Comunicato Stampa: "Da Umbrone al Secondo Silone", il saggio sulla Marsica come cammino della libertà
Una strada può essere soltanto una strada, un nome inciso su una targa, il percorso quotidiano di chi vive un luogo senza interrogarsi più sul suo significato. Oppure può diventare il punto in cui la geografia smette di essere semplice spazio e si trasforma in racconto, in eredità, in domanda. A Pescina, nella Marsica, una strada intitolata a Umbrone conduce idealmente verso Ignazio Silone . È un tragitto breve nella misura del passo, lunghissimo nella misura della storia. Dentro quella salita sembra concentrarsi una vicenda che attraversa mito, archeologia, religione, politica e letteratura, e che continua a ruotare attorno a una parola antica e sempre incompiuta: libertà.
È da questa intuizione che prende forma "Da Umbrone al Secondo Silone" di Franco Francesco Zazzara , pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo . Storico e saggista abruzzese, Zazzara costruisce un’opera che è insieme saggio storico, itinerario identitario e dichiarazione d’amore per Pescina e per la Marsica. Il volume presenta anche una versione in inglese, "From Umbrone to the Second Silone" , scelta non secondaria: una storia profondamente radicata in un territorio circoscritto viene consegnata a un orizzonte più ampio, come se il destino di una comunità locale potesse parlare anche a chi non conosce il Fucino, le sue rovine, le sue strade, la sua memoria.
Il libro procede come un attraversamento di tremilacinquecento anni. Il punto di partenza è Umbrone, il guerriero e sacerdote marso ricordato da Virgilio nell’Eneide, uomo del Lago Fucino, conoscitore delle erbe e delle arti curative, partito da Marro per combattere contro Enea. Il punto d’arrivo è Ignazio Silone, nato Secondino Tranquilli, scrittore di Pescina, autore di Fontamara, voce degli ultimi e degli oppressi. In mezzo si collocano Quinto Poppedio Silone, comandante della Lega italica nella guerra sociale contro Roma, e San Berardo, vescovo dei Marsi, figura religiosa che Zazzara legge come immagine di un potere esercitato non per dominio ma per servizio. La struttura non segue soltanto una cronologia: segue una linea morale. Ogni epoca consegna alla successiva una forma diversa della stessa tensione.
L’excursus storico parte dal secondo millennio avanti Cristo , dal Fucino e dalle antiche mura di Marro, e si apre subito al grande scenario mediterraneo. Enea fugge da Troia in fiamme, porta sulle spalle il padre Anchise e accanto a sé il figlio Ascanio: passato e futuro racchiusi nello stesso corpo in cammino. Il suo viaggio, nella prospettiva romana e virgiliana, prepara la nascita della potenza destinata a dominare il mondo. Ma per le popolazioni italiche incontrate nel Lazio, e dunque anche per i Marsi, Enea non è soltanto l’eroe fondatore: è l’intruso, lo straniero armato, il portatore di un nuovo ordine. Umbrone entra allora in scena come figura della difesa, del sacrificio, della fedeltà a una causa. La sua morte non viene trattata da Zazzara come un episodio minore dell’epica, ma come la prima ferita di un lungo racconto collettivo.
Dal mito si passa alla storia politica con Quinto Poppedio Silone . Qui il libro acquista uno dei suoi nuclei più forti. I Marsi e gli altri popoli italici avevano combattuto accanto a Roma, contribuendo alla sua grandezza, e tuttavia restavano esclusi dai pieni diritti politici. La guerra sociale, o marsico-italica, diventa così il momento in cui la richiesta di cittadinanza si trasforma in rivolta. La Lega italica , con sede a Corfinio, assume per Zazzara un valore decisivo: non è soltanto un episodio militare, ma una delle prime emersioni politiche dell’idea di Italia . Attorno a Poppedio Silone si raccoglie una geografia di popoli, città e alleanze; la sconfitta militare non cancella il risultato storico, perché Roma sarà costretta a concedere la cittadinanza agli Italici. La libertà , nel libro, non è mai una concessione gentile: è sempre qualcosa che qualcuno strappa, pagando un prezzo.
Il Novecento arriva con Ignazio Silone , e con lui il libro trova il proprio compimento letterario. La scelta testamentaria dello scrittore di essere sepolto a Pescina, sotto il vecchio campanile della Chiesa di San Berardo, diventa per Zazzara una scena densissima: il secondo Silone torna nella sua terra, vicino al santo che aveva usato il potere per stare dalla parte dei deboli, e idealmente vicino a Umbrone e a Poppedio.
Uno degli aspetti più interessanti del volume è la sua forma composita. Accanto al testo compaiono mappe, fotografie, disegni, rimandi bibliografici, riproduzioni che rendono visibile la materia narrata. Il lettore incontra la fuga di Enea, gli insediamenti del Fucino, le mura poligonali, i profili dei colli, i luoghi in cui la storia sembra essersi depositata. L’apparato iconografico non ha una funzione ornamentale: serve a ribadire che questa vicenda non vive soltanto nelle fonti, ma nella terra stessa.
Lo stile dell’autore rispecchia questa impostazione. La prosa di Zazzara è partecipe, a tratti irregolare, spesso accesa da un’urgenza personale. Non cerca la neutralità distante dello storico che osserva da fuori; preferisce una scrittura camminata, quasi fisica, che procede per connessioni, associazioni, ritorni, lampi. Alcune pagine hanno l’andamento del racconto epico , soprattutto quando rievocano Umbrone ed Enea; altre assumono un passo più divulgativo , quando spiegano la guerra sociale, la Lega italica, il ruolo dei Marsi; altre ancora si avvicinano alla meditazione civile, soprattutto nel dialogo ideale con Ignazio Silone. Questa alternanza è uno dei tratti distintivi del libro: la materia storica viene continuamente scaldata da una voce che non finge indifferenza.
"Da Umbrone al Secondo Silone" racconta la Marsica non come scenario, ma come soggetto storico. Il Fucino, Pescina, Marro, Corfinio, la Diocesi dei Marsi, la tomba di Silone non sono sfondi, ma nodi di un discorso che tiene insieme il locale e l’universale. Il libro ricorda che la grande Storia non accade soltanto nelle capitali, nei palazzi, nei centri riconosciuti del potere . Accade anche nelle comunità che resistono, nei nomi conservati dalle strade, nelle rovine coperte dalla vegetazione, nelle tombe scelte come ultima dichiarazione di appartenenza. Zazzara restituisce dignità narrativa a un territorio e lo fa ponendo al centro non la nostalgia, ma la responsabilità della memoria.
La libertà , alla fine, appare come il vero personaggio del libro. Cambia forma nei secoli: è difesa armata nel mito di Umbrone, rivendicazione politica con Poppedio Silone, servizio agli ultimi con San Berardo, letteratura civile con Ignazio Silone. Non viene mai presentata come un concetto pacificato. È inquieta, esigente, talvolta tragica. Chiede coraggio, ma anche fedeltà. Chiede di riconoscere il potere quando protegge e di contrastarlo quando opprime. In questa prospettiva, il saggio di Zazzara parla sì della Marsica, ma finisce per toccare una questione più ampia: come una comunità costruisce la propria identità attraverso coloro che hanno saputo perdere qualcosa per non perdere sé stessi.
Per questo l’edizione bilingue assume un valore ulteriore. L’italiano custodisce la prossimità affettiva dei luoghi, l’inglese apre il racconto a lettori che possono scoprire nella vicenda marsa una pagina meno nota della storia italiana. È un gesto editoriale coerente con il libro: partire da Pescina, ma non restare chiusi a Pescina; raccontare Umbrone, Poppedio, Berardo e Silone come figure di una memoria locale, ma anche come tappe di una riflessione universale sul rapporto tra individuo, comunità e potere.
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