europeo per investimenti cui poter attingere per rilanciare la crescita e quindi offrire opportunità a chi ha subito i danni della globalizzazione. Se guardiamo la Corea del Sud scopriamo che la digitalizzazione ha aumentato i posti di lavoro anziché ridurli. La stessa Germania vive momenti di piena occupazione. Non solo. Manca il personale qualificato e le nuove generazioni faticano per il calo demografico. Nelle trattative per un nuovo bilancio comune europeo la proposta di avviare una politica di sostegno alla disoccupazione ed al contempo di riqualificazione del personale perdente posto sta naufragando sull’ostilità dell’Olanda seguita con simpatia dai Paesi nordici. Ma non con l’appoggio della Germania che resta disponibile. Strati illuminati della classe dirigente tedesca si rendono conto dell’impossibilità di mantenere lo stato esclusivo di primo della classe. I secchioni non riscuotono simpatia soprattutto quando il loro benessere non è offerto in condivisione. Friedrich Merz, vecchio competitor di Angela Merkel sconfitto con lo zero virgola all’elezione a segretario della Cdu, ha proposto un piano di investimenti a livello europeo per andare in soccorso alle economie degli altri Paesi. È un conservatore e tiene all’identità culturale e linguistica del popolo tedesco ma si rende conto che un’Europa disgregata dalla protesta sociale sarebbe catastrofica per la grande industria che gira all’Unione il 60% del suo export.

Succede però che per AfD, il partito populista che occhieggia alla Lega, di politiche di apertura all’Europa non se ne parla. Sono dei suoi simpatizzanti i continui ricorsi alla Corte costituzionale tedesca e alla Corte dei Conti Europea contro la politica monetaria di Mario Draghi alla Bce. Per loro l’euro è fonte di pericolo per la stabilità tedesca. Matteo Salvini vede nella Germania il suo interlocutore privilegiato in funzione anti-Macron. Deve però sapere che i suoi possibili alleati siedono nelle file del governo. Perché gli altri, i populisti della destra nostalgica, hanno un solo pensiero fisso: godere dei vantaggi del primo della classe e lasciare gli altri nei loro guai.

© RIPRODUZIONE RISERVATA