Da Bottanuco in vacanza a Cuba
Stroncato dal virus a 60 anni

L’ultimo saluto a più di 8.000 chilometri di distanza dal paese, per lo strazio dei figli e dei genitori lontani.

La prima vittima del Coronavirus a Cuba è bergamasca: mercoledì è spirato Gian Paolo Albergati, 60 anni, abitava a Bottanuco. Quella che doveva essere una vacanza invernale tanto attesa si è invece rivelata l’ultimo viaggio per una persona molto conosciuta nel mondo del calcio dilettantistico giovanile bergamasco.

Gian Paolo, chiamato da tutti Paolo, era partito insieme alla moglie Giuliana Diani di 55 anni e ai cognati Mariangela Diani di 60 anni e Angelo Teoldi di 63 anni per una vacanza speciale, un tour con guida privata italiana nel cuore dell’isola caraibica lo scorso 7 marzo, prima del blocco totale.

«Erano titubanti, ma avevano avuto tutte le rassicurazioni del caso –spiega il figlio Simone –. Mio papà soffriva di asma bronchiale, ma sono partiti sani. Dopo due giorni e qualche colpo di tosse, nella hall di un hotel sono stati prelevati dalle autorità locali, sottoposti all’esame del sangue e poi dimessi: dopo altri due giorni sono stati raggiunti in spiaggia e sottoposti a tampone. Solo mio zio era negativo, mia mamma e mia zia positive e asintomatiche, mentre i sintomi li ha avuti papà, anche se non stava male: tutti sono stati portati in quarantena a L’Avana il 10 marzo».

Per qualche giorno le condizioni di Paolo Albergati sono state stabili, prima che la situazione precipitasse nella serata di domenica, quando è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva sempre dell’istituto di medicina tropicale Pedro Kuri a L’Avana.

L’angoscia per la sorte del marito e cognato, quella dei figli e dei genitori a casa prima del triste epilogo finale e ora un altro problema per i due figli Simone e Sara: a Cuba è rimasta mamma Giuliana, in quarantena ancora per cinque giorni insieme alla sorella Mariangela e al marito Angelo. «Lunedì sera si è aggravato, è stato intubato e mercoledì mattina è morto –conclude il figlio Simone-. È un dolore insopportabile, mamma è disperata, glielo hanno portato via dalla stanza e non l’ha più rivisto. Mi hanno detto che la sanità era buona, il console e l’ambasciatore sono sempre stati in contatto con noi e non ci hanno lasciato soli. Immaginate le problematiche tra la difficoltà della lingua, il fatto di essere trattati come appestati e messi in isolamento in un posto dove il cibo era scadente e non avevano nemmeno acqua calda. Aspettiamo che tornino, papà sarà cremato là, ma non sappiamo ancora quando rientrerà in Italia».

I coniugi Albergati negli ultimi anni si erano appassionati ai viaggi: Paolo dedicava il suo tempo libero alla famiglia e al calcio, e ai suoi ragazzi del settore giovanile della Virtus Ciserano Bergamo. Quadro nell’azienda chimica Prince di Cavenago era a due anni dalla pensione: nel mondo del calcio è stato per 20 anni segretario a Bottanuco e poi dirigente, prima di passare allo Sporting Brembatese a Trezzo e nel settore di Ciserano.

«Era già da qualche anno con noi e copriva il ruolo di dirigente accompagnatore degli Allievi 2004 –spiega il responsabile dell’area Ciserano del settore giovanile rossoblù Giovanni Giovanditti-. Una persona d’una bontà d’animo immensa sempre a disposizione per chiunque, dava una mano a tutti e faceva parte di un gruppo sempre unito».

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