Il silenzio degli altri

Ángela aspetta una bambina. Vive questo momento con emozione, ma anche con una paura difficile da confessare. È sorda fin dalla nascita e sa bene quanto il mondo che la circonda sia costruito quasi esclusivamente per chi sente. Accanto a lei c’è Héctor, compagno affettuoso e presente, con cui ha costruito una quotidianità fatta di complicità, piccoli rituali e una rete di amici in gran parte sordi, persone con cui può finalmente sentirsi compresa senza dover continuamente tradurre se stessa. Ma la gravidanza riporta a galla fragilità profonde. I genitori di Ángela, udenti, continuano a trattarla come qualcuno che dovrebbe adattarsi, correggersi, avvicinarsi il più possibile a una normalità che non le appartiene davvero. Anche nei gesti pieni di buone intenzioni si nasconde spesso l’incapacità di capire il suo punto di vista, la fatica quotidiana di vivere in un mondo che la considera costantemente “mancante”. Con la nascita della bambina, l’equilibrio fragile della coppia comincia lentamente a incrinarsi. Ángela teme di non riuscire a creare un legame naturale con sua figlia, di restare esclusa da un universo fatto di suoni, richiami e parole che non potrà mai percepire nello stesso modo. Ogni gesto della maternità diventa così anche un confronto doloroso con il giudizio implicito degli altri, con l’idea che una madre sorda debba continuamente dimostrare di essere all’altezza. Mentre Héctor cerca di sostenerla con amore e pazienza, anche lui si ritrova spaesato davanti ai cambiamenti che attraversano la loro relazione. La nascita della bambina costringe entrambi a ridefinire il proprio ruolo, il modo di comunicare, il senso stesso della famiglia. E Ángela, nel mezzo di questo passaggio fragile e potentissimo, inizia lentamente a capire che il suo senso di inadeguatezza non nasce davvero da lei, ma dallo sguardo di una società incapace di immaginare forme diverse di normalità. Il film costruisce così il ritratto intimo di una donna che cerca il diritto di essere madre senza dover rinunciare alla propria identità. Un racconto delicato e profondo sulla maternità, sull’amore e sulla disabilità, che mette al centro non la mancanza, ma il bisogno urgente di imparare a guardare il mondo da prospettive nuove.

Informazioni

Regia

Eva Libertad

Genere

drammatico

Anno

2026

Cast

Miriam Garlo, Álvaro Cervantes, Elena Irureta, Joaquín Notario, Sofia López, Agustín Mateo, Erika Rubia, Marc Blauk, Álvaro Leal, Carlos Soroa

Dove vederlo oggi