«Attività ridotte per i contagi. Con il Covid in questi 2 mesi tagli del 30%»

Asst Bergamo Est: nell’ultima ondata per i ricoveri Covid si è speso 1 milione e 400mila euro. Si sale a 1 milione e 800mila con i positivi con altre patologie.

L’impegno è costante sotto ogni fronte. Professionale, con circa 150 operatori impegnati nelle diverse aree Covid. Organizzativo, col continuo approntamento di posti letto per far fronte a un’ondata che da dicembre è cresciuta sempre più e solo ora inizia a flettersi. E anche economico, perché oggettivamente l’emergenza ha i suoi costi.

L’Asst Bergamo Est, che da inizio pandemia ha curato oltre 3.000 pazienti, in questa recrudescenza ha messo a disposizione posti letto Covid tra Seriate (Terapia intensiva e area per acuti), Alzano (acuti) e Lovere (sub-acuti). E quant’è costata, per l’Asst Bergamo Est, questa ondata? «Sulla base dei dati disponibili dal nostro controllo di gestione – spiega Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Bergamo Est, azienda che ha riattivato le aree Covid da inizio dicembre – si parla di una cifra pari a circa 1.400.000 euro, e arriviamo a 1.800.00 euro se sommiamo anche i pazienti da noi ricoverati per curare un’altra patologia ma positivi al Covid».

I pazienti Covid fanno lievitare i costi dei ricoveri «prima di tutto per l’assistenza e la presa in carico – osserva Locati–. Il paziente che viene ricoverato a causa del Covid ha bisogno di un trattamento diverso, per esempio può necessitare di rilevanti quantitativi di ossigeno, rispetto a chi per esempio presenta una polmonite che non dipende da questo virus. C’è poi un elevato rischio di contagio degli operatori e il ricorso costante a dispositivi di protezione e i meccanismi di precauzione che cresce (per esempio i tamponi periodici al personale, ndr). Inoltre, chi è a contatto con questi pazienti lavora solo in reparti ad hoc».

Nella Terapia intensiva del «Bolognini» sono state ricavate due postazioni per malati Covid: «Siamo in linea con le indicazioni di Regione Lombardia per l’attivazione di questi posti letto – prosegue il direttore generale dell’Asst Bergamo Est–. C’è da considerare anche una componente temporale, cioè il decorso dei pazienti Covid più lungo rispetto ad esempio a chi entra in Terapia intensiva post operazione chirurgica con un conseguente maggior assorbimento di risorse». Quanto ai ricoveri ordinari per pazienti acuti, che hanno trovato cura sia al «Bolognini» di Seriate (domenica erano 15 i ricoverati in quest’area) sia al «Pesenti Fenaroli» di Alzano Lombardo (31, a ieri, i pazienti presenti), «anche in questo caso il periodo di degenza esige un tempo più lungo rispetto a patologie respiratorie di altra natura», conferma Locati. La degenza prolungata, sia ordinaria sia in Rianimazione, è uno dei fattori che fa aumentare i costi.

La pressione di quest’ondata è stata però decisamente inferiore alle precedenti, grazie soprattutto alla protezione del vaccino. L’impegno delle strutture sanitarie sul fronte della lotta al Covid, tra l’altro, si compone anche di un’ampia sfera di attività formalmente slegate dalle cure ospedaliere, ma che danno conto di un significativo impatto organizzativo, gestionale e anche economico. Dalla campagna vaccinale all’attività di laboratorio legata ai tamponi. «L’andamento della quarta ondata è stato mitigato dagli effetti della campagna vaccinale, che ha consentito nei centri vaccinali da noi gestiti la somministrazione di più di 800.000 dosi in 12 mesi – ricorda Locati –. La vaccinazione rimane lo strumento di prevenzione primaria per eccellenza da questo punto di vista. Il Laboratorio Analisi di Calcinate, con un’innovativa tecnologia processa-tamponi, ci ha consentito di processarne quasi 200.000, con picchi fino a oltre 2.000 al giorno all’inizio di gennaio. Numeri che certamente non passano inosservati».

C’è poi un altro tema: c’è un costo indiretto del Covid che si legge attraverso l’inevitabile rallentamento dell’attività ordinaria: «Come già sottolineato – conclude Locati –, l’impegno in termini assistenziali, soprattutto per l’attuazione delle misure protettive, è maggiore sotto tutti i punti di vista. Questo significa che le cure e il personale dedicato all’assistenza, alla diagnostica, la valutazione radiologica e i test molecolari rappresentano una risposta al problema infettivo emergente. Nello stesso periodo queste stesse misure per l’accoglienza di pazienti Covid non ci hanno consentito di eseguire gli interventi e le visite necessarie, avendo dovuto contrarre l’attività, negli ultimi due mesi, di circa il 30%. La contrazione si riferisce sempre a interventi procastinabili che ci impegniamo a effettuare non appena la situazione epidemiologica e la conseguente contrazione dei contagi lo consentirà».

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