La morte di Bara finisce in Corte d’Assise
Il comitato fa un nuovo presidio - Foto

Finisce in Corte d’Assise la vicenda della morte di Mamadou Lamine Thiam, detto Bara, il ventenne morto dopo essere caduto in un dirupo a Ubiale Clanezzo il 22 luglio 2017, mentre tentava di fuggire ad alcune persone che lo inseguivano dopo una lite scoppiata alla festa del paese.

Il giudice monocratico Anna Ponsero, davanti al quale si stava celebrando il processo per morte in conseguenza di altro reato, mercoledì 10 febbraio ha riqualificato il fatto in omicidio preterintenzionale, reato di competenza della corte d’assise. A giudizio ci sono C. B., un 56enne di Ubiale Clanezzo; R. M., un 26enne di Alzano, e la fidanzata I. B. di Sedrina, anche lei di 26 anni. Quest’ultima deve rispondere solo di omissione di soccorso, reato da giudice monocratico. Ma, essendo connesso al fatto più grave, e cioè l’omicidio preterintenzionale di cui devono rispondere gli altri due (anche per loro c’è la contestazione di omissione di soccorso), pure la ragazza finirà davanti alla Corte d’Assise.

Nel frattempo nella mattinata del 10 febbraio il comitato «Verità per Bara» ha organizzato un presidio a cui hanno partecipato i familiari del ragazzo e i ragazzi del «Black Live matter».

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