L’unico bergamasco al Mondiale? Rolando Bianchi, con l’Uzbekistan di Cannavaro: «Vogliamo fare la storia»
L’INTERVISTA. L’ex bomber di Albano Sant’Alessandro, cresciuto nell’Atalanta, è l’assistente allenatore della nazionale asiatica, alla prima partecipazione in Coppa del Mondo: «È un sogno esserci, lavoriamo per fare una bella figura. A me piace aiutare gli attaccanti, la rosa è di qualità».
Lettura 3 min.Alla fine è solo questione di una vocale. Tra Atalanta e Atlanta il passo è breve, soprattutto per un bergamasco, nonostante di mezzo ci siano l’Oceano, una decina di ore di volo e sei di fuso. In un’estate in cui l’Italia guarderà il Mondiale da casa per la terza volta consecutiva, la nostra provincia sarà comunque rappresentata sul palcoscenico più prestigioso del calcio mondiale.
Nel torneo dei record - 48 squadre, oltre 1.200 giocatori, un migliaio e passa di tecnici e staff e più di 100 partite - ci sarà infatti anche un bergamasco,l’unico: Rolando Bianchi, 43 anni, di Albano Sant’Alessandro. Ex bomber cresciuto nel vivaio dell’Atalanta, oggi è assistente di Fabio Cannavaro sulla panchina dell’Uzbekistan dopo alcune esperienze da allenatore, anche nel settore giovanile nerazzurro.
Una storia che parte dalle radici orobiche e arriva fino agli Stati Uniti, ad Atlanta in Georgia, dove la nazionale dell’Asia Centrale avrà la propria base durante la Coppa del Mondo. «L’obiettivo è dare il massimo per lasciare qualcosa negli annali dell’Uzbekistan - spiega Bianchi -. Ora siamo in ritiro tra Stati Uniti e Canada per le amichevoli. È il primo Mondiale della storia uzbeka e vogliamo fare bella figura. Anche per me è una grande emozione: vivere un evento del genere da allenatore è un sogno. Sono grato a Fabio, grande tecnico oltre che campione assoluto, e a suo fratello Paolo Cannavaro, con cui avevo lavorato già in passato e ho un rapporto speciale. Da quando siamo arrivati in Uzbekistan stiamo svolgendo un lavoro importante».
La sfida col Portogallo di CR7
Nel girone ci saranno avversarie di alto livello, a partire dal Portogallo di Cristiano Ronaldo, oltre a Colombia e Repubblica Democratica del Congo. L’esordio è fissato per il 18 giugno allo stadio Azteca di Città del Messico contro i sudamericani. E nello staff guidato dall’ex campione del Mondo Cannavaro c’è fiducia. «La rosa è di qualità e i ragazzi hanno una grande predisposizione al lavoro e alla crescita - prosegue Bianchi -. Dovremo essere organizzati e curare ogni dettaglio». Le sensazioni sono positive anche perché il calcio uzbeko sta vivendo una fase di forte sviluppo. «Khusanov del Manchester City e l’ex Roma Shomurodov sono i simboli di questa crescita, ma anche il campionato locale offre giocatori interessanti.
«Qui ci sono strutture, investimenti e visione»
Nelle giovanili ci sono molti talenti e riponiamo grandi speranze nel futuro. Qui trovi strutture all’avanguardia, investimenti e visione. C’è margine per lavorare bene. Il Paese (lungo la Via della Seta) è bello, ma siamo talmente concentrati sul lavoro che non ho potuto visitare molto, fuori dalla capitale Tashkent».
Centravanti di razza, Bianchi ha vestito, tra le altre, le maglie di Atalanta, Reggina, Manchester City, Lazio e Torino, superando quota cento gol tra i professionisti. «L’esperienza da attaccante aiuta a leggere determinate situazioni di gioco. Abbiamo attaccanti interessanti e cerco di trasmettere consigli sul tempo dello smarcamento e sull’attacco della porta».
«Sempre grato all’Atalanta»
Ma se il presente parla uzbeko, il cuore continua a battere per Bergamo. «Dico sempre che devo ringraziare l’Atalanta sia da giocatore, sia da allenatore. Mi ha permesso di formarmi e crescere. A Zingonia si lavora molto anche sull’aspetto umano, un’eredità decisiva nella mia formazione. Ho avuto la fortuna di crescere in un settore giovanile straordinario. Devo molto ai miei allenatori e a Mino Favini: prima mi hanno aiutato a diventare uomo e poi calciatore». Secondo Bianchi, il vivaio atalantino continua a produrre talenti e rappresenta un modello riconosciuto a livello internazionale. «Il percorso dell’Atalanta deve continuare a essere quello di portare più giocatori possibile in prima squadra. Zingonia è un modello e l’Atalanta è ormai conosciuta in tutto il mondo. Un giocatore cresciuto qui lo riconosci ovunque: è un vero marchio di fabbrica. Il vivaio è florido, penso ai vari Palestra, Vavassori, Bernasconi, Comi, Obric, Misitano e Gasparello. Un bomber per il futuro? Direi il 20enne Henry, ha un gran potenziale». Le radici restano un punto fermo per Bianchi, che vive a Zandobbio.
Il legame con Bergamo
«Mi ritengo fortunato perché ho una famiglia dai valori solidi e vivo il legame con Bergamo in modo profondo. Mi riconosco nella nostra cultura del lavoro. Allenare mi piace molto e sento di poter trasmettere la mia storia e le mie conoscenze. A breve annuncerò una collaborazione con una società bergamasca per accompagnare la crescita dei giovani. In Italia c’è talento, ma va accompagnato con competenza e dedizione. E spero si riparta anche da qui dopo le mancate qualificazioni al Mondiale». Il futuro è ancora tutto da scrivere. Ora, però, lo sguardo è rivolto a Città del Messico, per una pagina di storia uzbeka che profuma anche di Bergamo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA